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Pensioni, ipotesi aumento di tre mesi congelato dal 2027: chi ci guadagna e chi ci perde

La Lega promette di fermare del tutto l’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita, ma le coperture da 3 miliardi l’anno restano incerte. I tecnici valutano intanto soluzioni più limitate, come uno stop temporaneo di tre mesi all’aumento previsto nel 2027, che tuttavia rischia di lasciare fuori chi non avrà compiuto 64 anni entro quella data. Per le opposizioni è “un inganno”.
A cura di Francesca Moriero
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A partire dal 1° gennaio 2027, la legge Fornero prevede un nuovo adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita. In pratica, la pensione di vecchiaia passerebbe dagli attuali 67 anni a 67 anni e 3 mesi, mentre la pensione anticipata richiederebbe 43 anni e 1 mese di contributi per gli uomini e 42 anni e 1 mese per le donne. Si tratta sostanzialmente di un meccanismo automatico, ma il governo, e in particolare la Lega di Matteo Salvini, punta a bloccarlo: "Fermeremo l’aumento dei tre mesi per tutti: l’abbiamo promesso e lo faremo", ha ribadito il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, assicurando che la misura sarà finanziata.

Il costo stimato è però, di circa 3 miliardi di euro l'anno, ma, spiega Durigon, la spesa piena scatterebbe solo nel 2027, lasciando tempo per trovare le coperture. Per la Lega, si tratterebbe soprattutto di una questione politica: mantenere una promessa fatta agli elettori e marcare una discontinuità rispetto alla riforma Fornero, da sempre nel mirino del partito.

Pensioni, ipotesi congelamento dell'età in Manovra: chi ci guadagnerebbe

Dietro le dichiarazioni ufficiali, però, il lavoro dei tecnici racconta una situazione più sfumata: secondo alcune simulazioni, infatti, il blocco totale dell'aumento risulterebbe troppo oneroso per i conti pubblici; per questo si valuterebbe un compromesso: fermare i tre mesi di aumento solo per chi, nel 2027, avrà già compiuto 64 anni. In concreto, chi nel 2027 avrà 64 anni o più potrà andare in pensione senza attendere lo scatto dei tre mesi; chi invece sarà più giovane dovrà rispettare i nuovi requisiti previsti. Questa soluzione, pur meno generosa, permetterebbe di ridurre la spesa da 3 miliardi a circa 300 milioni l'anno. Un'altra opzione in esame sarebbe poi quella della finestra mobile, cioè un periodo di attesa obbligatorio tra il momento in cui si maturano i requisiti e quello dell’effettiva uscita dal lavoro. Anche questa formula servirebbe a spalmare i costi nel tempo.

L'effetto sui coefficienti e il rischio di assegni più bassi

Il congelamento dell'aumento anagrafico pone però anche un problema tecnico: la Ragioneria generale dello Stato ha avvertito infatti che, se si blocca l'età senza modificare i coefficienti di trasformazione, cioè i parametri usati per calcolare l’importo della pensione in base alla durata stimata della vita da pensionato, gli assegni rischiano di ridursi fino al 9%. In altre parole, se si vive più a lungo ma si va in pensione alla stessa età, le somme accumulate devono essere distribuite su un periodo maggiore. Per evitare pensioni più basse, quindi, serviranno aggiustamenti anche su questo fronte.

L'idea del Tfr come integrazione

Tra le proposte allo studio ci sarebbe anche una novità: consentire il pensionamento a 64 anni per chi ha almeno 25 anni di contributi, usando il Tfr come integrazione dell’assegno. Il Trattamento di fine rapporto verrebbe convertito in una rendita aggiuntiva, per portare l’importo complessivo a circa 1.600 euro mensili. Secondo Durigon, questa potrebbe diventare l’'età "della libertà pensionistica", una soglia che unisce "flessibilità e sostenibilità".

Le critiche dell'opposizione: "Promesse irrealizzabili"

Le opposizioni restano però scettiche: per Elisa Pirro (M5S), il governo starebbe preparando "un nuovo peggioramento della legge Fornero" e l’ennesima illusione per i lavoratori. Anche Franco Mari (Alleanza Verdi e Sinistra) accusa l'esecutivo di "prendere in giro i cittadini", sostenendo che "l'età aumenterà comunque, perché non ci sono le risorse per fermare l’adeguamento".

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