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Opinioni
15 Maggio 2021
17:14

Perché Rula Jebreal ha scoperchiato il sessismo dei media Italiani

La giornalista Rula Jebreal ha finalmente messo sul tavolo una questione alla quale ci siamo ormai assuefatti: l’asimmetria nella presenza degli uomini e delle donne nei media. In Italia le donne sono ampiamente sotto-rappresentate nel mondo dell’informazione e battersi perché questo divenga invece più inclusivo e paritario dovrebbe essere la normalità. A vedere le polemiche delle ultime ore, non è così: ma la questione non va presa sottogamba.
A cura di Annalisa Girardi
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Di tutti i commenti che sono stati fatti in queste ore contro la decisione della giornalista Rula Jebreal di declinare l'invito alla trasmissione Propaganda Live in quanto sarebbe stata l'unica ospite donna ci sono solo due cose da sottolineare, prima di dire che la sua è stata una presa di posizione giustissima e sacrosanta. È vero che è un peccato aver perso l'occasione di ascoltare l'opinione competente della cronista italo-israeliana (di origini palestinesi) su quanto sta accadendo a Gaza in questi giorni, ed è anche vero che la trasmissione di La7 è una delle più inclusive, attente al politicamente corretto e, in generale, alle tematiche sociali che esistano nell'attuale palinsesto televisivo. Fatte queste precisazioni, Rula Jebreal ha finalmente messo sul tavolo una questione alla quale ci siamo ormai assuefatti: l'asimmetria e lo squilibro che riguardano la presenza e la rappresentazione delle donne nei media.

Facciamo un passo indietro. Tutto è iniziato ieri mattina, quando la pagina Twitter della trasmissione ha annunciato gli ospiti speciali della serata. In totale sei uomini e una donna, Rula Jebreal appunto. Che ha commentato: "Sette ospiti…solo una donna. Come mai?? Con rammarico devo declinare l’invito, come scelta professionale non partecipo a nessun evento che non implementa la parità e l'inclusione". Una presa di posizione più che legittima, nonostante qualcuno in queste ore stia sottolineando che non sarebbe stata l'unica donna in studio, vista la presenza fissa delle giornaliste Costanze Reuscher e Francesca Schianchi. Ma, ancora una volta, non è questo il punto.

Il punto è che in Italia le donne sono ampiamente sotto-rappresentate nel mondo dei media e dell'informazione e battersi perché questo divenga invece più inclusivo e paritario dovrebbe essere normale. Invece, per ancora troppe persone è normale che nei salotti della tv siano comodamente seduti quasi sempre e solo uomini. Si tratta di un dislivello, quello riguardante la presenza maschile e femminile nei media, ormai talmente interiorizzato che il solo fatto che questo venga apertamente denunciato ha scatenato polemiche inferocite e accese discussioni. Anche se poche si stanno effettivamente soffermando sul punto sollevato dalla giornalista.

Si stanno spendendo invece tempo ed energie per inveire contro le quote rosa, riducendo a mera questione numerica una dinamica che invece va ben al di là, o per farne un caso di meritocrazia, come se davvero gli uomini fossero statisticamente più competenti delle donne (e in quanto tali molto più presenti). Le donne sono sotto-rappresentate e messe ai margini dai e nei media italiani. E non è qualcosa che si può prendere sottogamba.

Principalmente per due motivi: in primis una più alta rappresentazione femminile nei mezzi di informazione (che non solo raccontano la società, ne sono anche lo specchio) può finalmente far sentire la voce delle donne e aiutare a rivendicare il loro posto anche in altri settori. E inoltre, questa è fondamentale in quanto espressione di un pluralismo che non si fa dettare l'agenda da un'unica componente della società, quella maschile. Ovviamente non tutte le giornaliste diranno o scriveranno le stesse cose, o vedranno i fatti alla stessa maniera, ma una più ampia partecipazione femminile è fondamentale perché non ci sia una narrazione unica, che necessariamente non può raccontare tutto quello che ci circonda.

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