“Io nella squadra di Stato sono come il portiere di una squadra di calcio, ho un peso significativo addosso”: con questa metafora Alfano ha provato a spiegare il senso del suo “non intervento” sul caso Tor Sapienza. Nella lettura del titolare del Viminale, infatti, “la gestione delle periferie non deve far ricadere i problemi sul ministero dell'Interno” e dunque “Marino se la sbrighi con il suo partito, con i cittadini di Roma e di Tor Sapienza”. Ecco, una decisione pilatesca che sembra del tutto fuori luogo vista la complessità della questione e le conseguenze che potrebbe avere, anche per il suo valore “simbolico”.

Probabilmente nemmeno a Pilato sarebbe venuto in mente di derubricare a problema di una sola parte politica la rabbia e l’indignazione di una comunità nei confronti di migranti, richiedenti asilo e rom; così come è singolare pensare che nel momento in cui un gruppo di cittadini prende autonomamente l’iniziativa per “sgomberare” un centro per rifugiati il ministro dell’Interno possa girarsi dall’altro lato; ed è infine paradossale che il titolare del Viminale possa giudicare con sufficienza il montare di odio e insofferenza sul tema dell’immigrazione, soprattutto considerando quali attori politici si stanno muovendo e con quali “precedenti”.

Certo, ci sono evidenti responsabilità delle amministrazioni comunali, difficile metterlo in dubbio, dal momento che la scelta delle strutture e delle aree è di competenza comunale (da più parti si sottolinea come nella zona del Prenestino insistano 4 centri di accoglienza ed un campo rom). Così come vi è l'indubbia volontà di soffiare sul fuoco della rabbia e dell'indignazione, sia per mero calcolo politico che per "altre esigenze": un gioco nel quale il Governo non può e non deve entrare. Ed infine vi è un malessere diffuso, soprattutto nelle periferie, la cui incubazione dura da anni ed il cui sviluppo segue percorsi non facilmente prevedibili. Ma proprio per questo il Governo non può far finta di nulla e ha il dovere di immaginare risposte vere ed efficaci. Mettendoci la faccia anche quando va in scena la "resa ai malumori della piazza" (con il trasferimento dei richiedenti asilo dal centro di Tor Sapienza, scelta discutibilissima dell'amministrazione, sulla quale il Viminale ha fatto spallucce) ed evitando che passi il messaggio della legittimazione dell'odio e dell'insofferenza verso i migranti.

Ma, è chiaro, il tema è scomodo e politicamente non conviene esporsi (vero, Renzi?). Soprattutto perché il ministero dell’Interno dovrebbe assumersi la responsabilità di una scelta: o difendere le politiche in materia di immigrazione e chiarire che il monopolio della forza non è in discussione (tutelando l’incolumità dei migranti e la sicurezza dei cittadini, ove minacciata), oppure ammettere errori e lacune nei processi di accoglienza / assistenza / gestione dei richiedenti asilo (sempre tutelando l’incolumità dei migranti e spiegando che il monopolio della forza non è in discussione). Tertium non datur, come avrebbe detto Pilato.