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Perché fare la spesa costa così tanto e quanto sono aumentati i prezzi

Il prezzo del carrello della spesa negli ultimi quattro anni è salito del 22,3%, secondo l’Istat. Molto più dell’inflazione, più bassa di sei punti. Così, anche chi ha avuto eventuali aumenti di stipendio non riesce a stare dietro ai prezzi del supermercato. L’Antitrust indaga per capire se ci sia stata speculazione.
A cura di Luca Pons
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I numeri sono chiari, e vengono fuori dall'ultimo rapporto dell'Istat, che ha calcolato ufficialmente l'inflazione dello scorso anno. Rispetto a quattro anni fa, oggi fare la spesa costa il 22,3% in più. Cioè, una spesa da 100 euro di allora oggi costa 122,30 euro.

È vero, c'è stato il boom dell'inflazione di qualche anno fa, ma i prezzi in generale (di tutti i beni e i servizi) sono saliti ‘solo' del 16,3%. Per gli alimentari, i detersivi, gli shampoo, insomma i prodotti che si comprano più spesso al supermercato, l'impennata invece è stata più ripida. E la cosa non si è fermata. Basta pensare che, a dicembre 2025, i prezzi in generale erano più alti dell'1,2% rispetto a un anno. Il costo della spesa? Più 1,9%. Gli alimentari? Più 2,2%.

Un chiarimento va fatto: il picco dell'inflazione raggiunto tra il 2022 e il 2023 è ormai terminato da tempo. Negli ultimi due anni, l'inflazione media in Italia è stata sotto il 2%, considerata la soglia ottimale dalla Bce e da molti economisti. L'inflazione generale ha raggiunto l'apice nel 2022, con l'8,1%, e poi è gradualmente scesa: prima 5,7%, poi 1%. Nel 2025 è lievemente risalita all'1,5%. Nel complesso, +16,3% in quattro anni. Ma come detto, per gli acquisti quotidiani le cose non vanno altrettanto bene.

Per il carrello della spesa – cioè alimentari, prodotti per la cura della casa e per l'igiene – la storia è ben diversa. L'inflazione fu dell'8,4% nel 2022, poi salì ancora al 9,5%. La discesa c'è stata, ma meno forte: il 2% nel 2024 e il 2,4% nel 2025. In totale: +22,3% in quattro anni.

Anche più duri i rincari se si guarda solamente agli alimentari. Nel 2022 crebbero del 9,1%, poi addirittura del 10%, e negli ultimi due anni rispettivamente al 2,4 e al 2,9%. Un rincaro complessivo del 24,4%.

L'anno in cui la differenza fu più marcata, tra prezzi generali e carrello della spesa, è il 2023. Lì, mentre per la maggior parte dei prodotti l'inflazione rallentava, per alimentari e simili continuava ad accelerare. Non a caso è l'anno in cui il governo Meloni lanciò la sperimentazione del cosiddetto carrello tricolore, una serie di convenzioni e sconti che ebbero un successo limitato e non vennero più riproposti, anche perché l'inflazione dopo tornò ad abbassarsi.

Ma se negli ultimi due anni la corsa dei prezzi non è più stata un problema, come mai per la spesa rimangono rincari più marcati?  È normale che gli alimenti subiscano delle variazioni di prezzi più rapide e improvvise di altri prodotti. La loro produzione è legata a moltissimi eventi (climatici, politici e non solo) che di colpo possono cambiare molto la produzione o la distribuzione. Ma in un periodo così lungo, basta davvero questo a spiegare i rincari così alti?

È la domanda che ha spinto l'Antitrust ad avviare, a dicembre, un'indagine conoscitiva sulla grande distribuzione. La differenza tra i prezzi del cibo e tutti gli altri è così alta da far sospettare che ci sia speculazione: l'ipotesi, per ora tutta da dimostrare, è che i supermercati abbiano ‘approfittato' dell'inflazione generale che faceva salire i costi, e abbiano aumentato i prezzi più di quanto fosse necessario. Resta da vedere cosa emergerà.

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