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Perché il Viminale vuole punire i Vigili del fuoco che si inginocchiarono per Gaza

“Usando l’uniforme avremmo discreditato tutto il Corpo”, spiega Claudio Mariotti, uno dei dieci Vigili del fuoco destinatari di una contestazione disciplinare del Viminale per essersi inginocchiati per le vittime di Gaza alla manifestazione dello scorso 22 settembre 2025, a Pisa. Il leader di Avs, Nicola Fratoianni, annuncia interrogazione: “Questa è la democrazia di Meloni e Salvini”.
A cura di Giulia Casula
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Fa discutere il caso della contestazione disciplinare inviata dal Viminale a dieci Vigili del fuoco per essersi inginocchiati in onore delle vittime di Gaza alla manifestazione tenutasi lo scorso 22 settembre. È successo a Pisa, dove durante lo sciopero generale indetto dalla Usb a sostegno della Global Sumud Flotilla e Gaza, "io e altri Vigili del fuoco abbiamo osservato un minuto di silenzio mettendoci in ginocchio", racconta uno dei pompieri, Claudio Mariotti, intervistato dall'agenzia Dire.

Un gesto fatto "da portatori di buona volontà dell'Unicef, perché il Corpo nazionale Vigili del fuoco è ambasciatore Unicef con un accordo rinnovato lo scorso 2024 dal sottosegretario Prisco", spiega, ma evidentemente poco grafito dal ministero dell'Interno che gli ha notificato una contestazione disciplinare.

Lo sciopero per Gaza, il gesto per le vittime e l'avviso del Viminale: cos'è successo

Ciò che viene contestato a lui e ad altri nove colleghi sarebbe "la forma" con cui hanno partecipato. Secondo quanto riferisce il vigile, per il ministero, "usando l'uniforme avremmo discreditato tutto il Corpo". E le ripercussioni potrebbero essere molto gravi. "Saremmo passibili di un provvedimento disciplinare che potrebbe arrivare alla sospensione con la decurtazione dello stipendio o, anche se l'ipotesi è remota, al licenziamento", dice.

Il prossimo 29 gennaio dovrebbero cominciare i lavori della commissione disciplinare, che ascolterà uno ad uno i vigili coinvolti. Mariotti, che è anche sindacalista Usb e componente del Coordinamento nazionale Vigili del fuoco, con una carriera di 38 anni alle spalle, difende il gesto compiuto da lui e i suoi colleghi: "Ci siamo inginocchiati per esprimere la nostra solidarietà alle vittime, in particolare bambini, visto che nella nostra uniforme portiamo la spilla dell'Unicef e in questo genocidio sono morti migliaia di piccoli innocenti. Non c'era nessuna azione anticostituzionale. Invece, colpiscono dirigenti sindacali e lavoratori nell'ambito di uno sciopero e una manifestazione pienamente legittimati dall'agire sindacale", insiste. "Abbiamo sempre rappresentato la nostra categoria in ogni luogo di rivendicazione indossando i nostri dispositivi di protezione individuale che ci contraddistinguono come Vigili del fuoco, così come fanno i metalmeccanici con la tuta da lavoro o i sanitari con i camici bianchi", aggiunge.

Intanto il sindacato di base ha annunciato un convegno, che si terrà a Roma il 28 gennaio, "contro la repressione della libertà d'espressione e la militarizzazione del Corpo". I pompieri "quando scioperano e manifestano non devono farlo con l'uniforme, non possono cioè farsi riconoscere in quanto Vigili del fuoco che stanno protestando, né tantomeno parlare in pubblico per difendere le ragioni per le quali stanno manifestando. È la tesi sostenuta dal ministero degli Interni che sta contestando a dieci di loro di aver difeso le ragioni del popolo palestinese davanti a piazze gremite da migliaia di persone che protestavano contro il genocidio, all'interno degli scioperi e delle mobilitazioni di questo autunno", riassume Usb. Quindi, "riteniamo dover alzare un allarme di pericolo per la democrazia nel Paese, dove governo e amministrazioni pubbliche stanno alimentando un clima di paura contro chi osa rappresentare una voce diversa". Secondo Usb, "le contestazioni disciplinari hanno l'obiettivo di intimidire un'intera categoria, anche in vista del riordino del settore", ovvero "la riforma del Corpo con la quale questo governo vuole equiparare i pompieri ad operatori di pubblica sicurezza". Oggi "difendere i Vigili del fuoco sotto attacco significa difendere la libertà di tutti"

Fratoianni annuncia interrogazione al governo: "Ecco la democrazia di Meloni"

La storia è arrivate anche alle orecchie della politica. Il leader di Avs Nicola Fratoianni presenterà un'interrogazione in Parlamento per chiarire le ragioni della contestazione del Viminale. "Quel che è certo è che il governo Meloni ha proprio la memoria corta perché, oltre a dimenticare ciò che sta accadendo a Gaza ancora oggi, sembra non ricordare nemmeno ciò che così ostinatamente dice di difendere. Annunciare provvedimenti disciplinari (sospensione, decurtazione dello stipendio, persino il licenziamento) per dei vigili del fuoco che – nel settembre scorso a Pisa – si sono inginocchiati per un minuto di silenzio, in solidarietà con le vittime di Gaza è davvero un’enormità incredibile e inaccettabile", dichiara

"Evidentemente Piantedosi pensa che sia una colpa aver indossato l'uniforme durante una manifestazione di solidarietà ed impegno civile. Quella stessa uniforme – prosegue il leader di SI – che rappresenta i valori della Repubblica, della democrazia, della solidarietà. È chiaro che per la destra quei valori valgono solo quando non disturbano questo governo, i loro amici criminali di guerra e la loro complicità". Fratoianni esprime piena solidarietà ai vigili raggiunti dall'avviso. "Abbiamo un governo che li vuole eroi quando fa comodo, li punisce quando hanno una coscienza. Quella stessa maggioranza che vuole militarizzare il Corpo dei vigili del fuoco pretende ora di soffocare ogni voce dissidente. Noi saremo al loro fianco, perché – conclude Fratoianni – difendere questi lavoratori significa difendere la libertà di tutti noi che crediamo fermamente in un mondo di pace, di solidarietà tra popoli e di convivenza".

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