Matteo Salvini torna a commentare il caso Open Arms, su cui il Senato ha votato a favore del processo. "Il mio è un  processo Palamara. I giudici alla Palamara sono la minoranza. Ma io spero di non trovare a Catania un Palamara quando mi processeranno il 3 ottobre. O un cugino di Palamara, un amante di Palamara…", afferma il leader della Lega alla conferenza stampa di presentazione della festa del suo partito in Romagna, a Cervia. Prendendo la parola in Aula il segretario del Carroccio aveva sottolineato come, bloccando la nave della Ong Open Arms con 164 migranti a bordo per 19 giorni lo scorso agosto, stesse semplicemente facendo il suo dovere come ministro. Non solo: Salvini aveva puntato il dito anche contro il Movimento Cinque Stelle, a quel tempo alleato di governo, accusando i pentastellati di essere stati pienamente in accordo.

Una posizione, quest'ultima, sostenuta anche dall'ex ministro dell'Economia, Giovanni Tria, che ha detto: "Per quel governo quello era interesse pubblico. L’informazione stava sui giornali, chi non era d’accordo poteva esprimersi. Ma non mi ricordo che qualcuno si sia espresso». Insomma: «La responsabilità è ovviamente collegiale e tirarsene fuori dopo non è elegante". Salvini ringrazia Tria per le sue parole, ma poi ha detto: "Conte, Di Maio e Toninelli, con me a Catania? Meno li vedo e meglio è. A me non interessa coinvolgere altri: ognuno va con la sua coscienza".

Il leader della Lega quindi racconta di aver già ricevuto messaggi da circa 200 avvocati, che si sono offerti di difenderlo a processo. Per poi spiegare che gli elettori del Carroccio "sotto l’ombrellone un po' ridono e un po' si incazzano… ‘Ma come, mi dicono: noi ti abbiamo eletto proprio per fare quello e loro ti mandano a processo per averlo fatto?'". Infine l'ex ministro ribadisce: "Se c’è un reato, è quello del governo. Dopo aver dichiarato un’emergenza senza l’emergenza, il non fare nulla per evitare gli sbarchi è un reato: si chiama favoreggiamento dell’immigrazione clandestina".