Referendum Giustizia, il costituzionalista Azzariti spiega quali sono i rischi per la democrazia

Tra pochi giorni si voterà per il referendum sulla giustizia. Il 22 e il 23 marzo gli italiani dovranno approvare, oppure respingere, una riforma che riguarda magistratura e Csm, ma non solo. "Certamente questo referendum ha un significato ulteriore", ha detto il costituzionalista Gaetano Azzariti, professore all'Università di Roma "La Sapienza", a Scanner Live. Durante il programma di approfondimento politico di Fanpage.it, condotto da Valerio Nicolosi, Azzariti ha spiegato che il significato del voto "andrà oltre la brutta legge costituzionale". Potrebbe "accelerare" oppure "frenare" (in caso di vittoria del No), un "progressivo regresso" che da decenni vede la Costituzione messa in discussione. E in Italia, quando si mette in discussione la Costituzione, si mette in crisi la democrazia.
I rischi per la democrazia che vengono da lontano
La domanda per il costituzionalista è stata chiara: la tenuta della democrazia italiana è a rischio? La risposta ha dovuto innanzitutto mettere le basi. In Italia, ha spiegato Azzariti, c'è una democrazia costituzionale. Questo significa che la democrazia "si incardina nel nostro Paese, nella nostra cultura, nella nostra storia, in base al testo fondamentale".
Dunque, per capire se la democrazia è a rischio, "dovremmo mettere a confronto il dover essere, cioè quello che scrive la nostra Costituzione, e l'essere. Vedere se, per esempio, oggi si dà priorità alla persona, ai diritti fondamentali, al principio pacifista. Se noi dovessimo scoprire che anziché la dignità della persona c'è una dimensione economica che prevale sui diritti fondamentali; se dovessimo scoprire per caso, dico per caso, che la pace nel mondo non è esattamente un valore da perseguire; allora evidentemente la nostra democrazia costituzionale è in difficoltà".
La linea del governo Meloni e cosa comporta il referendum
Un messaggio chiaro. La crisi peraltro non è recente, ma oggi "stanno venendo al pettine i nodi di quello che io ho avuto modo di chiamare un lungo regresso", nato negli anni Ottanta. "Il costituzionalismo moderno ha sempre affermato che la Costituzione è quell'atto che limita i sovrani", invece a un certo punto "si è pensato invece che le costituzioni dovessero servire per ‘governare'. E quindi in qualche modo favorire i governi".
Dopo quarant'anni di "lungo regresso", dunque, oggi vediamo delle svolte. "Può darsi pure che qualcuno voglia abbandonare la nostra dimensione costituzionale, però ci deve chiarire che cosa propone", ha detto Azzariti. "A me sembra, guardando la situazione, che non ci stia proponendo nulla di buono. Ci sta proponendo sostanzialmente l'uso della forza".
Il professore ha ricordato "quella espressione utilizzata da un ministro della nostra Repubblica: ‘Il diritto internazionale vale fino a un certo punto‘. Forse ha ragione Tajani, perché è vero che il diritto ha un limite. Ma dopo il limite del diritto c'è la violenza, la forza e la guerra".
La riforma della giustizia va a dare un altro colpo alla Costituzione. E viene da un governo "che ha una strategia specifica" ma allo stesso tempo reagisce colpo su colpo" ai casi di cronaca, "spesso in termini di ordine". Basta pensare: "Dopo gli avvenimenti di Caivano, fa un decreto legge e stabilisce non tanto di preoccuparsi delle periferie, del disagio sociale: stabilisce di punire. E cosa punisce, chi responsabilizza? I genitori dei minori. E crea un reato per tutti quei genitori che, per esempio, non mandano i figli a scuola". Un paio d'anni dopo "c'è la famosa famiglia nel bosco e il governo reagisce in modo diverso, qui i genitori hanno diritto di non mandare i figli a scuola".
Il messaggio per la pace: "O costituzionalismo o barbarie"
Se gli attacchi alla Costituzione sono il problema, è proprio nel testo costituzionale che si può trovare una prima risposta. Da una parte, a livello nazionale, con una "cultura alternativa all'attuale e maggioritaria" che torni a "preoccuparsi del disagio sociale, di ridurre le possibilità di reati, di farsi carico dell'emancipazione delle persone, una parola che non si usa più ma che nella nostra Costituzione è scritta". Dall'altra, sul piano internazionale.
Perché se per Azzariti "stiamo andando verso il caos assoluto" con lo scoppio di guerre, il riarmo e l'aumento delle tensioni internazionali, allora "forse dobbiamo guardare alla Costituzione e allo statuto dell'Onu". "La nostra Costituzione all'articolo 11 ripudia la guerra; il preambolo dello statuto dell'Onu, che è la Costituzione del mondo in un certo senso, dice che bisogna garantire le generazioni presenti e le generazioni future dal flagello della guerra. Partiamo da lì", ha concluso il professore, con il motto: "O costituzionalismo o barbarie".