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Part-time incentivato per chi va in pensione: come funziona la nuova misura

Una nuova sperimentazione collega l’uscita dal lavoro dei dipendenti prossimi alla pensione con l’assunzione di giovani a tempo indeterminato. Ecco come funziona il part-time agevolato, chi può accedervi e quali sono le condizioni previste dalla norma.
A cura di Francesca Moriero
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In un contesto in cui il tema delle pensioni resta centrale nel dibattito pubblico e la sostenibilità dei conti richiede interventi mirati, il nuovo Disegno di legge dedicato alle piccole e medie imprese introduce una misura pensata per unire previdenza e lavoro. L'obiettivo è accompagnare in modo più graduale l'uscita dal mercato del lavoro dei e delle dipendenti prossime alla pensione, favorendo al tempo stesso l'ingresso stabile dei giovani. La soluzione prevista è una forma di part-time agevolato con riduzione dei contributi, attivabile in via sperimentale per un periodo limitato e solo al ricorrere di determinate condizioni.

In pratica, le lavoratrici e i lavoratori che maturano i requisiti pensionistici entro il 2027 potranno ridurre l'orario di lavoro, mantenendo però la tutela previdenziale, mentre l'azienda sarà chiamata ad assumere un giovane con contratto a tempo indeterminato. La misura sarebbe pensata soprattutto per le imprese di dimensioni più contenute, e avrebbe l'obiettivo, almeno sulla carta, di sostenere il ricambio generazionale, garantire continuità organizzativa e incentivare nuove assunzioni senza interrompere la trasmissione di competenze all'interno delle aziende.

Come funziona il part-time incentivato

Come anticipato la misura è pensata per i lavoratori del settore privato che maturano i requisiti per la pensione entro la fine del 2027. Chi rientra in questo perimetro potrà chiedere all'azienda di ridurre l'orario di lavoro, passando a un part-time compreso tra il 25% e il 50% dell'orario pieno. La novità principale riguarda il trattamento contributivo: sulla parte di retribuzione ridotta, fino a una soglia massima prevista dalla norma, il lavoratore non dovrà versare la propria quota di contributi previdenziali. In questo modo, pur lavorando meno ore, continuerà a maturare contributi utili ai fini pensionistici, senza penalizzazioni sull'assegno futuro.

Chi può accedere alla misura

Non tutti i lavoratori possono però richiederla. Sono previsti infatti requisiti specifici, legati sia al contratto sia alla dimensione dell'impresa.
In particolare:

  • il lavoratore deve essere dipendente a tempo pieno e indeterminato;
  • l'azienda deve operare nel settore privato;
  • l'impresa non deve superare 50 dipendenti;
  • il diritto è riconosciuto solo per chi matura i requisiti pensionistici entro il 2027.

Si tratta quindi di uno strumento mirato, pensato soprattutto per le realtà produttive di piccola dimensione.

Il problema del ricambio generazionale

Elemento centrale del meccanismo è poi l'impegno delle imprese ad assumere giovani lavoratori. Ogni volta che un dipendente accede al part-time incentivato,  infatti, l'azienda dovrà procedere all'assunzione di un under 35 con contratto a tempo indeterminato. La mancata assunzione comporta la perdita del beneficio.

L'obiettivo dichiarato è quello di favorire un passaggio di competenze tra generazioni, accompagnando l'uscita dei lavoratori senior con l'ingresso stabile invece di nuove risorse. Restano però comunque numerosi interrogativi legati alla dotazione economica prevista per la misura, che al momento consentirebbe di coinvolgere soltanto un numero limitato di beneficiari.

Il quadro più ampio del provvedimento per le Pmi

La norma sul part-time si inserisce in un intervento legislativo un po' più ampio dedicato alle piccole e medie imprese. Il pacchetto comprende misure che spaziano dalla semplificazione amministrativa alla tutela del mercato digitale, fino a strumenti di sostegno finanziario. Tra le principali novità ci sarebbero:

  • regole contro le false recensioni online nei settori del turismo e della ristorazione;
  • fondi destinati a progetti di sviluppo per il comparto moda;
  • interventi per la tutela dei marchi storici e dell'occupazione;
  • incentivi fiscali per investimenti in reti d'impresa;
  • e misure per migliorare l'accesso al credito e strumenti organizzativi per le microimprese.

Il provvedimento introduce poi anche delle semplificazioni in materia di sicurezza sul lavoro, formazione e lavoro agile, con l'obiettivo di rendere, anche qui, il sistema più moderno e funzionale alle esigenze produttive.

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