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Per il ministro della Giustizia Bonafede “gli innocenti non vanno in carcere”

Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, sostiene che “gli innocenti non vanno in carcere”. Un’affermazione pronunciata in tv, a Otto e Mezzo, e smentita dai dati secondo cui dal 1992 al 2018 sono 27mila le persone risarcite dallo Stato perché recluse in carcere nonostante fossero innocenti.
A cura di Stefano Rizzuti
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Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ritiene che gli innocenti non vadano in carcere. E che, quindi, non esistano gli errori giudiziari. Un’affermazione smentita dai numeri sui risarcimenti che lo Stato – e quindi il ministro della Giustizia dovrebbe saperlo bene – ha pagato nei confronti di chi è stato ingiustamente incarcerato. La gaffe di Bonafede arriva durante la puntata di Otto e Mezzo in onda ieri sera su La7. Si parlava di riforma della prescrizione, entrata in vigore il primo gennaio e che prevede il blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, che sia di condanna o di assoluzione.

Durante la discussione la giornalista di Repubblica, Annalisa Cuzzocrea, chiede a Bonafede cosa pensasse delle persone che finiscono in carcere e che poi si scopre che sono innocenti. La risposta del ministro lascia sbalordita la giornalista: “Cosa c’entrano gli innocenti che finiscono in carcere? Gli innocenti non finiscono in carcere”. Ma è la stessa Cuzzocrea a sottolineare subito i dati che smentiscono Bonafede: “Dal 1992 al 2018 27mila persone sono state risarcite dallo Stato perché sono finite in carcere da innocenti, quindi gli innocenti finiscono in carcere”. I dati sono quelli del sito errorigiudiziari.com, che da anni raccoglie tutti i casi di questo genere.

Lo Stato ha spesofino a oggi oltre 700 milioni di euro” per i risarcimenti, secondo quanto riportato dai fondatori dello stesso sito, con una media di quasi 30 milioni l’anno. Secondo i dati, solamente nel 2018 sono state 1.355 le persone in custodia cautelare in carcere e 1.025 quelle ai domiciliari che, poco dopo, sono state assolte. Dopo le polemiche di Bonafede sulle parole del ministro interviene anche Gaia Tortora, giornalista di La7 e figlia di Enzo Tortora, l’esempio più calzante e più conosciuto di innocente finito in carcere: “Ministro le chiedo di spiegare la sua frase ad Otto e Mezzo. Grazie”. Dopo la gaffe, comunque, il ministro della Giustizia prova a chiarire e ad assicurare che quello degli innocenti in carcere è un tema di cui si sta occupando: "Sull’ingiusta detenzione sono il ministro che più di tutti ha attivato gli ispettori". Lo stesso Bonafede ha poi precisato con un post su Facebook: "Nell’intervista di ieri sera, mentre si stava parlando di assoluzioni e condanne, ho specificato che gli ‘innocenti non vanno in carcere' riferendomi evidentemente e ovviamente, in quel contesto, a coloro che vengono assolti (la cui innocenza è, per l’appunto, ‘confermata’ dallo Stato)".

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