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Manovra 2026

Pensioni, il governo Meloni ha reso la vita molto, molto più difficile a chi vuole lasciare il lavoro

Dopo tre anni e quattro leggi di bilancio, il governo Meloni non ha mantenuto quasi nessuna delle sue promesse per quanto riguarda le pensioni. La legge Fornero è ancora in piedi, e anzi è più rigida di prima; gli anticipi pensionistici sono spariti; l’età pensionabile aumenterà; e per i giovani l’unica soluzione proposta è rinunciare al Tfr per versarlo in fondi pensione privati.
A cura di Luca Pons
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Un'altra legge di bilancio chiusa, per il governo Meloni. È la quarta dall'inizio della legislatura. L'ultimo esecutivo che ebbe a disposizione quattro manovre finanziarie per mettere in atto le sue idee e mantenere le promesse elettorali fu il secondo governo Berlusconi, in carica dal 2001 al 2005. Negli ultimi vent'anni, nessun'altra coalizione ha avuto la stessa possibilità. Tuttavia, nonostante i proclami fatti prima del voto del 2022, oggi andare in pensione è diventato molto più difficile.

È stata la Lega, più di tutti gli altri partiti, a insistere con veemenza in campagna elettorale sull'impegno a cancellare la riforma Fornero. Il progetto dichiarato del partito di Matteo Salvini era Quota 41: tutti in pensione con 41 anni di contributi, a prescindere dall'età. Un progetto infattibile, presto affondato e definitivamente messo da parte dal Carroccio, ben attento a non parlarne più nell'ultimo anno. E dal 1° gennaio 2026 anche Quota 103 sparirà.

Non che Fratelli d'Italia e Forza Italia, da parte loro, abbiano mantenuto le promesse fatte. L'aumento delle pensioni minime, ad esempio, dopo il salto in avanti dovuto alla fortissima inflazione del 2022-2023 è tornato a essere nell'ordine dei pochi euro (cresceranno di circa tre euro al mese nel 2026). Opzione donna, l'unica misura che offriva flessibilità in uscita specificamente alle lavoratrici, è stata prima limitata e poi cancellata del tutto.

Il governo che ha cancellato le pensioni anticipate

Cosa è cambiato, davvero, negli ultimi tre anni? Nel 2022, il modo più utilizzato per lasciare il lavoro erano le pensioni anticipate. Era in vigore Quota 102, che richiedeva 64 anni di età e 38 anni di contributi versati. E c'erano ancora gli strascichi di Quota 100 (62 anni di età e 38 di contributi), introdotta dal governo giallo-verde nel 2019.

Certo, Quota 100 è stata un disastro dal punto di vista dei conti pubblici. E si può dire che, quindi, fosse giusto allontanarsi da quel sistema. Ma non era questa la posizione del centrodestra che vinse le elezioni quell'anno, anzi.

Eppure, nel 2026 tutte le ‘quote' sono state eliminate dopo una lunga agonia. Quota 103, in vigore fino a fine 2025 in forma ridotta, con requisiti più stringenti e assegno più basso, non è stata rinnovata. Lo stesso è successo a Opzione donna, che negli ultimi anni aveva subito una stretta così radicale da interessare ormai poche centinaia di lavoratrici in Italia.

La legge Fornero è più solida che mai

Resta solo la legge Fornero. Quella stessa norma che il centrodestra, la Lega soprattutto, dicevano di voler abolire. Pensione di vecchiaia a 67 anni, pensione di anzianità (o ‘anticipata') con 42 anni e 10 mesi di contributi, un anno in meno per le donne.

Su questo, nel 2026 i requisiti non sono diversi rispetto al 2022. Il governo aveva provato a peggiorarli, con un maxi emendamento alla manovra che è poi saltato per scontri interni. Invece, per ora restano gli stessi e saliranno dall'anno prossimo. Nel 2027 l'età pensionabile crescerà di un mese, e nel 2028 di altri due.

L'aumento dell'età pensionabile non è una decisione del governo Meloni venuta dal nulla: è un meccanismo automatico previsto proprio dalla legge Fornero. Avrebbe dovuto essere di tre mesi, nel 2027. Il governo ha detto più e più volte che avrebbe fermato quell'incremento. E invece non l'ha fatto. L'ha solo ‘diluito' su due anni.

Ciò che resta di quelle promesse è un ordine del giorno della Lega con cui la Camera ha "impegnato" l'esecutivo a "valutare", nel corso del 2026, se c'è un modo per sospendere del tutto il rialzo di tre mesi. Niente di vincolante, niente di certo. Solo un vago impegno per cercare un colpo di coda elettorale con la prossima manovra, dato che sarà l'ultima prima delle elezioni.

Insomma, i paletti della riforma Fornero sono più rigidi che mai dopo quattro leggi di bilancio del governo Meloni. Mentre tutte le principali forme di anticipo pensionistico sono sparite, con l'eccezione dell'Ape sociale, che comunque non è una pensione e riguarda una platea ristretta.

Cosa è cambiato per i giovani lavoratori

Il governo Meloni ha detto di essersi impegnato a favore dei giovani. Si può sottolineare che il numero di espatriati è aumentato, e che il boom dell'occupazione rivendicato più volte dal governo ha interessato soprattutto gli over 50. Ma restando sulle pensioni, cosa è cambiato in prospettiva per chi oggi ha meno di trent'anni?

Chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 rientra nel cosiddetto regime contributivo – ovvero, la sua pensione sarà calcolata in base a quanti contributi versano, e non ai suoi ultimi stipendi. In compenso, ha una possibilità di pensionamento anticipato: servono 64 anni di età e 20 anni di contributi. Soprattutto, bisogna aver messo da parte abbastanza contributi da avere una pensione che valga almeno tre volte l'assegno sociale (circa 1.638 euro lordi, nel 2026).

Come è noto, però, per i giovani avere un lavoro continuativo e ben pagato, che permetta di arrivare a fine carriera con un assegno medio-alto, è spesso difficile. Per questo, il governo ha deciso di puntare sulla cosiddetta previdenza integrativa, ovvero le pensioni private. Dal 1° luglio 2026, quando un dipendente viene assunto, avrà sessanta giorni di tempo per decidere cosa fare del suo Tfr; se non dà indicazioni, i soldi andranno automaticamente a un fondo pensione privato.

Eppure lo stesso governo, nella stessa manovra, ha tolto la possibilità ai lavoratori in regime contributivo di usare quei soldi per lasciare il lavoro in anticipo.

Come detto, per farlo bisogna avere una pensione che valga almeno tre volte l'assegno minimo. Chi non ci arriva con i contributi che versato all'Inps, però, può contare anche la pensione privata per raggiungere il requisito. O meglio, poteva. Era una possibilità introdotta con la scorsa manovra, ma il governo l'ha cancellata dopo solo un anno, per risparmiare. Così, i giovani potranno versare fondi nei fondi privati, ma non li potranno far valere per andare in pensione a 64 anni.

Verso la pensione a 70 anni

Non è un caso che, secondo le ultime statistiche raccolte dall'Ocse (ancor prima dell'ultima legge di bilancio, che come detto non ha migliorato le cose), un giovane che ha iniziato a lavorare nel 2024, all'età di 22 anni, in Italia si può aspettare di andare in pensione a 70 anni. La media Ocse, invece, è a 66,1 anni, quasi quattro anni prima.

Si vedrà cosa farà il governo Meloni nella prossima legge di bilancio – che, come accennato, sarà l'ultima prima delle elezioni. Ma resta il fatto che, a legislatura quasi finita, con quattro leggi di bilancio alle spalle, la situazione per i pensionati è peggiorata, e non di poco.

La riforma Fornero non è stata cancellata, né superata, né ammorbidita. Le ipotesi di anticipo pensionistico sono sparite, l'aumento dell'età pensionabile è stato solo rinviato in parte. E non c'è ancora nessuna visione chiara su come il sistema delle pensioni possa migliorare.

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