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Decreto sicurezza

Piantedosi ripete che le violenze sono commesse soprattutto da stranieri, ma non spiega dove prende i dati

Dal palco di Idee in movimento il ministro Piantedosi torna a collegare criminalità minorile, seconde generazioni e immigrazione irregolare, annunciando nuovi decreti sicurezza e citando un aumento dei reati commessi da minori stranieri. Numeri che però vengono richiamati senza riferimenti pubblici a statistiche o report ufficiali.
A cura di Francesca Moriero
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"I dati statistici generali sulla delittuosità sono decrescenti, ma aumentano quelli commessi da minori, con un incremento pari quasi al 10 per cento di quelli commessi da minori stranieri", lo ha detto il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi intervenendo alla manifestazione della Lega Idee in movimento, in corso a Rivisondoli, in Abruzzo, tornando a porre l'accento sul tema della criminalità giovanile e delle cosiddette baby gang come una delle principali emergenze sociali del Paese. Secondo il ministro dell'Interno, proprio il contrasto alla violenza giovanile rappresenterà una "parte significativa" del nuovo decreto Sicurezza attualmente in fase di preparazione: "Abbiamo in cantiere un decreto sicurezza, anzi probabilmente due", ha spiegato, precisando che "una parte significativa" riguarderà proprio questo aspetto, nell'ambito di "un percorso di contrasto alla violenza giovanile che è uno dei fenomeni che più ci preoccupa della nostra società". Piantedosi ha poi aggiunto: "Ci stiamo lavorando, c'è un confronto interministeriale, siamo a buon punto di lavorazione e credo che entro la prima settimana di febbraio il decreto sicurezza possa andare in Consiglio dei Ministri".

Il tema delle baby gang legato all'immigrazione irregolare

Dal palco della manifestazione della Lega il ministro ha più volte legato il tema delle baby gang all'immigrazione irregolare e alle cosiddette seconde generazioni, sostenendo che i problemi di oggi sarebbero l'effetto diretto degli arrivi di dieci anni fa, quando, secondo la sua ricostruzione, lo Stato avrebbe lasciato entrare 181 mila persone "senza considerazione", generando un'eredità che ora "ricade sulla sicurezza delle città". In questo contesto ha rivendicato l'azione dell'attuale esecutivo sul fronte dei flussi migratori, sostenendo che l'obiettivo dei primi tre anni di governo sia stato quello di "arrestare gli ingressi" per evitare che i problemi attuali si riproducano nel futuro: "Come farebbe qualsiasi idraulico, dobbiamo chiudere la falla e poi lavorare sui fenomeni che intanto vanno gestiti".

Le dichiarazioni di Rivisondoli arrivano a pochi giorni da un altro intervento del ministro sullo stesso tema. Il 21 gennaio scorso, infatti, parlando all'inaugurazione dell'anno accademico 2025/2026 della Scuola superiore di Polizia, Piantedosi aveva detto che gli episodi di violenza giovanile si verificano "soprattutto nei ragazzi che appartengono a famiglie di cittadini immigrati", definendo questa circostanza "un dato statistico" e sostenendo che il problema sarebbe talvolta "anche di carattere culturale, educativo e formativo".

Il vuoto informativo: mancano i dati

Ma dietro la sicurezza con cui vengono citati numeri e percentuali, continua a rimanere un grosso vuoto informativo: non è chiaro, infatti, se l'incremento dei reati commessi da minori stranieri sia calcolato in valori assoluti o relativi, se tenga conto della composizione demografica delle fasce d'età, né come venga definita la categoria di "minore straniero", che spesso include ragazzi nati o cresciuti in Italia. Lo stesso vale per l'affermazione, ribadita pochi giorni fa alla Scuola di Polizia, secondo cui la violenza giovanile si manifesterebbe "soprattutto nei ragazzi che appartengono a famiglie di cittadini immigrati": anche in quel caso, infatti, Piantedosi ha parlato di "dato statistico" e di fattori culturali ed educativi, senza però, ancora una volta, indicare studi, rapporti ufficiali o analisi comparate a sostegno.

Piantedosi: "Ripristinare presunzione di liceità delle forze di polizia"

In questo contesto il ministro ha annunciato anche il rafforzamento del cosiddetto "modello Caivano", nato nel 2023 sotto il governo Meloni, e persino un intervento per ripristinare la "presunzione di liceità" delle forze di polizia: "Dobbiamo invertire alcuni ambiti culturali. Va bene incrementare le attività di controllo sul territorio, ma va ripristinato un senso di autorità e di presunzione di liceità delle forze di polizia. Troppo a lungo l'azione dei pubblici poteri e sopratutto delle forze di polizia sono state presentate come illecite". Cosa significa in concreto? La "presunzione di liceità" indica il principio secondo cui l'operato delle forze di polizia, se svolto nell'esercizio delle funzioni, non comporterebbe l'automatica iscrizione nel registro degli indagati. Il ministro fa riferimento quindi all'ipotesi di limitare l'iscrizione automatica di poliziotti e carabinieri nel registro degli indagati per atti compiuti in servizio, prevedendo che l'azione delle forze dell'ordine sia considerata legittima fino a eventuali accertamenti giudiziari.

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