Frontex dice di aver avvisato Italia, Libia e Malta. La Guardia Costiera italiana dice che i libici hanno assunto il coordinamento dell'operazione. Alarm Phone dice che tutti sapevano. Lo scarico di responsabilità e il rimpallo delle colpe è cominciato anche questa volta, dopo il tragico ed ennesimo naufragio nel Mediterraneo che, anche questa volta, si poteva evitare. Due giorni in balia delle onde, che hanno portato 130 persone a perdere la vita annegando, senza che nessuno riuscisse a intervenire per salvarle. Ora, però, le Ong denunciano di essere state ignorate dalle autorità europee e l'Organizzazione internazionale delle migrazioni dell'Onu attacca: "Gli Stati si sono rifiutati di salvare i naufraghi". Ecco che ricomincia lo scaricabarile.

La Guardia Costiera italiana lascia trapelare, attraverso delle fonti, la sua posizione: "Abbiamo individuato i mercantili che erano più vicini all'area nella quale era stata segnalata la presenza di imbarcazioni con a bordo migranti e li abbiamo comunicati alle autorità libiche", spiegano. Poi viene puntualizzato che "l'evento è avvenuto in area Sar libica e le autorità di Tripoli hanno assunto il coordinamento". Per questo motivo la Guardia Costiera, "su richiesta delle stesse autorità e come previsto dalle convenzioni internazionali", ha semplicemente "individuato i mercantili poi utilizzati dai libici per le ricerche".

Sul banco degli imputati, oltre all'Italia, c'è anche Frontex (Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera), che viene accusata dalla piattaforma Alarm Phone di aver inviato un aereo a sorvolare la zona del naufragio solo sette ore dopo il primo allarme. "Siamo profondamente rattristati da questa tragedia – scrive l'Agenzia in una note – Ancora una volta bande criminali hanno stipato persone disperate su una barca inadatta alla navigazione in condizioni meteo terribili e le hanno spinte in mare, mettendo i profitti al di sopra della vita". Poi si smarca, spiegando di avere "immediatamente allertato i centri di soccorso nazionali in Italia, Malta e Libia, come previsto dal diritto internazionale" e anche di aver "emesso diverse chiamate di soccorso sul canale radio marino di emergenza per allertare tutte le navi nelle vicinanze a causa della situazione critica e del maltempo". Le colpe di questo scaricabarile ricadono sui libici, che non hanno voluto raggiungere il luogo del naufragio per le condizioni meteo proibitive. Hanno cercato di farlo, invece, le Ong e le navi mercantili che si trovavano nei paraggi, su cui è stata scaricata tutta la responsabilità. Però, purtroppo, sono arrivati troppo tardi.