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Referendum sulla giustizia 2026

Referendum giustizia, Ferrari (Cgil): “Riforma favorirà criminali e corrotti, Nordio vuole giudici deboli”

Christian Ferrari, segretario con-federale Cgil, commenta a Fanpage.it le ultime polemiche sul referendum della giustizia e spiega, dal suo punto di vista, perché la riforma mina gravemente l’autonomia e l’indipendenza dei giudici.
Intervista a Christian Ferrari
Segretario con-federale della Cgil nazionale
A cura di Giulia Casula
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Christian Ferrari, segretario con-federale Cgil, commenta a Fanpage.it le ultime polemiche entrate nel dibattito relativo al referendum sulla giustizia 2026. Dalle dichiarazioni di Gratteri "è scivolato su un'espressione",  dice, a quelle di Nordio, "un'offesa rispetto al terribile bilancio di magistrati uccisi", fino alla bufera più recente, la richiesta di rendere noti i finanziatori del Comitato Giusto dire No: "L'ennesima grave intimidazione".

Il sindacalista spiega, dal suo punto di vista, perché la riforma mina l'autonomia e l'indipendenza dei giudici: "Il pericolo è che si allenti il controllo di legalità che solo una magistratura indipendente può effettuare pienamente su chi esercita il potere politico e su chi detiene quello economico e finanziario. E in un paese come l’Italia, dove il fenomeno corruttivo è ancora troppo diffuso, è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno".

Lei fa parte del Comitato del No al referendum. Come valuta le dichiarazioni di Gratteri e di Nordio, che hanno sollevato enormi polemiche?

Il procuratore Gratteri può essere scivolato su un’espressione, ma ha subito spiegato cosa intendeva dire: non certo accusare tutti coloro che votano sì, ma evidenziare come le organizzazioni criminali abbiano tutto da guadagnarci dall’attacco senza quartiere che sta subendo la magistratura. Un attacco che vede il ministro Nordio tra i principali protagonisti: prima auspicando un test psico-attitudinale per un servitore dello Stato che ha dedicato la propria vita alla lotta alla Ndrangheta, una delle mafie più potenti e pericolose del mondo, che vive da anni sotto scorta e che con grande coraggio si sta oggi battendo contro la Camorra; poi addirittura accusando il Csm di adottare un sistema para mafioso. Parole che si commentano da sole, nel Paese con un terribile bilancio di magistrati uccisi nello svolgimento della loro funzione, e che dimostrano non solo la totale assenza di equilibrio da parte di chi vorrebbe ergersi a improvvisato costituente, manomettendo ben sette articoli della Carta, ma anche quale sia il vero obiettivo della legge che porta il suo nome.

E cosa pensa della richiesta rivolta all’Anm di rendere noti i finanziatori del Comitato "Giusto dire No"?

Penso che ci troviamo di fronte all’ennesima grave intimidazione, che si aggiunge alla richiesta di sapere quanti magistrati con incarichi di responsabilità appartengono alle correnti e quanti no. Siamo ormai alla schedatura: dei cittadini che liberamente finanziano un comitato che ha una sua autonoma personalità giuridica e degli stessi magistrati. Le forze politiche della maggioranza che esprimono conflitti di interesse grandi come una casa (che, solo per fare l’esempio più clamoroso, hanno impedito di tassare i giganteschi extra profitti delle banche) si preoccupano del fantomatico conflitto di interesse di una persona comune che sottoscrive con 10, 50 o 100 euro il proprio sostegno a chi si batte a difesa della Costituzione. Un atteggiamento francamento ridicolo, ma non per questo meno pericoloso.

Al di là delle polemiche, cosa la preoccupa di più della riforma? 

Mi preoccupa il forte indebolimento dell’autonomia e dell’indipendenza della Magistratura. L’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario non sono il privilegio di una casta, bensì l’unica garanzia dell’effettiva uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Il pericolo, inoltre, è che si allenti il controllo di legalità che solo una magistratura indipendente può effettuare pienamente su chi esercita il potere politico e su chi detiene quello economico e finanziario. E in un paese come l’Italia, dove il fenomeno corruttivo è ancora troppo diffuso, è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno.

I fautori del Sì sostengono che separare le carriere renderà sia pm che giudici più indipendenti, il che contribuirà a migliorare il sistema giudiziario nel suo complesso. Come replica?

Replico con le parole del ministro Nordio, che ha suggerito alla segretaria del Partito democratico di sostenere la sua legge perché tornerà utile anche a lei quando sarà al governo. È l’interpretazione autentica di questa vera e propria controriforma: consentire al potere politico di condizionare i magistrati. Siamo arrivati al punto che Palazzo Chigi pretende di decidere i capi di imputazione, le misure cautelari e, magari, anche le condanne, come avvenuto sui fatti di Torino. Le ingiustificabili violenze che si sono verificati in quell’occasione, e che il Ministro dell’Interno non è riuscito ad evitare, sono state oltretutto utilizzate per approvare l’ennesimo decreto sicurezza che punta da una parte a restringere ancor di più libertà fondamentali sancite dalla nostra Costituzione; dall’altra, a sottrarre i provvedimenti restrittivi che vi sono previsti alla valutazione – e quindi alla garanzia – dell’autorità giudiziaria, per attribuirlo alle sole autorità di pubblica sicurezza e – in ultima analisi – all’Esecutivo. Com’è evidente, questo Governo il garantismo non sa nemmeno dove sta di casa. Se avessero voluto migliorare il sistema giudiziario, avrebbero dovuto fare ben altro: risolvere i gravissimi problemi di organico che ne rallentano il funzionamento, stabilizzare le migliaia di precari che vi lavorano, dotare chi vi opera delle strumentazioni tecnologiche indispensabili, affrontare l’autentica vergogna del sovraffollamento carcerario, garantire velocità del processo e certezza della pena e il suo scopo rieducativo. Non fanno nulla di tutto questo. I cittadini non hanno proprio niente da guadagnarci.

Quali sono i rischi che deriverebbero dalla scomposizione del Csm in due organi distinti? 

Il principio che applicano è il “Dividi et impera”. È chiarissimo che dividere il Csm, non in due bensì in tre (c’è anche l’Alta Corte disciplinare), ha come obbiettivo quello di indebolirlo. Il sorteggio (previsto solo per i membri togati, perché per i laici avviene in un elenco comunque votato dal Parlamento) ha poi lo scopo di rendere meno autorevole chi ha il delicatissimo compito di garantire l’autogoverno della magistratura, rendendo al contempo molto più forte e coesa la componente politica. Il sorteggio è un aspetto grave quanto grottesco. I cultori dell’ideologia del merito (quella sedicente “meritocrazia” con cui hanno persino storpiato il nome del più importante dei ministeri, quello dell’Istruzione pubblica), adesso spiegano che la soluzione migliore per determinare la composizione di un fondamentale organo costituzionale è l’”uno vale uno”. Non possiamo giocarci l’autogoverno della magistratura ai dadi.

I dettagli di questa riforma, come ad esempio il sorteggio dei Csm, arriveranno con decreti successivi anche se si tratta di aspetti importanti. Teme il fatto che il governo avrà le mani libere?

Non temo le mani libere, ne ho la certezza. Basti guardare il metodo con cui è stata approvata la legge Nordio. Non solo non c’è stato alcun confronto con l’opposizione, ma al Parlamento è stato negato qualunque ruolo, al punto che il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri non è stato modificato di una sola virgola. Dopo essersi appropriati – attraverso la decretazione d’urgenza e le richieste di fiducia – della funzione legislativa, il Governo ha avocato a sé addirittura la delicatissima funzione di revisione costituzionale. Siamo, di fatto, alla “Democrazia del Capo” che questa maggioranza persegue fin dall’inizio della legislatura. E che il confronto democratico non sia nelle corde di chi siede a Palazzo Chigi lo dimostrano altri due episodi: il tentativo di accorciare il più possibile la campagna elettorale (per impedire che i cittadini siano ben informati della scelta che hanno di fronte) e l’aver negato il voto ai fuori sede, come invece era avvenuto alle elezioni europee e ai nostri referendum sul lavoro. Cinque milioni di persone che dovranno pagarsi il biglietto del treno o dell’aereo (se sono lavoratori, prendersi anche qualche giorno di ferie) per esercitare il loro sacrosanto diritto di partecipare a un referendum cruciale per il futuro democratico del Paese.

Se dovesse spiegare in breve a un cittadino perché, secondo lei, questa riforma avrebbe un impatto negativo cosa direbbe?

Mi rivolgerei innanzitutto a quanti, in buona fede, hanno creduto alla promessa che sarebbero migliorate le garanzie della difesa. Vogliono fare il contrario, e per capirlo basta guardare la propaganda dei partiti di maggioranza, che si può sintetizzare nello slogan “Più manette per tutti”. Vogliono una giustizia indulgente, ai limiti dell’impunità, con i forti, e una giustizia feroce con le persone comuni, soprattutto con i più deboli. Infine, metterei in guardia sul fatto che la legge Nordio, al di là dei suoi pessimi contenuti, non va valutata in modo isolato e asettico, perché rappresenta solo il primo tassello di un disegno ben più ampio. Le tre principali forze politiche della maggioranza stanno tentando – ciascuna per la sua parte – di sovvertire la Costituzione antifascista, nata dalla Resistenza e fondata sul lavoro: archiviando l’indipendenza del potere giudiziario, attraverso lo smantellamento del Consiglio superiore della magistratura; la nostra Repubblica parlamentare, attraverso il premierato; l’unità e la coesione nazionale, attraverso l’autonomia differenziata. La democrazia che hanno in mente somiglia sempre di più a una democratura: in cui meno persone manifestano il loro pensiero e scendono in piazza per rivendicare i loro diritti e meglio è; in cui meno persone votano e meglio è; in cui la partecipazione democratica si esaurisce in una delega in bianco firmata ogni cinque anni a favore dell’uomo o della donna soli al comando, che esercitano il mandato senza rendere conto a nessuno, se non ai poteri forti, che un modo per far valere i propri interessi lo trovano sempre. Fermare nelle urne la legge Nordio è il modo più efficace per inceppare questa deriva e preservare la democrazia disegnata dai padri e dalle madri costituenti.

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