Quanto costerà fare il pieno nel 2026 e che effetto ha l’aumento delle accise: lo spiega l’esperto Tabarelli

Una delle misure che hanno fatto più discutere nell'ultima legge di bilancio è stato l'aumento improvviso delle accise sul gasolio, accompagnato da un taglio equivalente di quelle sulla benzina. Negli scorsi giorni, gli autisti hanno iniziato a vedere l'effetto di questa misura al distributore: il costo del diesel ha in molti casi superato quello della benzina.
Tuttavia, la situazione internazionale potrebbe dare una mano a chi fa il pieno e attutire il colpo dato dall'aumento. Il prezzo del petrolio è basso, e c'è da aspettarsi – a meno di sorprese, sempre possibili – che le cose resteranno così per un po'. Fanpage.it ha chiesto spiegazioni all'economista Davide Tabarelli, presidente della società di consulenza Nomisma Energia ed esperto della materia.
Le nuove accise su gasolio e benzina sono in vigore già da alcuni giorni, stiamo vedendo i primi effetti. Ci sono e ci saranno rincari alla pompa?
In realtà al momento i prezzi dei carburanti sono ai minimi da quattro anni, perciò questo era il momento migliore per introdurre un aumento delle accise. L'aumento nel costo al distributore è stato compensato dalla debolezza del prezzo petrolio in questi mesi.
Per la prima volta da circa tre anni, il prezzo del diesel ha superato quello della benzina. Le cose resteranno così anche in futuro?
Sì, è da anni che il prezzo internazionale, al netto delle tasse, è più alto per il gasolio rispetto alla benzina. Finora, in Italia, le imposte basse facevano sì che il diesel restasse più basso. Adesso invece, con le accise portate allo stesso livello, ci siamo riallineati alla situazione del resto del mondo.
La manovra prevede che, con questo intervento, gli incassi per lo Stato aumenteranno rispetto a prima. Dunque si prevede che gli italiani spenderanno di più al distributore. È così?
Come dicevo, al momento i prezzi sono al livello più basso degli ultimi anni. I più riescono a fare benzina o anche gasolio intorno a 1,55 o 1,60 euro al litro. Chiaramente parlo di chi va a fare il pieno nei self service, magari nelle grandi stazioni vicino ai supermercati. Ovvio, chi fa il servito in autostrada paga ancora due euro, e non si accorge di questi cambiamenti.

I prezzi resteranno ancora a lungo in questa fase di ribasso? O c'è un rialzo all'orizzonte?
Il prezzo del petrolio è attorno ai 60 dollari al barile per l'indice Brent (che è quello di riferimento per l'Europa). È un prezzo molto basso rispetto alla media degli anni scorsi, circa venti dollari in meno. Il motivo è che c'è un eccesso di offerta che non vedevamo da tempo.
C'è una produzione di petrolio partita negli anni scorsi in diversi Paesi. In Sud America Guyana, Brasile, Argentina. Anche gli Stati Uniti hanno aumentato, come il Medio Oriente. Questo significa più potenziale produzione, che trova difficile collocazione sul mercato internazionale. I prezzi rischiano una caduta fino a cinquanta o quaranta dollari.
C'entra lo scenario internazionale, ad esempio l'attacco degli Stati Uniti in Venezuela?
In Venezuela ovviamente l'obiettivo militare-politico di Trump è quello di far esplodere la produzione – cosa che farebbe scendere ulteriormente i prezzi. Ma nella migliore delle ipotesi ci vorranno dei mesi per arrivare a una produzione di mezzo milione di barili al giorno, e degli anni per un milione al giorno. L'eccesso di offerta, già adesso, è nell'ordine di tre milioni di barili al giorno.
Anzi, proprio queste tensioni politiche – che toccano il Venezuela, ma potenzialmente possono coinvolgere Colombia, Russia e così via – stanno contribuendo a tenere su i prezzi. Altrimenti sarebbero ancora più bassi.
Quello poi non l'unico ambito rilevante. Ci sono altre tensioni politiche che evitano la riduzione dei prezzi. La situazione in Iran e l'allontanarsi dalla pace in Ucraina non aiutano, per esempio.
La cosa più probabile, nel prossimo futuro, è quindi che i prezzi restino bassi?
Sì, adesso lo scenario più probabile è debolezza, non ci sono grandi movimenti. D'altra parte, vedere i prezzi che restano sostanzialmente inchiodati quando c'è un'azione militare in Venezuela, le solite proteste in Iran a quasi cinquant'anni dalla rivoluzione khomeinista e il conseguente shock petrolifero, la Russia in guerra…rende l'idea di quanto la politica, ormai, conti sempre meno sul mercato. Adesso il peso maggiore ce l'ha l'eccesso di produzione, che continuerà a manifestarsi nel prossimo anno.
Le tasse sul gasolio sono state alzate per ridurre un sussidio considerate dannoso per l'ambiente. Pensa che questo fosse il modo migliore per farlo?
La differenza nelle accise tra gasolio e diesel era di circa dieci centesimi: è chiaro che se le tasse sono più basse, questo favorisce una riduzione dei prezzi e, di conseguenza, maggiori consumi. Se questo si considera ambientalmente dannoso – come avviene già da una decina d'anni, nelle analisi del ministero dell'Ambiente ma anche a livello internazionale – allora sì, la mossa corretta era questa.
Tra l'altro si tratterebbe del Sad (sussidio ambientalmente dannoso, ndr) più importante, perché questa differenza di circa dieci centesimi, applicata a circa 25 miliardi di litri di gasolio consumati dagli italiani ogni anno, porta a una cifra di circa due miliardi di euro.
Io però contesto il fatto che la differenza di tassazione fra benzina e gasolio fosse un sussidio ambientalmente dannoso.
Perché?
Il governo Meloni è intervenuto l'anno scorso, ma la spinta è arrivata anche prima. Nel Pnrr, già dai tempi del governo Conte, ci sono delle promesse da mantenere per avere i soldi: tra queste, degli aggiustamenti sui Sad. Quindi questo aumento è servito per riempire le caselle del Pnrr.
L'Italia era già uno dei Paesi che tassa di più il petrolio. Per varie ragioni storiche abbiamo tenuto i prezzi del diesel più bassi rispetto alla benzina.
Il movimento ambientalista ha sempre avuto una certa ostilità nei confronti del sostegno al diesel, che poi vuol dire sostegno al trasporto su gomma, sostegno alle macchine diesel nella città. Negli anni, ridurlo è diventato uno dei principali obiettivi della politica verde. Questa correzione va incontro a questo tipo di esigenze politiche.