
Ognuno ha la sua unpopular opinion: da antifascista la mia è che sono convinto che mettere le organizzazioni neofasciste fuori legge sia una cattiva idea.
Ma iniziamo con ordine. Ieri il Tribunale di Bari ,dopo sette anni e mezzo,ha condannato dodici militanti di CasaPound per l’aggressione a un gruppo di antifascisti, tra loro l’ex europarlamentare Eleonora Forenza. La sentenza riconosce anche il reato di riorganizzazione del partito fascista.
Brevemente i fatti: il 21 settembre 2018 a Bari migliaia di persone manifestano contro un comizio di Matteo Salvini, all’epoca ministro dell’Interno e vicepremier del Governo giallo verde. Andando via dalla manifestazione un gruppo di attivisti viene aggredito con cinte, bastoni e catene da quelli di CasaPound.
Le condanne in sé sono lievi, da 2 anni e 6 mesi a 1 anno e 6 mesi, e se sette imputati sono stati riconosciuti colpevoli delle lesioni, tutti e dodici gli estremisti di destra sono stati condannati per la violazione degli articoli 1 e 5 della Legge Scelba, ovvero la norma che punisce la riorganizzazione del partito fascista e l’apologia di fascismo.
Questa sentenza è particolarmente importante non solo perché fa giustizia della violenza subita cinque persone ree di avere manifestato contro le politiche razziste di Salvini, ma soprattutto perché riconosce la natura di quella violenza come "metodo squadrista come strumento di partecipazione politica" connaturato al fascismo.
Dopo la condanna, di cui si attendono di conoscere le motivazioni che saranno depositate entro i canonici, si è riaperto nuovamente il dibattito sullo scioglimento delle organizzazioni neofasciste. Si tratta di una una campagna portata avanti con una certa forza negli ultimi anni da alcune delle associazioni della società civile più consistenti, tra cui ovviamente l’Anpi, ma anche dai partiti di opposizione.
Credo che la questione vada affrontata non in punta di diritto, ma chiedendosi l’impatto che una simile decisione può comportare, al di là della scelta tattica di mettere in difficoltà il governo di Giorgia Meloni da parte delle forze politiche di opposizione, che sottolineano le contiguità della destra oggi al potere con i gruppi estremisti.
Siamo sicuri che mettere fuori legge CasaPound e Forza Nuova aiuti a combattere il neofascismo?
Il primo problema è un banale problema di controllo. Mettere fuori legge un’organizzazione politica con iscritti, simpatizzanti e sedi in molte città vorrebbe dire invisibilizzarla almeno per un periodo, portarla a un processo di almeno parziale disgregazione, con il rischio di faticare a monitorare le sue attività. C’è poi il rischio di un’ulteriore radicalizzazione di elementi di gruppi e individui di fronte allo scioglimento.
La seconda questione è che si tratterebbe con tutta probabilità di un’operazione cosmetica: un cambiamento di nome e di simbolo. Negli anni Novanta furono sciolte alcune organizzazioni di estrema destra come Movimento Politico Occidentale e Base Autonoma, in base alla Legge Mancino che punisce i crimini e i discorsi d’odio e discrinazione, ma furono le inchieste che colpirono le singole condotte a violente a disgregare questi gruppi molto di più che il provvedimento di scioglimento.
In Germania lo Stato è stato molto più duro verso i gruppi neonazisti e le formazioni di estrema destra, ma questo non ha impedito a questi di sopravvivere, cambiare nome e adottare pratiche di prudenza in pubblico, mentre avvenivano omicidi e violenze ben più gravi di quelle viste all’opera in Italia negli ultimi trent’anni da parte di estremisti di destra.
Il rischio è quindi quello di adottare misure simbolicamente molto forti, inefficaci nella pratica e che potrebbero avere anche l’effetto di presentare i neofascisti come vittime, aumentando l’appeal della loro propaganda.
E allora dirà qualcuno? E allora dobbiamo fare i conti con il fatto che è difficile cancellare con la repressione quello che vive, seppur in settori marginali, nella nostra società. E che anzi provvedimenti di scioglimento possono avere effetti imprevisti. Quello che è necessario è ribadire la necessità di una battaglia antifascista, coerente e pronta a mobilitarsi. Per questo credo che sia stata importante la scelta di alcuni deputati di impedire con l’occupazione di una sala la conferenza stampa di una coalizione di gruppi neofascisti sotto il nome di “Comitato Remigrazione e Riconquista”.
Le idee, per quanto detestabili e orrende, non si possono mettere fuori legge, si possono però contrastare con forza, delegittimare, togliere loro agibilità. Ribadire insomma che il contrario del fascismo è l’antifascismo, e non esiste coesistenza possibile con esso. Per questo un editore neofascista non dovrebbe stare in una fiera del libro sponsorizzata dalle istituzioni a fare propaganda di autori antisemiti o con testi apologetici delle SS (ogni riferimente a Più Libri Più Liberi è voluto), ma non credo che sia utile impedire che quei libri vengano stampati e venduti. Tutto al più ci possiamo augurare che non abbiano più mercato (i libri e le idee), finendo in qualche biblioteca per sola consultazione.