Inchiesta Qatar-Parlamento Europeo
17 Gennaio 2023
21:47

Qatargate, cosa c’è nei verbali di Panzeri e Giorgi: le accuse a Cozzolino e Tarabella

Nei verbali dell’ex europarlamentare Pd Antonio Panzeri e dell’assistente di Andrea Cozzolino, Francesco Giorgi si ricostruisce il percorso delle tangenti per favorire Marocco e Qatar.
A cura di Antonio Musella
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Inchiesta Qatar-Parlamento Europeo

La svolta nell'inchiesta Qatargate che coinvolge europarlementari, assistenti e faccendieri è arrivata nella giornata di oggi con la decisione dell'ex europarlamentare italiano del Pd Antonio Panzeri di pentirsi e di raccontare tutto ai giudicii pentirsi e di raccontare tutto ai giudici. Da quanto si apprende da Bruxelles, Panzeri ha firmato con i giudici belgi un patto di collaborazione che prevede un anno di carcere ed il sequestro dei beni fino a 1 milione di euro.

Nella giornata di ieri il Parlamento Europeo aveva votato la revoca dell'immunità parlamentare ad Andrea Cozzolino, del Partito Democratico, e Marc Tarabella del partito socialista belga. Agli atti del parlamento europeo è finito anche il fascicolo inviato dal procuratore federale belga Frederic Van Leeuw che contiene alcuni stralci dell'interrogatorio di Antonio Panzieri del dicembre scorso in cui l'ex europarlamentare parla degli episodi di corruzione che avrebbero riguardato l'eurodeputato socialista belga Marc Tarabella e il dem italiano Andrea Cozzolino e anche dell'ex assistente di Cozzolino, Francesco Giorgi, anche lui indagato. Fanpage.it è venuta in possesso di questi stralci dove Panzeri ricostruisce ai giudici episodi e circostanze che hanno riguardato Cozzolino e Tarabella.

Nei verbali: "I corrotti sono Tarabella direttamente e Cozzolino indirettamente"

Nel corso dell'interrogatorio del 13 dicembre scorso, Giorgi, a quanto emerge dai verbali agli atti della procedura di revoca dell'immunità parlamentare ad Andrea Cozzolino, avrebbe spiegato ai giudici: "I deputati corrotti sono Tarabella e Cozzolino indirettamente. Cozzolino era coinvolto sul Marocco e aveva dei contatti con l'ambasciatore Abderrahim Atmoun, grazie a Panzeri che era il presidente della commissione Maghreb e poi aveva passato il testimone a Cozzolino. Prendeva abiti e cravatte, Panzeri le prendeva anche dopo quando non era più presidente della commissione. Non conosco gli importi […] ma si parla qualche decina di migliaia di euro. Nel 2019 con la nuova legislatura Panzeri e Atmoun dovevano trovare un successore alla guida della commissione".

E qui la scelta cadde su Andrea Cozzolino, da come ricostruisce lo stesso assistente, che ammette, nei verbali, di aver portato soldi a Parigi in treno e in auto, ma che solitamente era Panzeri ad andare a Bruxelles a prendere il denaro. L'obiettivo della corruzione era quello di favorire il Marocco anche colpendo dei "nemici" geopolitici: "Approvavamo mozioni contro l'Algeria – spiega Giorgi ai giudici – nemico giurato del Marocco, come nel fascicolo "Meeting & Activites" ad esempio". Panzeri ha già ammesso di aver preso i soldi dal Marocco tramite l'ambasciatore Atmoun ed ha spiegato come funzionava il sistema. Nell'interrogatorio del 10 dicembre dice ai giudici: "L'origine della cosa è cominciata dopo il 2019, l'accordo prevedeva che avremmo lavorato per evitare risoluzioni contro il Marocco e in cambio avremmo ricevuto 50 mila euro. L'accordo è avvenuto in Marocco ed è continuato tramite l'ambasciatore a Varsavia Atmoun". Poi Panzeri parla direttamente di Cozzolino, in quanto presidente della commissione Maghreb: "Questo parlamentare è responsabile per la richiesta di risoluzioni urgenti, ma queste cose non passano da noi, ma da lui direttamente, dunque non conosco il merito ma so che è accaduto".

"A Tarabella tra i 120 e i 140 mila euro in sacchetti di carta"

Sempre nel fascicolo relativo alla revoca dell'immunità per Tarabella e Cozzolino ci sono anche i verbali che riguardano i fenomeni corruttivi di cui sarebbe stato protagonista l'eurodeputato belga in favore degli interessi del Qatar. Gli inquirenti scrivono che i pubblici elogi di Tarabella alle autorità qatariote e l'affermazione che il numero di 6.500 morti tra i lavoratori migranti per costruire gli stadi per i mondiali del Qatar del 2022 sarebbe sovrastimata, evidenziano la condotta dell'eurodeputato socialista. Dice Panzeri ai giudici: "L'iniziativa portata avanti in parlamento era una attività di lobbing e cercavamo parlamentari disposti a sostenere gli interessi del Qatar. Tarabella è stato ricompensato più volte per una cifra che va tra i 120 e i 140 mila euro. Il denaro è stato consegnato in contanti. Gli ho dato io più volte denaro e altre volte lo ha consegnato Giorgi, sempre in luoghi diversi, ogni volta la somma era di 20 mila euro in sacchetti di carta. I soldi venivano consegnati ogni 2-3 mesi e l'ultima consegna è stata fatta 6 mesi fa".

Il quadro accusatorio nei confronti dell'eurodeputato belga appara molto corposo, visto che sia Giorgi che Panzeri ammettono di aver consegnato il denaro direttamente nelle sue mani in molte occasioni. Anche Giorgi conferma le accuse a Tarabella nel suo interrogatorio del 9 dicembre, sottolineando che il sistema corruttivo è iniziato nel 2019, quindi all'inizio dell'attuale legislatura del parlamento europeo.

Panzeri si pente, ed ora tremano in tanti

Le dichiarazioni rilasciate da Panzeri e da Giorgi sono di alcune settimane fa, ma la vera svolta nell'inchiesta Qatargate arriverà sicuramente nei prossimi giorni, dopo la decisione di Panzeri di firmare un accordo di collaborazione con la magistratura belga. Se fino ad ora Panzeri aveva ammesso episodi di corruzione così gravi che avrebbero riguardato Tarabella e Cozzolino, dopo la sigla del patto fatto oggi con la magistratura belga è lecito aspettarsi nuovi sviluppi e nuovi terremoti politici. Secondo il procuratore generale Van Leeuw i reati contestati a Cozzolino e Tarabella sono quelli di: appartenenza ad un'organizzazione criminale in qualità di membro; corruzione pubblica; riciclaggio. L'inchiesta potrebbe quindi allargarsi. Intanto Andrea Cozzolino ha lasciato tutto gli incarichi ed ha rinnovato la disponibilità ad essere ascoltato dai giudici.

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