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Referendum giustizia 2026, il Sì in vantaggio ma a una condizione: i possibili scenari

L’istituto Ipsos ha ipotizzato tre diversi possibili scenari a seconda di quanti elettori andranno a votare e quel che emerge è interessante: più l’affluenza sarà bassa (attorno al 40%) e più chances ci saranno per il No di vincere (al 50,6% contro il 49,4% del Sì). Ecco cosa dice il sondaggio.
A cura di Giulia Casula
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Tra poche settimane si vota per il referendum sulla giustizia 2026. Il risultato appare sempre più in bilico nei sondaggi, con il No che ha gradualmente recuperato terreno e accorciato lo stacco con il Sì. Determinante per l'esito della consultazione sarà probabilmente l'affluenza. L'istituto Ipsos ha ipotizzato tre diversi possibili scenari a seconda di quanti elettori si recheranno alle urne e quel che emerge è interessante: più la partecipazione sarà bassa e più chances ci saranno per il No di vincere. Vediamo nel dettaglio cosa dice il sondaggio.

Cosa pensano gli italiani della riforma

Come abbiamo spiegato più volte, il referendum è di tipo confermativo e in quanto tale non richiede il raggiungimento di un quorum. Il risultato sarà comunque valido anche se non parteciperà il 50%+1 degli elettori.

Nelle ultime settimane la tensione politica sul voto si è innalzata. Ci sono state diverse polemiche, tra cui (la più recente) la bufera per le parole del procuratore di Napoli Nicola Gratteri. La discussione finora si è concentrata principalmente sul conflitto tra maggioranza e opposizione, talvolta tralasciando i contenuti della riforma,  spesso strumentalizzata per acuire lo scontro tra politica e magistratura.

Una dinamica che finisce per ripercuotersi sul grado di conoscenza dei cittadini rispetto al tema. Solo il 10% infatti dichiara di essere molto informato dei contenuti, il 36% dice di essere abbastanza informato, mentre la restante parte ne sa poco o nulla. Anche per quanto riguarda l'importanza attribuita al referendum, solamente il 38% ritiene che sia molto importante, il 22% pensa che lo sia almeno un po', mentre il 40% crede che si a poco, se non addirittura per nulla, importante.

Sul contenuto della riforma il 27% è convinto che ristabilisca l’equilibrio tra i poteri, contro il 25% che pensa il contrario. Un altro  25% pensa che renderà più autonoma la magistratura, contro un 24% che invece pensa limiterà l'indipendenza dei giudici. Sulla separazione delle carriere il 30% si dice d'accordo a fronte di un 24% che la ritiene inefficace, mentre sul controllo della responsabilità dei magistrati e la riduzione del peso delle correnti il 30% è favorevole, il 22% no.

Quanti italiani andranno a votare e come: i possibili scenari

Ma veniamo alle ipotesi sul risultato. Secondo Pagnoncelli la vera incognita è l'affluenza. Ad oggi il dato si attesa attorno al 36%, a cui si aggiunge un 16% di elettori che "probabilmente" andranno alle urne. Il restante 48% dice che non andrà a votare. A influenzare il dato saranno il grado di coinvolgimento dei cittadini e la piega che assumerà la campagna man mano che ci si avvina al 22 e 23 marzo.

L'istituto ha previsto tre scenari distinti in base a quanti andranno a votare. Con una partecipazione di poco più del 40% il No sarebbe in vantaggio, con il 50,6%, contro il 49,4% del Sì. Se si recasse al voto il 46% degli aventi diritto, il Sì tornerebbe davanti, col 51,5% dei voti contro il 48,5% del No. E il distacco si amplia ancora di più se la partecipazione tocca il 52%: il Sì totalizzerebbe il 53,7% contro il 46,3% del No. Interessante notare dunque come una scarsa partecipazione potrebbe favorire il fronte dei contrari. Diversamente, per i sostenitori della riforma, sarebbe auspicabile una pia alta affluenza alle urne.

Il voto a seconda dell'orientamento politico

Quanto alla direzione di voto sulla base dell'orientamento politico, come prevedibile, gli elettori di centrodestra sono quasi totalmente schierati per il Sì (il No si aggira tra il 2% e il 5%). L'opposizione invece, è meno compatta: tra il 10% e il 14% degli elettori Pd si dichiara favorevole alla riforma, quota che sale al 24% tra gli elettori del M5S, fino al 27-33% per quelli delle altre liste.e.

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