Nomadi digitali in Spagna: a chi è rivolto e come funziona il visto

Nel 2023 la Spagna ha introdotto un visto dedicato ai nomadi digitali. Si tratta di un permesso pensato per chi lavora online per aziende o clienti esteri, senza svolgere attività sul mercato locale. Non è però un visto automatico: richiede il rispetto di regole precise, ma offre vantaggi fiscali e la possibilità di vivere temporaneamente in Spagna, costruendo una routine lavorativa in un nuovo contesto culturale. Ecco tutto quello che c'è da sapere.
A chi è rivolto
Il visto è destinato esclusivamente a cittadini extra-Ue e extra-SEE, quindi chi proviene da Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e molti altri Paesi può presentare domanda. La richiesta può essere fatta direttamente all'ambasciata o al consolato spagnolo nel proprio Paese di residenza, oppure in Spagna, prima della scadenza di un visto turistico.
Quali sono i requisiti per ottenere il visto
È molto importante sapere che non basta essere nomadi digitali: occorre infatti soddisfare requisiti specifici. Per ottenere il visto bisogna dimostrare un'esperienza lavorativa significativa. I freelance devono aver svolto un'attività online continuativa per almeno un anno e dimostrare che almeno il 20% del fatturato proviene da clienti esteri. Chi è dipendente deve essere legato a un'azienda straniera da almeno tre mesi. Oltre all'esperienza, poi, sono richiesti requisiti personali e legali: avere un'assicurazione sanitaria privata, una fedina penale pulita e non aver risieduto in Spagna negli ultimi cinque anni. Un altro aspetto fondamentale riguarda il reddito: il richiedente, infatti, deve essere finanziariamente autosufficiente, con un reddito pari almeno al doppio del salario minimo spagnolo: circa 2.160 euro al mese, o 25.920 euro l'anno. Per chi decide di trasferirsi con la propria famiglia, il minimo aumenta proporzionalmente: due persone necessitano infatti di circa 2.970 euro al mese, tre persone di 3.240 euro e quattro persone di 3.510 euro. La situazione reddituale deve essere ovviamente dimostrata attraverso documenti ufficiali come estratti conto, contratti di lavoro o buste paga.
Come funziona la procedura per ottenere il visto
Il percorso per ottenere il visto è chiaro ma richiede molta attenzione. Dopo aver ravvolto e tradotto tutta la documentazione, infatti, si prenota un appuntamento al consolato, dove si consegnano i documenti e si paga la tariffa di circa 80 euro. Se la richiesta viene approvata, il candidato riceve un visto d'ingresso che consente di entrare in Spagna e richiedere la TIE, cioè la Tarjeta de Identidad de Extranjero, ovvero la carta fisica di soggiorno. Una volta sul territorio spagnolo, è fondamentale registrarsi e ottenere il NIE (Numero di Identificazione Straniero) e il NIF (Numero di Identificazione Fiscale), strumenti indispensabili per aprire conti bancari, stipulare contratti e adempiere gli obblighi fiscali.
Tassazione e vantaggi fiscali
In questo contesto, chi ottiene poi il visto può beneficiare di un regime fiscale speciale che permette di pagare una tassazione agevolata sui redditi di lavoro e professionali per i primi cinque anni: il 24% per redditi fino a 600mila euro e il 47% per la parte eccedente. Per accedere a questo regime è necessario presentare la domanda entro sei mesi dalla registrazione come residente.
Non solo, la Spagna ha firmato anche accordi internazionali per evitare la doppia imposizione con numerosi Paesi, tra cui USA, UK, Canada, Australia e molti membri dell'UE, al fine proprio di garantire maggiore tranquillità ai nomadi digitali.
Quanto dura il visto
Il visto non offre subito cinque anni di residenza: si parte con un primo permesso più breve, rinnovabile fino a un massimo di cinque anni. Solo dopo questo periodo è possibile richiedere la residenza permanente.