Minacce di stupri nelle scuole del Nord Italia, cosa sappiamo sulle chat e le false liste di persone da colpire

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Dal 19 ottobre circolano su WhatsApp e Instagram messaggi che annunciano violenze sessuali di gruppo e aggressioni nelle scuole di Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, come “stupreranno ogni ragazza che si trova in giro in città”. Alcune notizie sono state smentite dalla polizia, che ha effettuato degli accertamenti, anche con mezzi blindati. Però in alcune scuole si è presentato il 10% degli iscritti.

“Stupreranno ogni ragazza che si trova in giro in città”; “Hanno fatto un gruppo per violentare le ragazze: sono in 400”. Sono solo alcuni dei messaggi che, dal 19 ottobre, hanno cominciato a circolare sui social e nelle chat WhatsApp degli studenti di numerose scuole italiane, tra Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. Parlano di gruppi organizzati, formati da centinaia di persone, in procinto di assaltare gli istituti e compiere stupri di massa; molti avvertono le ragazze, le invitano a rimanere a casa.

Al momento non ci sono prove che queste aggressioni fossero realmente in programma e molte notizie sono già state smentite dalle forze dell’ordine, che in alcune città – dopo aver ricevuto una pioggia di segnalazioni – hanno effettuato degli accertamenti davanti alle scuole. Però “che si tratti di una minaccia concreta o di una provocazione”, come ha detto il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, “siamo davanti a un fatto di estrema gravità. Perché il risultato è lo stesso: ragazze terrorizzate e famiglie gettate nell’angoscia. E questo è inaccettabile”.

A Ravenna gli agenti hanno presidiato diversi istituti e, secondo la testata locale Ravenna e dintorni, a causa degli allarmi diffusi sui social all’Istituto di Ragioneria della città si sarebbe presentato il 10% degli iscritti.

Le minacce di stupro nelle scuole del Veneto

Le prime segnalazioni hanno cominciato a circolare lunedì 19 ottobre. In base alle evidenze finora disponibili, sarebbero partite da WhatsApp, passando velocemente da una chat all’altra; infatti i messaggi in questione sono spesso sormontati dall’icona “inoltrato molte volte”. Poi sarebbero stati rilanciati su Instagram e altre piattaforme, come TikTok o Telegram. Molti avvertimenti venivano attribuiti ad amici o conoscenti; in alcuni si parlava di 400 aggressori, in altri di 500. Cambiavano anche le città e gli istituti che sarebbero stati assaltati.

Secondo il Corriere del Veneto, nelle conversazioni sarebbe comparso anche un elenco con i nomi di 18 studentesse, indicate come possibili vittime di violenza sessuale. La testata locale Verona Tomorrow riferisce invece di una decina di ragazze e che i messaggi avrebbero riguardato anche alcune scuole frequentate soprattutto da studentesse. Inoltre, nel Veronese è circolata la notizia di uno stupro vicino a una discoteca, ma non è stata confermata dalle autorità. Alcuni genitori hanno deciso di non mandare i figli a scuola, mentre altri hanno segnalato i fatti alle forze dell’ordine.

Dalla Lombardia all'Emilia-Romagna: i falsi allarmi e le scuole presidiate dalla polizia

A Milano sono stati diffusi messaggi che annunciavano stupri di gruppo, accoltellamenti e incendi nelle università Bocconi, Iulm, Politecnico e Bicocca. Circolavano anche avvertimenti su presunte aggressioni in quartieri e luoghi molto frequentati, dal Duomo ai Navigli. Secondo quanto ricostruito da Fanpage.it, nelle chat giravano persino allarmi su presunti gruppi di neofascisti pronti a picchiare ragazzi stranieri e incendiare le università, in particolare Iulm e Naba, oltre a tante altre numerose fake news.

A Pavia, dove molte persone hanno contattato le forze dell’ordine, nelle chat si faceva riferimento a bande di centinaia di ragazzi che avrebbero incendiato la città e violentato le donne incontrate per strada. Secondo La Provincia Pavese, la Questura ha verificato che alcuni episodi raccontati nelle conversazioni – tra cui un presunto stupro nei pressi della stazione ferroviaria – non erano avvenuti realmente. La Digos ha effettuato dei controlli davanti agli istituti, senza tuttavia riscontrare le aggressioni annunciate.

“Fortunatamente gli allarmi si sono dimostrati tutti infondati”, si legge in una nota dei carabinieri di Pavia, perché “le pattuglie dell’Arma hanno perlustrato tutte le zone di maggior interesse, senza rilevare alcuna violenza o turbamento dell’ordine pubblico. I servizi continueranno anche nei prossimi giorni, ponendo massima attenzione alle fasce più giovani della popolazione”.

Anche a Romano di Lombardia, in provincia di Bergamo, messaggi, video e registrazioni vocali di questo genere hanno raggiunto studenti e famiglie: secondo Prima Treviglio, la polizia locale ha rafforzato i controlli nei pressi delle scuole e della stazione. Il Resto del Carlino racconta che il 19 ottobre nei gruppi WhatsApp degli studenti sono arrivati messaggi che annunciavano l’arrivo di 400 persone pronte a ripetere le violenze viste nei giorni scorsi in Francia e in Italia. Oggi la polizia si è recata davanti agli istituti scolastici, anche con mezzi blindati: molti genitori hanno accompagnato i figli a scuola, mentre altri hanno preferito tenerli a casa. Secondo Ravenna e Dintorni, nell'istituto di Ragioneria sarebbe entrato soltanto il 10% degli iscritti. Peraltro, il giorno precedente una protesta all'istituto Olivetti-Callegari era degenerata in danneggiamenti e incendi: tre minorenni erano stati denunciati. La sera stessa hanno cominciato a circolare i messaggi che annunciavano nuove violenze per il giorno successivo.

Falsi allarmi bomba in cinquanta scuole di tutta Italia

Lunedì 19 ottobre, almeno 50 istituti in diverse regioni hanno ricevuto email che annunciavano la presenza di ordigni esplosivi e minacciavano attentati terroristici. In Veneto sono stati evacuati 27 plessi scolastici in provincia di Verona, tra Castel d'Azzano e Bosco Chiesanuova, mentre altri interventi hanno riguardato istituti del Padovano e del Vicentino. Sul posto sono intervenuti carabinieri, polizia e artificieri, ma i controlli hanno dato esito negativo: non sono state trovate bombe.

Le autorità stanno indagando per individuare i responsabili dei falsi allarmi. Al momento non risultano collegamenti accertati tra queste email e i messaggi che annunciano stupri e aggressioni nelle scuole.

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