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Attacco all'Iran di Israele e USA

No, gli italiani non saranno chiamati a combattere in Iran: cosa sono le liste di leva pubblicate dai Comuni

La pubblicazione da parte dei Comuni delle liste di leva dei nati nel 2009 ha riacceso la preoccupazione di alcuni su una possibile chiamata alle armi e sul ripristino del reclutamento obbligatorio. I cittadini potranno sul serio essere costretti a combattere? Facciamo un po’ di chiarezza.
A cura di Giulia Casula
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L'apertura di un nuovo fronte di conflitto, in Iran, ha riportato all'attenzione del dibattito pubblico il tema di un ritorno della leva militare obbligatoria. La pubblicazione da parte di diversi Comuni delle liste di leva dei nati nel 2009 ha riacceso la preoccupazione degli italiani su una possibile chiamata alle armi. Ma come stanno davvero le cose? I cittadini potranno sul serio essere chiamati a combattere? Spoiler, no. Facciamo un po' di chiarezza.

Cosa dice la legge e in quali casi si può essere chiamati in guerra

Partiamo innanzitutto col ricordare che la leva militare obbligatoria in Italia è stata sospesa nel 2004, con una legge (la n°226, nota anche come legge Martino dal nome del ministro proponente) che ha disposto l'interruzione del servizio a partire dal 1° gennaio 2005. Da quel momento in poi le Forze armate sono state trasformate in un corpo professionale, formato da volontari.

Perché allora, ciclicamente di torna a parlarne? Perché da un punto di vista normativo la leva obbligatoria non è stata completamente abolita, ma solo sospesa appunto. Cosa che ha dato spazio ad alcuni partiti politici, in primis la Lega di Matteo Salvini, per avanzare periodicamente proposte per un suo ripristino.

Ma su questo, al di là della sospensione, l'ordinamento è molto chiaro. In particolare, la legge n. 331 del 2000 fissa le condizioni in cui è possibile reclutare personale su base obbligatoria. Sono sostanzialmente due e molto stringenti:

  • qualora sia deliberato lo stato di guerra ai sensi dell'articolo 78 della Costituzione;
  • in presenza una grave crisi internazionale nella quale l'Italia sia coinvolta direttamente o in ragione della sua appartenenza ad una organizzazione internazionale giustifichi un aumento della consistenza numerica delle Forze armate.

La seconda condizione potrebbe spingere alcuni a scorgere delle similitudini con lo scenario attuale – una crisi in Medio Oriente e l'Italia storico partner degli Usa all'interno della Nato – ma occorre fare alcune specifiche. Qualora pure si verificasse uno dei due casi individuati dalle legge, la riattivazione del reclutamento obbligatorio sarebbe possibile solo nel caso in cui il personale in servizio sia insufficiente e non sia possibile colmare il vuoti di organico richiamando militari che hanno cessato il servizio da non più di cinque anni.

Prima comunque verrebbero arruolati i corpi professionisti: ufficiali, sottufficiali, volontari di truppa in servizio permanente e in ferma volontaria prefissata; carabinieri e guardia di finanza. È chiaro insomma che si tratta di uno scenario straordinario, su cui non è il caso di lanciare allarmismi.

Cosa sono le liste di leva pubblicate dai Comuni

Quanto alle cosiddette liste di leva dei Comuni, come quella apparsa ad esempio sull'Albo pretorio online del Comune di Roma, ci sono diversi punti da chiarire. Innanzitutto: che cosa sono? Si tratta di elenchi che ogni anno vengono pubblicati dalle amministrazioni locali e in cui sono riportati i nomi dei cittadini maschi che in quell'anno compiranno 17 anni. Ad esempio, le liste relative al 2026 riguardano i nati nel 2009. Ma non è una chiamata alle armi, né comporta obblighi di alcun tipo. 

Allora come mai i Comuni le pubblicano? È la legge a prevederlo, nello specifico il Codice dell'ordinamento militare, che impone alle amministrazioni di redigere questi elenchi e renderli pubblici entro il 31 gennaio di ogni anno. Una sorta di adempimento formale che ha continuato ad andare avanti in tutti questi anni. Nei fatti però, l'iscrizione non comporta l'arruolamento né autorizza alla recluta in caso di conflitto.

Nei mesi scorsi, sul tema della leva, il ministro Crosetto aveva chiarito di non esser intenzionato a ripristinare alcun obbligo. Attualmente il governo è a lavoro su un disegno di legge che prevede l'istituzione di una riserva ausiliaria, di circa 10mila unità, che faccia da supporto alle Forze armate in casi eccezionali. Si tratterebbe comunque di una leva volontaria, formata da professionisti addestrati, come militari in congedo o ex guardie giurate. Al momento comunque, un testo non è stato ancora depositato.

Quindi, per riassumere, al netto dei giustificati timori per l'escalation militare a cui stiamo assistendo sul piano internazionale, quella degli italiani chiamati a combattere in Iran resta un'eventualità abbastanza remota e ora come ora, improbabile.

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