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Più reati per punire chi manifesta, migranti e minorenni: ecco il nuovo ddl Sicurezza del governo Meloni

Annunciato nelle scorse settimane, ora il testo di un nuovo ddl Sicurezza è vicino al via libera da parte del governo Meloni. Nel testo ci sono norme contro le cosiddette “baby gang”, ma soprattutto moltissimi provvedimenti per punire chi manifesta. Previsto anche lo scudo penale, pensato soprattutto per gli agenti di polizia, e regole più severe per persone migranti e Ong.
A cura di Luca Pons
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Il governo Meloni si prepara a varare un'altra legge per punire chi lo contesta in piazza. Il nuovo ddl Sicurezza, nella versione che Fanpage.it ha potuto leggere e che deve ancora passare al vaglio del Consiglio dei ministri, contiene gli interventi che Giorgia Meloni aveva anticipato contro le ‘baby gang' – in molti casi un allargamento delle norme introdotte con il decreto Caivano. Ci sono il preannunciato scudo penale per gli agenti (e non solo), norme che rendono più difficile la vita alle persone migranti, e moltissime disposizioni che mirano a sanzionare le manifestazioni pubbliche di protesta.

Perquisizioni e accertamenti su chi manifesta, più poteri alla polizia

La parte più corposa del disegno di legge è quella dedicata alle manifestazioni. Per esempio, si dà il potere a sindaci e questori di colpire con il Daspo urbano non solo i condannati in via definitiva, ma anche chi è stato solamente denunciato per reati che prevedono l'arresto in flagranza, se sono stati commessi durante una manifestazione. Per chi danneggia qualcosa scatta la possibilità di arresto in flagranza differita, quindi anche dopo l'evento, solo sulla base di video o foto.

Le forze di polizia potranno perquisire i manifestanti sul posto. Non solo – come oggi – in casi eccezionali di necessità e urgenza, per verificare se ci siano armi o esplosivi. No, le perquisizioni potranno servire anche solo per verificare se si hanno "strumenti o oggetti atti ad offendere", non meglio definiti. Il potere di perquisire, peraltro, sarà esteso anche al di fuori delle manifestazioni, nelle operazioni di polizia svolte dalle undici di sera alle quattro del mattino, in luoghi considerati particolarmente ‘sensibili' per l'ordine pubblico.

Tornando alle piazze, gli agenti potranno portare nei propri uffici chi manifesta e trattenerlo fino a 12 ore, per accertamenti, se è "sospettato" di essere un pericolo per il pacifico svolgimento dell'evento, o se ha "strumenti atti ad offendere" (torna la definizione generica), o caschi o altre cose che possono rendere difficile riconoscerlo.

Multe fino a 20mila euro e possibile divieto di partecipare a manifestazioni

Pugno duro anche contro le manifestazioni spontanee, non comunicate preventivamente in questura. Qui si passa da una sanzione penale, con arresto fino a sei mesi e ammenda fino a 413 euro, a multe salatissime. Per chi promuove, anche online, una riunione pubblica senza preavviso alla questura, minimo 3.500 euro e massimo 20mila euro di sanzione.

Lo stesso vale per chi non segue le indicazioni dell'autorità e chi non segue l'itinerario previsto per i cortei causando un qualche pericolo: in questo caso la multa minima è di 10mila euro. Fino a 20mila euro per chi non obbedisce all'ordine di sciogliere una riunione, fino a 5mila euro per chi turba le attività delle forze di polizia che vigilano sulle manifestazioni.

Infine, i giudici avranno addirittura il potere di vietare a una persona di partecipare a manifestazioni o assembramenti pubblici. Lo potranno fare con una sentenza anche non definitiva, se la persona è condannata per alcuni delitti violenti commessi proprio in occasione di manifestazioni.

Scudo penale per gli agenti e non solo

Arriva anche una tutela in più per carabinieri e poliziotti. Oggi, se un agente commette un atto violento – ad esempio, spara – nell'esercizio delle sue funzioni, viene automaticamente iscritto nel registro degli indagati da parte della procura che si occupa di accertare cosa è accaduto. È una procedura dovuta, che non implica colpevolezza, ma garantisce al poliziotto o carabiniere di potersi tutelare al meglio sul piano legale.

Ma il governo prevede, con questo ddl, che se c'è una apparente "giustificazione" per la violenza, con la legittima difesa, o l'adempimento di un dovere, e così via, la persona non venga nemmeno inserita tra gli indagati. Prima si procede con le indagini e poi, solo se viene fuori che per qualche motivo la giustificazione non c'è, la persona è ufficialmente indagata.

È una norma su cui la destra lavora da tempo, finita in più di un provvedimento per poi essere ritirata. Uno dei problemi era la possibile incostituzionalità di una regola che favoriva un certo gruppo (le forze di polizia) rispetto al resto della popolazione. Per questo, nel nuovo ddl lo scudo penale – anche se è pensato per poliziotti e carabinieri – si applica a tutti i cittadini.

Dopo il caso Ramy, scappare dai posti di blocco diventa reato

Una delle norme contenute nel ddl richiama una proposta della Lega, e ha un evidente legame con il caso di Ramy Elgaml, 19enne morto il 24 novembre 2024 dopo un inseguimento con i carabinieri. Elgaml si trovava alla guida di uno scooter, e aveva continuato a guidare nonostante un posto di blocco. Ora, diversi militari sono indagati con l'accusa di omicidio stradale.

Il governo, però, vuole intervenire. E da qui, con tutta probabilità, nasce la proposta di un nuovo reato. Punizione fino a cinque anni di carcere per chi non si ferma all'alt degli agenti di polizia e fugge in modo "pericoloso". Oltre alla prigione, prevista anche la sospensione della patente e la confisca dell'auto o del motorino.

Contro le ‘baby gang': vietati coltelli, multe ai genitori se il figlio delinque

C'è spazio anche per le norme che la presidente del Consiglio aveva anticipato contro il fenomeno delle cosiddette baby gang. Si aggiungono nuovi reati per i quali il questore può ‘ammonire' i minori da 12 a 14 anni: tra questi rissa, violenza privata e minaccia, se vengono commessi con armi di cui è vietato il porto, ma anche atti persecutori o cyberbullismo. Se scatta l'ammonimento per questi reati, c'è anche una multa per i genitori: fino a mille euro.

E a proposito di armi vietate, nasce il divieto assoluto di porto per gli strumenti che hanno una lama flessibile, acuminata e tagliente lunga più di cinque centimetri, a scatto o a farfalla. Il porto è vietato, se non per giustificati motivi, anche per tutti gli strumenti che hanno una lama lunga più di 8 centimetri.

Chi ha un coltello illegamente durante una manifestazione, oppure vicino a scuole, banche, parchi, stazioni, subisce una pena più grave. Se a farlo è un minorenne, il genitore paga una multa fino a mille euro. Viene punito anche chi vende armi improprie ai minorenni: non si parla di coltelli, ma di strumenti che possono essere usati come armi. Fino a 3mila euro di sanzione.

Migranti, governo può impedire alle Ong di entrare in acque italiane

Il ddl contiene anche l'ennesima stretta per rendere più difficile il lavoro delle Ong che soccorrono in mare e più difficile la vita delle persone migranti che arrivano in Italia. Si dà al governo, su iniziativa del ministro dell'Interno, la possibilità di vietare l'ingresso nelle acque territoriali a delle imbarcazioni, per un periodo fino a sei mesi. Il blocco può scattare se c'è una "minaccia grave per l’ordine pubblico", cosa che però include anche una "pressione migratoria eccezionale" o il "rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi sul territorio nazionale". Insomma, c'è un'ampia discrezionalità.

Contro i giudici, per far funzionare i centri in Albania

Se a bordo della nave interdetta ci sono già delle persone soccorse in mare, poco male: queste non possono essere trasportate in Italia, ma possono andare nei Paesi terzi con cui l'Italia ha un'intesa – come nel caso dei centri migranti costruiti in Albania.

A proposito di questo, alcuni articoli sono dedicati in modo quasi esplicito a far funzionare il meccanismo creato con i centri albanesi, finora sempre bloccato perché non rispetta le leggi nazionali e internazionali esistenti. Si limita, ad esempio, la possibilità dei giudici di non convalidare la detenzione nei centri. E si introduce il concetto di "Paese terzo sicuro", per anticipare le normative europee che dovrebbero – almeno, il governo lo spera – rendere legale il sistema Albania.

Stretta su ricongiungimenti familiari e minorenni non accompagnati

Anche per gli stranieri che già si trovano in Italia peggiorano le cose. Se sono detenuti oppure internati in un Cpr, e non cooperano con le autorità per farsi identificare, commettono un reato e possono essere espulsi anche solo per questo. Si restringe la possibilità di ricongiungimento familiare: è più corta la lista di legami familiari ammessi. Ad esempio, se c'è un matrimonio effettuato all'estero questo deve essere trascritto in Italia. E per i minorenni non accompagnati si accorcia il periodo in cui lo Stato li sostiene: fino a 19 anni, invece di 21.

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