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Ponte sullo Stretto di Messina

Ponte sullo Stretto, per la Corte dei Conti è “incompatibile” con norme Ue: perché i giudici hanno stoppato l’iter

Il decreto del ministero dei Trasporti relativo al terzo atto aggiuntivo della convenzione tra Mit e società Stretto di Messina per la costruzione del Ponte risulta “incompatibile” con le regole europee. Lo dicono le motivazioni, depositate oggi, della sentenza del 17 novembre scorso quando la sezione centrale di controllo di legittimità della Corte ha bocciato il decreto ministeriale. Bonelli: “Salvini e Ciucci hanno fallito e dovrebbero dimettersi”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Nello stesso giorno in cui il governo presenta un emendamento alla manovra che sposta al 2033 le risorse previste per l'avvio dei lavori per il Ponte sullo Stretto, 780 milioni, la Corte dei Conti pubblica le motivazioni della bocciatura del progetto. La magistratura contabile lo scorso 17 novembre aveva negato il visto di legittimità al III atto aggiuntivo relativo alla convenzione tra il Mit e la società Stretto di Messina: in pratica aveva dichiarato illegittimo il decreto con cui il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di concerto col ministero dell'Economia, aveva approvato le nuove norme per la realizzazione dell'opera.

Secondo i giudici, il decreto relativo al terzo atto aggiuntivo della convenzione tra Mit e società Stretto di Messina per la costruzione dell'infrastruttura è incompatibile con l'articolo 72 della direttiva europea 2014/24/UE, che disciplina la modifica di contratti durante il periodo di validità.

Cosa dicono le motivazioni della Corte dei Conti

Nelle motivazioni, depositate oggi, la Corte evidenzia "perplessità" in riferimento all'art. 72 della direttiva Ue. In particolare si sottolinea come "l'amministrazione non abbia fornito una prova certa e rigorosa dell'avvenuto rispetto del contenimento dell'aumento di prezzo entro il limite del 50 per cento del valore del contratto iniziale, richiesto dal citato art. 72 della direttiva 2004/18/CE, richiamato dall'art. 4 del decreto legge 35/2023".

E si esprime incertezza per quanto riguarda il costo complessivo dell'opera. "La valutazione degli aggiornamenti progettuali in misura pari a euro 787.380.000,00, in quanto frutto di un'attività di mera stima, rende possibile il rischio di ulteriori variazioni incrementali, incidenti – in disparte i problemi di reperimento di nuove coperture – sul superamento della soglia del 50 per cento delle variazioni ammissibili, anche in considerazione dei dati offerti dalla stessa Amministrazione".

La Corte rileva anche una "modifica sostanziale" nel "sopravvenuto totale finanziamento pubblico dell'opera, tale da rendere non necessario il reperimento di quota parte del finanziamento tramite ricorso al mercato".

La possibilità riconosciuta alla concessionaria dall'ordinamento, si legge, "di reperire ulteriori finanziamenti sia sul mercato interno che sui mercati internazionali, appare allo stato assolutamente ipotetica. Infatti, la raccolta sul mercato di ulteriori risorse che, essendo l'opera interamente finanziata, non risulterebbero necessarie alla realizzazione della medesima, appare oggi una mera ipotesi priva non solo di necessità ma, altresì, di qualsiasi legittimazione. Una simile differenza di finanziamento dell'opera è tale da modificare sostanzialmente la natura del contratto. Infatti, la circostanza che l'opera sia completamente finanziata con fondi pubblici cambia la natura del contratto perché libera la concessionaria dalla necessità di reperire risorse finanziarie e modifica, conseguentemente, anche il rapporto tra questa e il contraente generale".

A "riprova" di quanto esposto, la Corte rileva che "tra i motivi che giustificarono, nel 2012, l'interruzione della realizzazione dell'opera – con le inevitabili conseguenze sui rapporti contrattuali – vi era anche la difficoltà di reperire idonei capitali sul mercato".

Le reazioni: "Il Ponte non si farà"

"Con le motivazioni depositate con la seconda delibera della Corte dei Conti sul Ponte sullo Stretto di Messina, ormai è chiaro che Salvini e Ciucci hanno fallito e dovrebbero trarne le conseguenze. Hanno voluto e fatto approvare una procedura sul Ponte in aperta violazione del diritto europeo in materia di appalti e ambiente e, per andare avanti in questa procedura illegittima, Salvini non ha esitato a impegnare 14,5 miliardi di euro di soldi pubblici, sottratti alle vere priorità del Paese. Il Ponte non si farà e, se vorranno riavviare le procedure, dovranno presentare un nuovo progetto con una nuova gara. Salvini ha fallito: si dimetta", si legge in una nota Angelo Bonelli, deputato AVS e co-portavoce di Europa Verde.

"Mentre il governo gioca con le tre carte, leva, mette, sposta e rimette risorse pubbliche, la Corte dei conti interviene nuovamente per dichiarare illegittimo il decreto con cui il ministero delle infrastrutture ha approvato le nuove norme per la realizzazione del Ponte sullo stretto. I giudici contabili esprimono preoccupazione proprio per l'incertezza sul costo dell'opera e le difficoltà a reperire le coperture. Ad oggi infatti il Ponte è interamente pagato con soldi pubblici mentre in origine si parlava di investimenti privati: cambia così la natura del contratto e non vengono rispettati gli impegni di legge. Assisteremo ora al solito piagnisteo contro i giudici ma la verità è che Salvini non sa nemmeno difendere il suo giocattolo e l'opera si dimostra ogni giorno tanto costosa quanto inutile. A questo punto chiediamo che tutte le risorse vengano usate per una legge di bilancio carente su tutti i fronti dalla sanità alle pensioni, al lavoro", ha scritto in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera.

"Le anticipazioni sui nuovi rilievi della Corte dei Conti in merito alle procedure dell'opera Ponte sullo Stretto prefigurano la possibilità concreta di aggiustamenti strutturali al percorso fin qui seguito dal governo, generando alta probabilità che anche nel 2026 le risorse bloccate e provenienti da Fsc resteranno inutilizzabili. Il governo intervenga con buon senso, liberando quelle risorse oggi ridestinandole, come suggeriamo con nostro emendamento, alla Sicilia e alla Calabria per opere immediatamente cantierabili", ha commentato il senatore Antonio Nicita, vicecapogruppo del Pd a Palazzo Madama.

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