Ora anche le carceri minorili sono sovraffollate: la colpa è del decreto Caivano

Le carceri minorili sono sovraffollate e la colpa è del decreto Caivano. Dal 2023, anno del provvedimento, il numero di ragazzi negli istituti penali per minorenni (IPM) è salita drammaticamente. La denuncia arriva dal rapporto di Antigone sulla giustizia minorile in Italia dal quale emerge che per la prima volta gli Ipm hanno conosciuto il sovraffollamento. Alla fine del 2022 negli istituti erano presenti 381 minori, diventati 572 alla fine del 2025. Una crescita di circa il 35% rispetto al periodo pre Caivano.
Tra il 2023 e il 2024, la presenza media giornaliera di ragazzi negli IPM è passata da 425,1 a 556,3, facendo segnare un +30,9%. E gli ingressi in carcere sono aumentati di oltre il 10%. Il dato rischia di essere persino più elevato se si considerano i numerosi trasferimenti nelle carceri per adulti di quei ragazzi che hanno superato i 18 anni ma che avevano commesso il reato da minorenni. Una conseguenza della stretta sulla criminalità giovanile impressa dal governo Meloni che con il decreto Caivano ha irrigidito le misure cautelari, chiudendo in cella sempre più ragazzi.
La narrazione allarmistica del governo sulle baby gang
Ma il racconto portato avanti dall'esecutivo su questo tema non è supportato dalla realtà. Sulla criminalità minorile c'è "una narrazione allarmistica e infondata", sottolineano dall'associazione. Gli omicidi tra gli under 18 infatti non crescono. Le segnalazioni di minori per omicidio "sono rimaste sostanzialmente stabili. Erano 27 nel 2022, 25 nel 2023 e 26 nel 2024, assai meno di quanto non fossero ad esempio tra il 2014 ed il 2017, quando erano in media 33 l'anno. Insomma, molto rumore per nulla", si legge. Tra l'altro secondo i dati Eurostat, "l'Italia è tra i paesi con i tassi di minorenni denunciati più bassi, con un tasso di denunce per centomila abitanti, di 363,4, che è quasi la metà della media europea, che nel 2023 era di 647,9 (dati 2023)".
Eppure i minorenni sono sempre più criminalizzati come dimostra l'ultimo pacchetto sicurezza varato dal governo. "L'azione legislativa inaugurata con il recente decreto Sicurezza 2026, approvato il 5 febbraio dal Consiglio dei Ministri e non ancora pubblicato, si pone in perfetta continuità con un programma politico volto a ridefinire i confini del controllo sociale in Italia. Legittimato da una narrazione pubblica che, strumentalizzando isolati fatti di cronaca ed esasperando i minimi disordini a margine di ampie manifestazioni democratiche, ha costruito l'alibi per un nuovo intervento normativo che fomenta quel concetto di sicurezza: non orientato ad una sicurezza sociale e dei diritti ma come mero strumento giustificativo al potere punitivo. Molte delle norme colpiscono i giovani in quanto sono coloro in prima linea nelle proteste", prosegue Antigone.
I numeri sui delitti commessi dai minori: l'86% sono italiani, non stranieri
Spesso l'allarme sulle cosiddette baby gang va a braccetto con la propaganda anti-immigrazione, secondo cui lo straniero sarebbe l'unico responsabile del presunto aumento di reati. Tuttavia, se guardiamo ai ragazzi che hanno fatto ingresso negli IPM nel corso del 2025 "i giovani italiani che hanno commesso delitti di violenza sessuale e stalking – supponendo ragionevolmente che corrispondano al numero di tali reati ascritti ai ragazzi entrati in IPM – sono complessivamente 41 contro i 24 adolescenti stranieri, ossia il 63% di autori di violenza sessuale e stalking è costituito da italiani e il 37% da stranieri".
"Se poi si rivolge lo sguardo al più grave dei delitti, dei 14 autori di omicidio entrati negli IPM – tutti maschi – nel 2025 solo 2 sono stranieri, con una percentuale di questi ultimi che crolla al 14%. Detto in altri termini l’86% dei delitti di omicidio imputati a ragazzi entrati negli IPM nel 2025 è commesso da italiani", concludono.
Quanto alle denunce all'autorità giudiziaria, l'associazione fa una precisazione: "Tra il 2023 ed il 2024 la crescita è stata assai significativa: +16,7%. Però i minorenni e giovani adulti segnalati dall'autorità giudiziaria agli Uffici di servizio sociale per minorenni (Ussm) sono molti di meno, e questo sia perché non a tutte le denunce segue una segnalazione ai servizi, sia perché se il primo dato è relativo a delle segnalazioni, il secondo è relativo a persone, e per ciascuna persona possono avvenire diverse segnalazioni. E la crescita delle segnalazioni agli Ussm tra il 2023 e il 2024 è stata in percentuale decisamente inferiore alla crescita delle denunce: +12,7%".
Questa differenza emerge ancora più forte nel rapporto con il dato delle prese in carico da parte degli uffici di servizio sociale, la cui crescita, tra il 2023 ed il 2024, è stata solo del 2,4%. Ma come si può spiegare? "Nel 2024 le segnalazioni all'autorità giudiziaria aumentano del 16,7% mentre le prese in carico dei ragazzi da parte dei servizi solo del 2,4%? Un'ipotesi realistica è che siano aumentate solo le segnalazioni, non i reati, o quanto meno che i reati siano aumentati assai meno delle segnalazioni, e per questo è cresciuto solo limitatamente il numero delle prese in carico", osservano.
Evasioni, suicidi, psicofarmaci: il disagio negli IPM
Le voci vere del disagio minorile sono ben altre, secondo Antigone. "La povertà assoluta continua a colpire soprattutto i minori. Nel 2024 erano ben 1,28 milioni i minori in povertà assoluta, il 13,8% dei minori residenti, ed il dato è comunque cresciuto moltissimo negli ultimi anni". Inoltre, secondo il Rapporto Nazionale per il 2024 dell'Agenzia italiana del farmaco l'uso di psicofarmaci nella popolazione pediatrica è sostanzialmente raddoppiato tra il 2016 ed il 2024.
Negli ultimi anni la vita negli IPM si è deteriorata "fino a diventare tragica", afferma l'associazione. "Ricordiamoci che sono ragazzi molto giovani in età evolutiva. Proteste, incendi, evasioni, un suicidio. Non dovrebbe essere questa la vita di giovanissimi, adolescenti, ragazzi e ragazze. È il segno del fallimento di un'istituzione dalla quale si vuole scappare, che produce rabbia, proteste", concludono.