Nella cacciata di Cingolani da Leonardo c’entra il Michelangelo Dome, il progetto che ha irritato gli USA

Roberto Cingolani, dopo tre anni alla guida di Leonardo (ex Fincantieri), è stato sostituito dal governo Meloni a sorpresa. La sua rimozione dall'incarico di amministratore delegato, che diventerà ufficiale con l'assemblea degli azionisti fissata il 7 maggio, è arrivata senza grandi giustificazioni pubbliche. I numeri dell'andamento dell'azienda in senso stretto (fatturato, assunzioni, espansione delle collaborazioni internazionali) sembrerebbero dare ragione a Cingolani, già ministro della Transizione ecologica durante il governo Draghi.
Dietro la ‘cacciata' ci sarebbero però motivi più strettamente politici: la gestione personale di Cingolani all'interno di Leonardo, non molto allineata con il governo; e forse anche un progetto in particolare, il Michelangelo Dome. Un'iniziativa su cui l'ormai ex ad ha puntato molto, e che avrebbe creato qualche malumore negli Stati Uniti, stando a retroscena fatti circolare anche da ambienti vicini al governo.
Gli anni di Cingolani a Leonardo
Negli ultimi tre anni Leonardo, la principale azienda del settore militare e di difesa italiana, è cresciuta molto. Lo ha fatto grazie alla situazione internazionale, con il riarmo lanciato da molti Paesi, e anche grazie alla gestione manageriale di Cingolani: lo scorso anno l"azienda ha fatturato circa 20 miliardi di euro, erano poco meno di 15 nel 2022. Dato che Leonardo è una partecipata – il principale azionista è il ministero dell'Economia, quindi lo Stato – la sua guida è scelta dal governo.
Nel 2023, il governo Meloni aveva scelto Roberto Cingolani, ex ministro dell'Ambiente durante il governo Draghi, apprezzato da alcuni esponenti dell'esecutivo meloniano e osteggiato da altri, come spesso avviene per le nomine importanti. Stando a quanto risulta dalle indiscrezioni, il nome di Cingolani era gradito da Meloni stessa e dal suo fidatissimo sottosegretario Giovanbattista Fazzolari.
Nel tempo, però, evidentemente le cose sono cambiate. Sembra che Cingolani si fosse guadagnato il sostegno del ministro della Difesa Crosetto, che pure tre anni fa aveva sostenuto un altro candidato: ovvero Lorenzo Mariani, che ora ha preso il posto di Cingolani. Fatto sta che il governo Meloni ha deciso di cambiare direzione senza che, pubblicamente, ci fossero degli evidenti motivi per farlo. Così hanno iniziato a rincorrersi le ricostruzioni. E alcune di queste riguardano anche i rapporti con gli Stati Uniti e il progetto chiamato Michelangelo Dome.
Il Michelangelo Dome, scudo per la difesa europea da missili e droni
Cingolani a novembre dell'anno scorso aveva definito il Michelangelo Dome "il più grande programma di integrazione mai realizzato nell’industria della difesa". Si tratta di una piattaforma che permette di far lavorare in modo coordinato diversi sistemi di difesa aerea. Mettere insieme sensori di terra, navali, aerei e anche spaziali, con un sistema di intelligenza artificiale che serve a individuare le minacce in arrivo (missili, droni…) e stabilire il modo migliore per intercettarle.
Insomma, il Michelangelo Dome è un progetto di difesa che dovrebbe consentire di far cooperare diversi sistemi di sicurezza per garantire la difesa di una certa area. In pratica uno ‘scudo', o una ‘cupola‘: da qui deriva il nome, letteralmente "cupola di Michelangelo"; un'espressione già usata, per esempio, dall'Iron Dome israeliano. Sarebbe in vendita per chiunque (alleanze permettendo), ma naturalmente il fatto che sia un prodotto italiano spingerebbe a usarla soprattutto nell'ambito europeo e della Nato.
L'attenzione verso la difesa dagli attacchi massivi dei droni è nata soprattutto con la guerra in Ucraina. Non a caso nel 2022 la Germania lanciò Sky Shield, uno progetto di scudo che aveva l'ambizione di allargarsi a tutti gli alleati europei: quasi venti Paesi da allora hanno aderito all'idea di una European Sky Shield Initiative, a guida tedesca. Alcuni però si sono tenuti fuori, e tra loro alcuni tra i più ‘pesanti': l'Italia, ma anche la Polonia e la Francia.
Anche i lavori sul Michelangelo Dome sono iniziati nel 2022, anche se il sistema è stato presentato solo l'anno scorso. E negli ultimi mesi la tabella di marcia ha visto un'accelerazione. Ci si aspetta che il sistema, con i giusti investimenti, possa diventare pienamente operativo nel 2030. Ma già entro la fine di quest'anno – lo ha annunciato Cingolani nelle scorse settimane – sarà sperimentato in Ucraina.
Perché gli Usa (e non solo) forse si sono irritati per il Michelangelo Dome
Perché un progetto simile dovrebbe far innervosire o arrabbiare gli Stati Uniti, fino a diventare un ‘problema' diplomatico da risolvere con la sostituzione di Cingolani? Anche su questo non ci sono spiegazioni ufficiali.
Una delle versioni circolate negli ultimi mesi è che l'amministratore delegato di Leonardo si sarebbe mosso con troppa autonomia su questo dossier. Si tratta, dopo tutto, di un sistema di difesa comune europeo che potrebbe rischiare di togliere peso e influenza ai fornitori statunitensi o israeliani: basta immaginare come potrebbero cambiare i rapporti se, ad esempio, l'Ucraina fosse in grado di affidarsi a questa nuova ‘cupola' europea.
Nonostante il sostegno pubblico del ministro Crosetto all'iniziativa, la rapidità degli annunci sul Michelangelo Dome avrebbe quindi creato qualche allerta sia tra gli ufficiali statunitensi, sia tra altri alleati europei. Non avrebbero visto di buon occhio una ‘fuga in avanti' italiana in questo campo.
C'è da dire che, dall'altra parte, più di un analista ha sottolineato che sembra improbabile che la cacciata di Cingolani sia stata causata unicamente da queste eventuali frizioni. Dopotutto, il Michelangelo Dome è un progetto ancora in fase di sviluppo, come detto. Serviranno anni per vederlo pienamente operativo, ed è evidente che nel frattempo ci sarà più di un'occasione per gestire l'aspetto diplomatico e politico della questione.
Le altre tensioni politiche tra Cingolani e il governo Meloni
Anche in assenza di giustificazioni ufficiali, infatti, sembra chiaro: la presunta irritazione statunitense (o di altri alleati) può aver contribuito a erodere il rapporto di fiducia tra Cingolani e il governo, ma altri segnali dall'interno erano arrivati già nei mesi precedenti.
Diversi cronisti hanno riportato come negli ambienti dell'esecutivo – a partire dallo stesso Fazzolari, che aveva sostenuto Cingolani – non ci sia stato molto apprezzamento per il modo in cui l'ad ha gestito le nomine. Più di una promozione sarebbe andata a persone considerate non abbastanza allineate con la maggioranza di centrodestra, l'amministratore delegato si sarebbe dimostrato ben poco disposto a seguire i rituali politici in materia. A seconda delle versioni, si parla di queste nomine in modo positivo (le qualifiche tecniche messe davanti all'appartenenza di partito) o negativo (persone scelte da Cingolani solo perché a lui ‘vicine'), ma che si sia creata una distanza è assodato.
Questo, anche più delle scelte strategiche del capo di Leonardo – gli accordi con i francesi di Airbus e Thales, il lavoro sui droni ‘affidato' ai turchi di Baykar, persino il mega-investimento nel Michelangelo Dome – avrebbe pesato sul suo destino. Qualunque sia il motivo, il governo ha deciso di sostituirlo con Lorenzo Mariani (interno all'azienda da decenni e, come detto, già gradito in passato), mentre come presidente ha nominato Francesco Macrì, dirigente già saldamente considerato in area meloniana.
Fazzolari smentisce: "Grati a Cingolani, ma ora sono cambiate le priorità"
Lo stesso Fazzolari, indicato come uno dei principali ‘scontenti' di Cingolani, si è mosso oggi per smentire. "Ho letto ricostruzioni fantasiose sulla scelta del governo sui vertici di Leonardo. Roberto Cingolani ha lavorato molto bene in questi tre anni e gode della piena fiducia del governo e, per quanto possa contare, anche della mia personale. Ha pienamente ottenuto i risultati che Giorgia Meloni e il governo gli avevano chiesto e cioè imprimere una svolta in termini di visione e di innovazione all'azienda. E di questo siamo molto soddisfatti", ha detto ad Ansa.
Dunque se il manager ha raggiunto tutti i "risultati", perché sostituirlo? La spiegazione è che la motivazione è "esclusivamente di natura industriale". Fazzolari ha detto che siamo in un "nuovo contesto geopolitico" che presenta delle "nuove priorità dell'industria della difesa a livello europeo". In particolare, c'è una "accelerazione in termini di produzione". Per questo, il governo ha ritenuto "più adatto un profilo come Lorenzo Mariani, che ha una lunghissima esperienza in questo specifico settore industriale".
Insomma, Cingolani non era adatto a una fase in cui bisogna aumentare la produzione di armi e strumenti di difesa. Anche se non è ben chiaro il perché. "È cambiato lo schema di gioco che si vuole adottare, e un diverso allenatore appare più adatto, anche se l'attuale ha fatto molto bene e va ringraziato per i risultati ottenuti", ha concluso Fazzolari. Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha chiesto spiegazioni più convincenti: "Il sottosegretario vuole forse intendere che l’Italia non parteciperà più a questo progetto? Dietro all’avvicendamento alla guida di Leonardo ci sono forse pressioni di USA o di Israele?".
E dato che a Fazzolari "piace utilizzare parallelismi sportivi", ha concluso Magi, "ci dica qual è il nuovo schema di gioco del nostro Paese in tema di difesa che ha portato il governo a dover cambiare allenatore; anche perché, visti i risultati record di Cingolani a Leonardo, la regola dovrebbe essere che squadra che vince non si cambia".