Piantedosi non esclude l’arrivo di agenti ICE a Milano Cortina: “Comunque non opereranno in Italia”

L'ICE "in quanto tale" non "opererà mai in Italia". E se verranno dei singoli agenti che ne fanno parte, sarà solo per "misure di protezione ravvicinate" legate alla delegazione statunitense. Dietro questa precisazione si è riparato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi quando i cronisti gli hanno chiesto chiarimenti sulla polemica delle ultime ore. La notizia è che nel nostro Paese potrebbero arrivare, insieme ai partecipanti degli USA alle Olimpiadi di Milano-Cortina, anche alcuni agenti dell'ICE, agenzia federale statunitense teoricamente dedicata al controllo dell'immigrazione che da settimane è al centro di polemiche internazionali.
Da inizio anno l'ICE ha ucciso due cittadini statunitensi in Minnesota. In entrambi i casi si trattava di civili pacifici che non avevano aggredito in alcun modo gli agenti. Questo, insieme a molti altri episodi – tra cui la cattura di bambini usati come ‘esche' per i genitori – ha portato a forti contestazioni nei confronti dell'agenzia. L'amministrazione Trump, con enormi finanziamenti approvati lo scorso anno, l'ha resa di fatto uno dei soggetti più potenti del Paese: simile a una milizia paramilitare che risponde direttamente alla Casa Bianca.
Per questo è scoppiato un caso politico quando è emerso che i partecipanti americani alle Olimpiadi di Milano-Cortina potrebbero essere scortati proprio da agenti dell'ICE. Negli ultimi giorni c'è stata una serie di smentite e mezze conferme, e oggi il ministro Piantedosi ha risposto.
Piantedosi smentisce: "Una polemica sul nulla"
"È una polemica sul nulla", ha detto, "perché in questo momento gli americani, come tutte le delegazioni, non hanno comunicato elenchi di presenze che ci saranno qui in Italia al seguito delle delegazioni". Insomma, una conferma ufficiale ancora non ci sarebbe. E anzi, secondo il ministro "non è dato di presumere che questo accada", perché "storicamente, sono altre le articolazioni che hanno seguito".
Piantedosi ha sottolineato più volte che "qualsiasi sarà la comunicazione, ICE in quanto tale non opererà mai in Italia". Il motivo è che "parliamo un evento che non c'entra nulla con il controllo dell'immigrazione". "Se mai dovesse essere, ma parliamo veramente di una cosa molto ipotetica, che singole unità di personale, che sono formalmente organicamente appartenenti a qualsiasi delle articolazioni degli organismi di sicurezza americana, dovessero arrivare in Italia, espleteranno misure di protezione ravvicinate che non hanno nulla a che vedere con le cose che stanno generando della discussione", è stata la formula piuttosto vaga usata dal ministro.
Le conferme da ambienti USA: "L'ICE collabora con security sotto autorità italiana"
Dunque, non è escluso che singoli agenti dell'ICE siano usati per la security americana alle Olimpiadi. Piantedosi ha semplicemente chiarito, come era ovvio, che se anche dovessero essere presenti non svolgeranno il ruolo che svolgono nel proprio Paese.
Cosa che peraltro hanno confermato, in serata, anche fonti vicine all'ambasciata americana: il Servizio di sicurezza diplomatica del dipartimento di Stato (equivalente del ministero degli Esteri) è coinvolto nella sicurezza delle Olimpiadi per quanto riguarda gli statunitensi; e a supportarlo c'è anche, tra le altre agenzie, la Homeland Security Investigations, componente investigativa dell’ICE. Questo settore collaborerà con il Servizio di sicurezza diplomatica americano e con l'Italia "nel processo di verifica e mitigazione dei rischi provenienti da organizzazioni criminali transnazionali", sempre comunque "sotto l’autorità italiana".
Piantedosi non commenta le uccisioni di civili negli USA: "Hanno altri metodi"
Il ministro ha anche evitato di commentare la richiesta delle opposizioni: chiedere al governo americano di non mandare agenti dell'ICE in Italia. "Oe mai si dovesse verificare questa opportunità, verranno fatte le valutazioni", si è limitato a dire. E quando gli è stato chiesto un parere sull'operato dell'agenzia negli Stati Uniti, ancora una volta è stato sul vago: "Si tratta di metodologie che non fanno parte del nostro bagaglio professionale e culturale nella gestione dell'ordine pubblico e della sicurezza. Le autorità di quel Paese hanno la responsabilità di quello che sta accadendo. Non ci riguarda, noi abbiamo un'altra cultura, un'altra professionalità che è apprezzata nel mondo".