"Non me ne vado finché non mi dai un bacio", "Dai fammi vedere il culo, non crederai mica che non te lo guardi nessuno", "puoi vestirti provocante e fare una sorpresa al mio amico?", "ma siete anche puttane per caso?" Sono solo alcuni degli "inviti" o "apprezzamenti", spesso insistenti e certamente non richiesti, rivolti alle tante donne che hanno partecipato, loro malgrado, alla 91esima Adunata nazionale degli Alpini, nella tre giorni che si è svolta a Trento da venerdì a domenica della scorsa settimana, a cui hanno preso parte 500mila persone. Si chiamano molestie, ed è stata l'associazione "Non una di meno – Trento" a raccogliere le testimonianze, pubblicate in forma anonima. Da quando hanno denunciato quello che tante ragazze hanno inaspettatamente subito dal branco, con un comunicato pubblicato domenica, le coordinatrici della pagina Facebook sono state letteralmente sommerse di segnalazioni.

Il caso è esploso appunto dopo la nota diffusa dalle attiviste del movimento, in cui si legge "Come spesso accade, quello che gli uomini chiamano festa si traduce in motivo d'ansia per le donne, con il moltiplicarsi di molestie e approcci non graditi". 

"La nostra non voleva essere un'invettiva contro la parata militare, non vogliamo in nessun modo scagliarci contro gli Alpini, ci mancherebbe", dicono a Fanpage.it da "Non una di meno -Trento". Ma questo non è bastato a chiarire la loro posizione, visto che adesso l'Ana, l'Associazione Nazionale Alpini, minaccia querele, come ha riportato Repubblica.it. A far infuriare gli Alpini sono stati i commenti di solidarietà per le vittime, pubblicati sulla pagina Facebook dell'associazione. "Cadiamo dalle nuvole – fanno sapere dall'Ana a Repubblica.it- "nessun caso di molestie ci è stato segnalato. C'era un servizio d’ordine con 400 alpini, non un incidente. Qualcuno vuole montare uno scandalo e infangare volontari sempre pronti a mobilitarsi per la pace e per il Paese, sono già pronte denunce e querele". 

"Sono amareggiato. Oggi abbiamo ricevuto lettere da tante donne e famiglie trentine che si complimentavano con noi per l'organizzazione impeccabile" – ci racconta al telefono il presidente Ana di Trento Maurizio Pinamonti, responsabile dell'evento – "Noi non abbiamo ritenuto necessario difendere quelle donne con un comunicato perché non ci sono prove". Pinamonti ipotizza che si tratti di un'operazione mirata: "Anche giorni fa, all'Università di Trento, sono comparsi manifesti denigratori con offese rivolte al corpo degli Alpini. Non c'è rispetto per i nostri valori". 

"Abbiamo passato gli ultimi tre giorni a cancellare insulti sessisti e volgarità dalla nostra pagina Facebook. E tra gli haters c'erano anche donne, che ci accusavano di essere "acide" e ci invitavano a "rilassarci"", ci raccontano le donne di "Non una di meno – Trento". Soprattutto perché nel loro comunicato le attiviste stigmatizzavano uno degli appuntamenti in programma, cioè la serata dedicata a "Miss Alpina bagnata" in cui l'invito ai partecipanti era "bagna con la birra la tua alpina preferita". "Al di là dell'oggettificazione della donna, dettaglio non certo trascurabile, non capiamo come si possa non considerare umiliante (facendolo anzi passare per apprezzamento) il gesto di lanciare addosso a qualcuno della birra", commentavano le attiviste. Di denunce alle Forze dell'Ordine ad oggi non se ne sa nulla, ma, ci dicono, la reticenza è in questi casi un atteggiamento noto, perché nelle vittime scatta un senso di pudore, accompagnato alla paura di essere poi emarginate socialmente.

Il gruppo si è costituito a Trento un mese fa, e stando a quanto raccontano le militanti, le trentine ne hanno subito avvertito la presenza. Spesso le donne che subiscono violenze o discriminazioni non trovano un luogo dove poter essere ascoltate senza essere giudicate. Anche per questo le storie che in questi giorni vengono pubblicate dalla pagina Facebook dell'associazione vengono accompagnate tutte dall'hashtag "#YoTeCreo", cioè "io ti credo", per permettere alle vittime di molestie di uscire da quella spirale del silenzio in cui sono spinte dai condizionamenti della società.

Ma non era certo un braccio di ferro con gli Alpini quello che le attiviste volevano innescare, ma l'intenzione era quella di accendere i riflettori su una situazione odiosa che si è creata alla festa in un clima di baraonda carnevalesca, dicono, complice appunto anche l'alcol, su cui non era stata posta alcuna limitazione. Il sindaco Alessandro Andreatta forse non aveva previsto le degenerazioni che un simile evento, in un'atmosfera di goliardia, poteva determinare, soprattutto sospendendo il divieto di consumare alcol che vige nella città. "Erano tutti ubriachi fradici, fin dal mattino. Ho sofferto doppiamente perché ho reagito solo in parte, mi sentivo con le mani legate, impotente", racconta una delle ragazze che ha deciso di condividere la sua esperienza. La giovane lavorava in un bar, e si è trovata a servire clienti che si rivolgevano a lei chiamandola "donna" "bambolina" "mona" " gnocca" e "cameriera, fai la brava".

Ma c'è di più. L'aspetto paradossale della vicenda è che sulla manifestazione non si sono espresse le Istituzioni, con una presa di distanza ufficiale. Il sindaco non ha ritenuto importante intervenire pubblicamente condannando quanto successo. Le attiviste di "Non una di meno – Trento" hanno chiesto un incontro con il primo cittadino, con l'assessora provinciale alle Pari Opportunità Sara Ferrari, con il suo omologo al Comune Andrea Robol, con il consigliere delegato all'Adunata degli Alpini Massimo Ducati, con la presidente della Commissione Provinciale Pari Opportunità Simonetta Fedrizzi. Saranno ricevute martedì 22 maggio dall'assessora Ferrari, l'unica che al momento ha risposto all'appello.

Ma se i rappresentanti istituzionali al momento latitano, in un'altra occasione, che si è verificata nelle scorse settimane, sono stati invece tempestivi nella risposta. La Provincia ha negato infatti il patrocinio al Dolomiti Pride, la manifestazione per i diritti delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali prevista per il 9 giugno a Trento. In una lettera inviata all’Arcigay Trentino il presidente della provincia Ugo Rossi ha spiegato che "La parata nel centro della città assume un aspetto più di folclore e di esibizionismo che sicuramente non apporta alcun contributo alla crescita e valorizzazione della società trentina e della sua immagine". Rossi è stata una voce isolata nella Regione, ma è la dimostrazione che la politica, quando ci si mette, sa essere attenta e solerte. La solita storia dei due pesi e delle due misure insomma.