Reddito di libertà, altri 3,9 milioni per le domande ancora in lista di attesa: come richiedere il contributo
Troppe richieste e pochi fondi. In alcune Regioni non c'erano più soldi per pagare “il Reddito di Libertà”, un sussidio per le donne in difficoltà economica che hanno subito violenza: il contributo può arrivare a 530 euro al mese, con un orizzonte di dodici mensilità (in totale, circa 6.360 euro).
Il Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio “ha rilevato, per alcune regioni, un’insufficiente disponibilità finanziaria rispetto al fabbisogno derivante dalle domande risultate ammissibili”. Pertanto, “al fine di ampliare la platea delle beneficiarie e assicurare il finanziamento delle domande prive di copertura finanziaria”, ha trasferito all’Inps altri 3,9 milioni di euro, in aggiunta ai 16,5 già stanziati per il 2026.
Cos’è il Reddito di Libertà, a cosa serve e chi può ottenerlo
Il Reddito di Libertà è un sussidio destinato alle donne vittime di violenza, con o senza figli, che vivono in Italia e sono seguite sia da un centro antiviolenza riconosciuto dalla propria Regione che dai servizi sociali. Possono accedervi le cittadine italiane e degli altri paesi dell’Unione Europea, mentre per chi ha la cittadinanza di nazioni extra Ue serve un regolare permesso di soggiorno; nella platea di potenziali beneficiarie sono incluse anche le donne con status di rifugiata o protezione sussidiaria (che viene riconosciuta agli individui che non hanno i requisiti per ottenere lo status di rifugiato, ma non possono comunque rientrare in sicurezza nel proprio paese perché sarebbero esposti a gravi pericoli).
La legge prevede un criterio aggiuntivo, di natura socio-economica: la richiedente deve versare in condizioni di povertà, “legata a uno stato di bisogno straordinario o urgente”, attestato dai servizi sociali territorialmente competenti. Inoltre, il centro antiviolenza che segue la pratica deve certificare che la donna abbia intrapreso “un percorso di emancipazione e autonomia per la fuoriuscita dalla violenza di genere”.
Il Reddito di Libertà è finalizzato a favorire “l’autonomia abitativa e personale” e, se la donna ha uno o più figli minorenni, il loro “percorso scolastico e formativo”. Il beneficio arriva fino a 530 euro al mese e dura per massimo dodici mensilità, ma viene corrisposto in un’unica soluzione. Questo sussidio è compatibile con altre forme di sostegno economico come l’Assegno di Inclusione.
Come si presenta la domanda per ricevere il Reddito di Libertà
Per fare domanda bisogna compilare il modulo SR208, disponibile sul sito dell’Inps, e presentarlo al proprio “Comune di riferimento”. Con questa formula ci si riferisce alComune in cui la donna è seguita dal centro antiviolenza e dai servizi sociali, anche se vive o ha la residenza altrove. “Per accedere al contributo”, spiega l’istituto, nella richiesta
- “il rappresentante legale del centro antiviolenza che ha preso in carico la donna deve attestare il percorso di emancipazione e autonomia intrapreso”.
- “il servizio sociale deve attestare lo stato di bisogno legato alla situazione straordinaria o urgente”.
Le modalità di presentazione (online, ad esempio tramite Pec, o consegna a mano allo sportello) variano di territorio in territorio, dunque è necessario cercare quest’informazione sul sito comunale. Il Comune effettua la verifica sui requisiti e poi trasmette la richiesta all’Inps. A ogni domanda vengono associate una data e l’ora di trasmissione, che determinano “l’ordine nella graduatoria regionale, per l’accoglimento nei limiti delle risorse disponibili”.
“Le domande non accolte per insufficienza di budget”, si legge sul sito dell’istituto, “potranno essere accolte in seguito, entro il 31 dicembre dell’anno di presentazione, nei limiti delle ulteriori risorse disponibili, altrimenti decadono in via definitiva e possono essere ripresentate l’anno successivo”. Quindi può capitare che una richiesta sia perfettamente regolare a livello burocratico ma non venga finanziata perché mancano i soldi.
Il budget previsto dallo Stato per finanziare il Reddito di Libertà
Per il 2026 lo Stato aveva destinato 16,5 milioni di euro al finanziamento di questa misura. La cifra è cresciuta con il tempo, considerato l’alto numero di richieste. La Legge di Bilancio 2024 infatti aveva previsto trenta milioni per il triennio 2024-2025-2026, cioè solo dieci all’anno. La manovra successiva aveva aggiunto un altro milione di euro su base annuale, mentre con l’ultima sono stati messi sul tavolo altri 5,5 milioni, portando lo stanziamento per il 2026 a 16,5 milioni.
Queste risorse vengono ripartite tra le Regioni, ma sono gestite dall’INPS, che riconosce e paga il contributo nei limiti del budget disponibile per ciascun territorio. Le Regioni possono aggiungere risorse proprie, trasferendole direttamente all’INPS, allo scopo di aumentare il numero di domande finanziabili nel proprio territorio.
Cosa cambia con i 3,9 milioni in più nel 2026
Tante domande ammissibili, ma fondi insufficienti per poterle finanziare. Il Dipartimento per le pari opportunità si è mosso di conseguenza, “sulla base delle risultanze istruttorie e dei dati trasmessi dall’INPS relativi all’andamento della misura in argomento”, e ha stanziato altri 3,9 milioni per il 2026. Il nuovo intervento aumenta le risorse di circa il 24% rispetto alla dotazione precedente, portando le risorse statali destinate al Reddito di Libertà a 20,4 milioni.
“Pertanto”, ha comunicato l’Inps attraverso una nota diffusa il 2 ottobre, le nuove risorse “sono utilizzate per l’accoglimento delle domande relative all’annualità 2026 che risultano ammissibili e che non avevano la copertura finanziaria nell’ambito delle risorse precedentemente disponibili. A seguito della disponibilità delle nuove risorse statali, le risorse regionali già trasferite dalle Regioni e non ancora utilizzate concorrono all’accoglimento delle domande solo dopo l’esaurimento dei fondi statali disponibili”.