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Emergenza immigrazione
14 Novembre 2022
08:14

Multe, sequestri e pugno duro: così Salvini annuncia la linea del governo Meloni sui migranti

Il governo Meloni continua con il pugno duro sulla questione migranti, mentre la tensione con la Francia resta molto alta. Salvini promette “multe e sequestri” per le Ong, richiamando lo spettro dei decreti Sicurezza.
A cura di Tommaso Coluzzi
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Multe, sequestri, porti chiusi, pugno duro. Le parole chiave del governo Meloni sono le stesse utilizzate dal primo governo Conte – quello precedente alla conversione progressista del Movimento 5 Stelle – almeno per ciò che riguarda la gestione dell'immigrazione. E, ancora più nello specifico, gli sbarchi delle Ong. È una precisazione necessaria, visto che la stragrande maggioranza dei migranti che arriva in Italia lo fa in autonomia sui barconi, anche se la partita si concentra sulle navi umanitarie che – senza alcuna prova di ciò – qualcuno ha ricominciato a chiamare taxi del mare.

"Chi sbaglia, paga. Bene così – ha attaccato ieri il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini – Stretta in vista, multe sequestri e più controlli. Il governo pronto al pugno duro sugli sbarchi". Così il vicepresidente del Consiglio prova a rilanciare la linea che lo ha premiato – in termini di consenso, non certo di risultati ottenuti – quando era all'Interno, con il suo fedelissimo Piantedosi oggi al Viminale. Il governo è unito, come spesso accade, contro un nemico comune. Anche il ministro degli Esteri – e pari grado di Salvini come vice-Meloni, Antonio Tajani – ieri ha aggredito il tema migranti, prendendosela anche con la Francia: "C'è stata una reazione sproporzionata, anche per questioni loro di politica interna – ha detto il titolare della Farnesina – dobbiamo difendere le ragioni dell'Italia. Non può passare il principio che le Ong si mettono d'accordo e prendono a bordo i migranti". Quest'ultima, tra l'altro, è un'accusa molto grave e mai dimostrata.

Il governo Meloni sta quindi dimostrando di avere una linea ben precisa sui migranti, sia a livello mediatico che pratico. Anche se la guerra alle Ong, al momento, non ha portato grandi risultati: solo la tensione diplomatica con la Francia e lo sbarco di 234 persone a Tolone, mentre le altre persone sono comunque scese in Italia, visto che si trattava di una violazione del diritto internazionale. Quello che minaccia Salvini, però, è un ritorno dei decreti Sicurezza. Il leader della Lega da mesi sta provando a riproporre le misure durissime contro le Ong, che erano sottoposte a multe milionarie e sequestro della nave.

Ora, però, si aprirà una discussione nell'Unione europea, che non è detto che porti dei frutti. Sicuramente se ne parlerà, con l'Italia che ha diffuso un comunicato congiunto con gli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo (Spagna a parte), in cui si chiede di ridiscutere a livello europeo la questione, viene sottolineato che il sistema di redistribuzione non funziona e vengono anche attaccate le Ong: "Il modus operandi di queste navi private non è in linea con lo spirito della cornice giuridica internazionale sulle operazioni di search and rescue, che dovrebbe essere rispettata".

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