Quali sono i settori più colpiti dai dazi Usa al 30% in Italia e Ue: chi rischia di più dal 1 agosto

Dal prossimo 1 agosto, se i negoziati tra Usa e Ue non andassero a buon fine abbassando la percentuale delle tariffe, partiranno i nuovi dazi del 30% annunciati con una lettera inviata sabato scorso da Donald Trump, che potrebbero impattare su settori strategici dell'economia Ue.
Il provvedimento, annunciato dal presidente americano per correggere lo "squilibrio commerciale" a svantaggio degli Usa, rischia di colpire duramente esportazioni per centinaia di miliardi.
L'Ue, che nel 2024 ha scambiato beni e servizi con gli Stati Uniti per 1.680 miliardi di euro, è pronta a contromisure, anche se il primo pacchetto resta sospeso fino al prossimo 1 agosto: la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha detto di preferire "una soluzione negoziata". Vediamo quali sarebbero i settori più colpiti in Italia, che vanno al settore dell'agroalimentare alla farmaceutica, toccando anche moda e occhialeria. Per il nostro Paese il rischio è una perdita di quasi 180mila posti di lavoro.
Con i dazi Usa al 30% agroalimentare in sofferenza
In generale l'export agroalimentare verso gli Stati Uniti vale è pari a 3 miliardi di euro, rispetto ai sui 12 miliardi di esportazioni nel resto del mondo. Questo settore potrebbe essere quello più colpito in assoluto dalle nuove tariffe, soprattutto Soprattutto in Italia e Francia.
Secondo le stime della Coldiretti, l'agroalimentare italiano potrebbe subire perdite per oltre 2,3 miliardi di euro, perché l'economia italiana si troverebbe a fare i conti anche con la concorrenza dei falsi prodotti made in Italy, soprattutto per quanto riguarda vini e formaggi: mozzarella, Parmigiano Reggiano, pecorino romano, Amarone, Ribolla, Prosecco Barbera e Chianti potrebbero risentire dell'innalzamento delle tariffe. In questo momento l'export di vino verso gli Usa vale da solo 1,9 miliardi di euro. Sempre secondo Coldiretti, i rincari arriverebbero al 45% per i formaggi, al 35% per i vini e al 42% per conserve e marmellate.
Come sottolinea anche l'associazione Origin Italia, gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato extra-Ue per le produzioni Dop e Igp italiane dove "assorbono circa il 25% dell'export totale del comparto certificato".
Settore farmaceutico a rischio con i nuovi dazi Usa
I prodotti farmaceutici rappresentano la principale voce dell'export europeo verso gli Stati Uniti, pari al 22,5% del totale nel 2024. Per ora sono esentati dai dazi annunciati, ma il settore è molto esposto. Alcune aziende hanno già cominciato a rafforzare la produzione sul suolo americano, mentre chiedono all'Ue una semplificazione delle regole per restare competitive in un contesto globale sempre più instabile. Solo l'export della farmaceutica per l'Italia vale 10 miliardi.
"Per la chimica l'export supera i 40 miliardi di euro e gli Usa sono il quarto mercato di destinazione con quasi 3 miliardi. Se i dazi venissero confermati al 30%, per diversi prodotti chimici il mercato americano diventerebbe di fatto inaccessibile. Tra i settori più esposti ci sono ambiti di forte specializzazione italiana quali la cosmetica e i principi attivi farmaceutici", ha spiegato all'Adnkronos il presidente di Federchimica Francesco Buzzella, il quale ha comunque sottolineato che "oggi una valutazione puntuale dell'impatto dei dazi americani sulla chimica non è possibile a causa di un quadro così mutevole e flessibile nel tempo". L'impatto, spiega il presidente, "non riguarda solo il prodotto chimico, ma tutta la manifattura europea. Senza l'esportazione di manufatti europei anche la chimica che contribuisce alla loro produzione verrà penalizzata. Oltretutto è concreto il rischio che Paesi come la Cina non riescano più a esportare negli Stati Uniti e dirottino tutto verso l'Europa". In questo modo, ha detto ancora, "saremmo doppiamente danneggiati: un riorientamento dei prodotti cinesi verso il mercato europeo aggraverebbe la già forte pressione competitiva. Tra il 2021 e il 2024 la quota cinese sull'import italiano di chimica è già passata dal 6 al 16% e, nei primi quattro mesi del 2025, tali importazioni sono aumentate di un ulteriore 24%".
Automotive, uno dei settori più esposti
Il comparto automobilistico europeo è tra i più esposti: nel 2024 l'Ue ha esportato negli Stati Uniti circa 750.000 veicoli per un valore di 38,5 miliardi di euro. A guidare l'export sono soprattutto i marchi tedeschi come Bmw, Mercedes, Porsche e Audi. Il mercato americano rappresenta quasi un quarto del fatturato di Mercedes, che vi produce anche Suv destinati all'export. Volkswagen ha già registrato un forte calo delle consegne negli Usa dopo le prime ondate di dazi.
Guardando alle Regioni italiane, secondo un’analisi di Cna, il Piemonte destina agli Stati Uniti una quota superiore al 14% dell'export totale. Materiali e macchinari che alimentano l‘industria dell'automotive americana arrivano proprio dalle aziende attive nella Regione, che sono appunto quelle più a rischio in caso di inasprimento delle tariffe.
Cosmetici e lusso: le fragilità dell'Italia
L'export italiano di tessile e abbigliamento verso gli Stati Uniti ammonta a circa 3 miliardi di euro. Anche i profumi e i cosmetici europei, in particolare francesi e italiani, sono in un momento delicato. L'Oréal ha realizzato negli Stati Uniti il 38% del suo fatturato 2024 e importa gran parte dei suoi prodotti di lusso (Lancôme, Armani, Yves Saint Laurent). Il gruppo valuta un potenziamento della produzione locale, ma non esclude rincari sui prezzi al consumo per far fronte alla nuova imposizione fiscale.
Per il settore del lusso il rischio è di veder drasticamente ridotto un mercato fondamentale: Lvmh ottiene un quarto del proprio fatturato dagli Usa, il 34% per vini e liquori. Bernard Arnault, amministratore delegato di Lvmh, ha auspicato una soluzione negoziata e proposto na zona di libero scambio transatlantica. Hermès aveva assorbito i precedenti dazi del 10% aumentando i prezzi, ma un eventuale +30% potrebbe rendere i suoi iconici prodotti inaccessibili per parte della clientela americana.
Settore dell'ottica nel mirino delle nuove tariffe Usa
Rimanendo nel Nord Italia, il Veneto potrebbe avere ripercussioni per il settore dell’ottica in Veneto. "Il nostro territorio è fortemente esposto", ha detto Lorraine Berton, presidente di Confindustria Belluno – Dolomiti e dell’associazione nazionale fabbricanti articoli ottici (Anfao). Per il sistema produttivo bellunese Anfao prevede un duro colpo "non solo per l'occhialeria ma anche per l'intera filiera industriale che guarda con determinazione ai mercati esteri. Le imprese chiedono chiarezza, regole e fiducia: non possono operare in un clima di incertezza e instabilità".