E' morto Marcello Martini, è un dolore immenso. Lo conobbi ad Auschwitz, fu deportato politico a Mauthausen, mi raccontò la sua storia nella hall di un albergo, con la gente che ogni tanto si fermava ad ascoltare questo uomo grande e grosso, già allora con un trespolo per camminare, che sorrideva e raccontava. Sorrideva sempre, Marcello, e quando gli chiesi perché mi disse "ho provato qualche volta a incazzarmi, sono stato male io, ho fatto stare male quelli che mi stavano intorno e non ho risolto niente, e allora meglio prenderla a ridere, no?" e si mise a ridere, e quello diventò anche il finale del mio video girato ad Auschwitz. Un finale in cui qualcuno ride, per un video girato in un campo di concentramento, sarebbe stato inimmaginabile senza un uomo come Marcello Martini.

Abitava a Prato, Marcello Martini, e ogni tanto qualcuno me lo nominava. Io chiedevo: "Come sta?" e loro dicevano sempre "Bene", o qualcosa del genere, aggiungendo un particolare umano.

Ricordo che la prima cosa che gli chiesi, quando lo conobbi, fu se potevo dargli del "tu". Mi disse che lo avevo anticipato, che stava per dirmelo lui perché anche lui era abituato a dare del "tu" a tutti. E aggiunse: "Io sono nonno Marcello". Iniziò così la mia intervista a nonno Marcello, deportato politico a Mauthausen. E mi raccontò quando nel campo di concentramento cantarono l'Internazionale, a bocca chiusa, mugolando, che le guardie naziste non potessero capire da dove venivano le voci.

Quando muore un uomo come Marcello Martini è come se ci sparisse un libro in biblioteca. La biblioteca è grande e magari non te ne accorgi, ci sono tanti altri libri, così pensi, e il rischio è di non farci caso e andare avanti. Leggeremo qualche altra cosa, qualcuno dice. Era un libro vecchio, no? E allora ne scriveranno di nuovi. E se pensi questo, diventi più ignorante. Perché ogni volta che muore un uomo come Marcello Martini non ne nasce un altro.
Quando muore un uomo come Marcello Martini mi girano le budella perché non l'ho conosciuto abbastanza, non ci ho passato abbastanza tempo insieme, non l'ho stretto in un abbraccio e se l'ho fatto non l'ho fatto abbastanza volte.

Quando muore un uomo come Marcello Martini le fragole perdono un po' di sapore, e per un attimo finisce il gelato al cioccolato.
Quando muore un uomo come Marcello Martini non è che ne spunta un altro.
Quando muore un uomo come Marcello Martini si spalanca un portone e Dio arriva con il cappello in mano: "Scusami, in fondo pure io sono uno che ci credeva e ci ha semplicemente provato. Benvenuto in Paradiso, nonno Marcello, che a Mauthausen cantò l'Internazionale mugolando".