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Nordio si contraddice: ora sostiene che la riforma renderà la giustizia più efficiente

Il ministro Nordio difende la riforma sulla separazione delle carriere e per convincere gli elettori della sua bontà assicura che migliorerà la giustizia. Peccato che fino a non troppo tempo fa dicesse l’esatto contrario.
A cura di Giulia Casula
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"Se passerà la riforma avremo una giustizia più trasparente e vicina ai cittadini". A dirlo oggi è il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, garante della riforma su cui tra pochi giorni gli elettori italiani si pronunceranno. Il Guardasigilli difende il disegno di legge che separa le carriere di giudici e pm e divide in due il Csm (assegnando la funzione disciplinare a un nuovo organo, l'Alta Corte) e per convincere i cittadini della sua bontà, assicura che migliorerà la giustizia. Peccato che fino a non troppo tempo fa dicesse l'esatto contrario. 

Per mesi Nordio è andato dichiarando che la riforma non avrebbe influito sulla velocizzazione della macchina giudiziaria e che non avesse nulla a che vedere con i tempi dei processi. Le occasioni pubbliche, le interviste, gli eventi in cui il ministro si è esposto sul tema sono molteplici.

Un anno fa il Guardasigilli, in occasione di un convegno alla Camera, ammetteva serenamente che la riforma "non influisce sull'efficienza". E anzi, rivendicava di non averlo mai detto. "Non abbiamo mai detto che la separazione carriere rende i processi più veloci. È una riforma coerente perché il giudice è terzo e imparziale e tale deve essere percepito dal cittadino", diceva.

Una posizione ribadita più volte nei mesi successivi. A dicembre, durante la kermesse di Fratelli d'Italia ad Atreju, Nordio ripeteva il concetto: "Nessuno ha mai detto che questa riforma serva ad accelerare i processi, noi ne stiamo facendo altre".

Insomma l'obiettivo di separare le carriere e sdoppiare il Csm, almeno all'interno governo, sembrava chiaro e definito. Sembrava, appunto. Sì perché oggi il ministro, intervistato da Il Mattino, si contraddice completamente: "È importante votare sì perché questa riforma mira a rendere la giustizia più efficiente, più trasparente e più vicina ai cittadini. Interveniamo su nodi strutturali che da anni rallentano il sistema, migliorando i criteri di valutazione dei magistrati e introducendo elementi di maggiore equilibrio e responsabilità. Non è affatto una riforma contro qualcuno, ma nell'interesse dei cittadini e del buon funzionamento della giustizia".

Un'enorme giravolta probabilmente dettata dall'esigenza di spingere il Sì ora che la campagna elettorale si trova al rush finale e la partita pare destinata a essere un testa a testa. Un cambio di linea che tuttavia solleva delle perplessità sulle reali intenzioni di chi ha proposto questa riforma. 

Il cortocircuito della destra in questo senso è evidente. "Chi è che ha detto che questa riforma deve incidere sui tempi e sull'efficienza della giustizia? Solo un'ignorante può pensare una cosa del genere", diceva in Aula la presidente della Commissione giustizia al Senato, in quota Lega, Giulia Bongiorno. 

Cosa è cambiato allora? I malpensanti potrebbero rispondere con i sondaggi sul referendum, che nelle ultime settimane prima dello stop hanno visto via via chiudersi lo stacco tra i due schieramenti. A prescindere da come la si metta e da quali possano essere le ragioni, la contraddizione c'è ed è innegabile.

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