28 Gennaio 2021
16:44

Profezia di Rotondi: “Renzi può far fuori Conte dal governo, ma non fermarlo come leader politico”

L’onorevole Gianfranco Rotondi, presidente della Fondazione Dc e vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera, intervistato da Fanpage.it, spiega quali sono gli scenari più probabili dopo le dimissioni di Conte: “Nuovo premier con la stessa maggioranza? Lo escludo, se sostituiscono un pezzo cade tutto il castello di carta. Senza Conte si va al voto”.
A cura di Annalisa Cangemi

A consultazioni ormai entrate nel vivo – oggi è il giorno dei partiti – il deputato Gianfranco Rotondi, presidente della Fondazione Dc e vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera, annuncia l'imminente presentazione del suo progetto di legge elettorale proporzionale: "Votando la mia legge, con un minimo di correzione dei collegi, si può andare a votare un'ora dopo". Intervistato da Fanpage.it fa la sua previsione sugli esiti della crisi di governo: "Se si allontana il Conte ter si avvicina il voto, mi sembra abbastanza meccanico".

Onorevole, ha annunciato che presenterà in questi giorni il suo progetto di legge elettorale proporzionale, qual è l'obiettivo?

La legge elettorale non può essere fatta all'ultimo minuto della legislatura. La maggioranza ha fatto un'apertura sul proporzionale, anzi ha detto che è la sua opzione. Nell'opposizione rimane l'abitudine al maggioritario, ma io vengo dalla Democrazia Cristiana, esprimo una cultura popolare, per noi il proporzionale è l'abito naturale. Quindi davanti alle aperture di Conte io ho detto subito di sì. Però vedo nella maggioranza molta ambiguità, ad esempio Zingaretti parla di legge proporzionale, ma i prodiani, nostalgici dell'Ulivo, cantano ancora la canzone del maggioritario. Allora ho messo sul tavolo la proposta di legge, che illustrerò la settimana prossima, a crisi conclusa, o a Camere sciolte… Non so se sarà una proposta agibile o sarà solo per la storia (ride).

In che consiste la proposta?

È semplicissima. Se la maggioranza ha veramente voglia di proporzionale allora ci vuole un'ora di lavoro del Parlamento. La proposta si compone quasi di un solo articolo: propongo di abolire i collegi uninominali (con l'attuale sistema, un terzo di deputati e senatori è eletto in collegi uninominali ndr). Automaticamente rimarrebbe in vita solo la quota proporzionale che corrisponde al numero dei deputati che risultano dal taglio votato dai cittadini (da 945 a 600 ndr). Votando la mia legge, con un minimo di correzione dei collegi, si può andare a votare un'ora dopo. Siamo ancora in tempo, se per caso si volesse votare a giugno. Non c'è tempo per un lavoro complesso di ridefinizione dei collegi. Senza i collegi uninominali rimane in vigore la legge che c'è, con lo sbarramento al 3%, che accontenta un po' tutti. Un ritorno al proporzionale significa abolire le coalizioni e restituire ai partiti la capacità di fare alleanze dopo il voto.

Viene fatta sempre questa obiezione, si dice che con un sistema proporzionale non si conosce la sera stessa il risultato delle elezioni.

È falso dire che non si sa chi ha vinto la sera delle elezioni. In tutti i Paesi in cui vige il sistema proporzionale l'incarico di governo va al primo partito, quello che ha preso più voti. Chi ha vinto nel 2018? Avremmo detto i 5 Stelle e infatti è andata così, l'incarico di governo lo ha avuto un uomo del partito che ha vinto le elezioni.

Ha fatto male Conte a promettere una legge proporzionale nel suo discorso alle Camere?

Ha fatto benissimo, doveva farlo prima. Avrebbe dovuto forzare il Parlamento ad adeguare la legge elettorale al taglio dei parlamentari, che dà una forte spinta maggioritaria. Ci sono Regioni in cui per eleggere un senatore devi ora prendere il 20%. Non si può a questa spinta maggioritaria aggiungerne un'altra. Il taglio dei parlamentari obbliga costituzionalmente a un sistema proporzionale. Il presidente del Consiglio poi ha tutto il diritto di dire come la pensa sul sistema elettorale, in quell'occasione ha semplicemente sollecitato il Parlamento a fare il suo mestiere.

Lei si definisce un "berlusconiano di rito contiano". Cosa le piace di Conte?

Lo dico subito, mi convince più il Conte politico che il Conte uomo di governo. Come ha detto Tabacci, il governo dice messa con i frati che ha. Ma non è all'altezza della sfida, infatti non ho mai avuto la tentazione di sostenerlo. Resto un deputato di opposizione, non ho votato la fiducia né al Conte 1, né al Conte bis, né all'eventuale Conte ter. Conte però lo considero un democristiano di sinistra, capitato al governo con Cinque Stelle, e subito trasformatosi in cigno, perché ha dimostrato subito di aver letto buoni libri e di aver frequentato buone compagnie. Il M5s ci ha consegnato un avvocato del popolo e lui si è trasformato subito in un punto di riferimento della cultura cattolico-democratica.

Come figura di raccordo intende?

Le faccio una previsione: Renzi può licenziare il Conte di governo, ma l'uomo politico non lo ferma più.

Ha detto che la formula per superare le crisi è "portare Conte da Forza Italia" e non il contrario. Cosa significa?

Io ho scritto più a Renzi che a Conte in quest'anno di governo. Con Conte ho rapporti minimi, ci siamo sentiti solo per gli auguri di Pasqua e Natale e per il suo compleanno. A Renzi ho scritto molto invece perché lo consideravo nodale per la rinascita di un'area centrale nel nostro Paese. Gli avevo suggerito di mettersi d'accordo con Conte, di farlo suo. Gli avevo scritto ‘parlatevi, create insieme un'area che sia tra i sovranisti e la sinistra e cercate Berlusconi, fate venir fuori il liberale che è in lui, dategli lo spunto per smarcarsi da Salvini e Meloni'. Questa era la missione della legislatura, non le beghe, i litigi, la crisi di governo. Sono molto deluso da tutto questo.

Renzi cosa le ha risposto?

Io l'ho l'impressione che si sia fatto consigliare più da Casini… Lui considera Casini lo zio buono, e mi vede come il cugino matto…

Ma la chiusura annunciata dal numero due di Forza Italia Tajani alla maggioranza Ursula è credibile?

Tajani è il vice di Berlusconi e correttamente segue la linea, il presidente ha detto ‘facciamo un governo di unità nazionale' e Tajani si adegua. Ma io penso che con Ursula o con la solidarietà nazionale l'Italia sarebbe più forte, con Tajani ministro degli Esteri. Immaginiamo se a trattare con l'Europa ci fosse Di Maio, che io pure stimo, o Tajani, che è stato presidente del Parlamento europeo, commissario europeo. La sua presenza al governo sarebbe un grosso aiuto. In una situazione così disperata Forza Italia deve fare la sua parte, e secondo me la fa meglio al governo, che non andando in giro con i sovranisti per piazze.

Cosa succede ora? Conte ter di nuovo con renziani o Conte ter senza renziani?

Possibili entrambi gli scenari.

Nuovo premier, per esempio Gentiloni, come suggerito da Renzi, con Draghi al Mef, ma stessa maggioranza?

Questo lo escludo, se sostituiscono un pezzo cade tutto il castello di carta. Senza Conte si va al voto.

Quindi l'alternativa al Conte ter è un governo elettorale?

O Conte riesce a fare un governo di legislatura oppure giocherà lui stesso la carta del voto rimanendo in carica per gli affari correnti. A quel punto si andrebbe alle urne nella data più vicina, anche ad aprile.

Quindi in questa fase delle trattative Conte è ancora in campo secondo lei?

Se si allontana il Conte ter si avvicina il voto, mi sembra abbastanza meccanico. Anche perché quello del centrodestra è un bluff. Salvini sta facendo credere di dare pista a un nuovo governo per convincere i parlamentari a impiccarsi. A quel punto spiegherà che non c'è altra via se non il voto. La sua apertura di ieri è un tatticismo, abbiamo capito dove vuole andare a parare.

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