"Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale", una frase buttata lì senza troppo peso durante una conferenza stampa, ma pronunciata nientemeno che dal Presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua alcuni anni fa, generò polemiche e battaglie politiche. In realtà la frase nasconde una grande verità che gli stessi lavoratori precari conoscono bene, l'impossibilità di raggiungere un'adeguata pensione una volta conclusa la vita lavorativa.  Col sistema contributivo, infatti, i trattamenti maturati da collaboratori e consulenti spesso non arrivano alla pensione minima e tra qualche anno il problema si presenterà in tutta la sua pericolosità. Per quel tempo però probabilmente Mastrapasqua, oggi al centro di un'inchiesta della Procura della Repubblica di Roma per presunte cartelle cliniche truccate e fatture gonfiate dell'Ospedale Israelitico di cui è direttore generale, non sarà più alla guida dell'istituto di previdenza sociale.

Del resto da tempo l'Inps è nel mirino della politica per una riforma che lo faccia diventare più trasparente. Lo stesso Mastrapasqua in effetti doveva essere sostituito già all'epoca del governo Monti, stando a quanto riferito oggi dall'ex ministro Fornero. "Volevamo una nuova governance dell'Inps ma la politica lo impedì" ha infatti rivelato Fornero in un'intervista a La Stampa.  Il piano organizzativo dell'Inps voluto dal governo Monti prevedeva "una gestione più decentrata del potere, perché non si può avere troppo potere concentrato in una singola persona" ha dichiarato sempre l'ex ministro. La stessa commissione incaricata di redigere la riforma stabilì che quello di Antonio Mastrapasqua era un ruolo ‘monocratico', "mentre invece occorreva una gestione più snella con responsabilità più collegiali". "Era stata proposta l'istituzione di un consiglio di amministrazione formato da 3-5 persone con un consigliere delegato più operativo rispetto alla figura del presidente e un dg", ma poi tutto saltò.