Una petizione lanciata solo pochi giorni fa e che oggi ha già raccolto 88mila firma chiede ai parlamentari italiani di presentare una mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini per la sua politica e le sue dichiarazioni in tema di migranti. Oggi a raccogliere l’appello c'è Laura Boldrini, deputata di Liberi e Uguali ed ex presidente della Camera. Secondo Boldrini, quella lanciata sulla piattaforma change.org è “un’ottima iniziativa di partecipazione per raccogliere voci in disaccordo con le scelte ciniche, razziste, disumane, oltre che inconcludenti di Matteo Salvini”. Per questo motivo l’ex presidente della Camera annuncia che farà in modo di portare l’iniziativa in Parlamento: “Mi adopererò per dare seguito alla richiesta in Parlamento”, afferma ancora attraverso un tweet corredato dall’hashtag “RespingiamoSalvini”.

La petizione ha raccolto 88mila firme (dal 13 luglio) e ha ora come obiettivo quello delle 150mila. A lanciarla sulla piattaforma change.org è stata la segretaria di Possibile Beatrice Brignone, prima firmataria della petizione, che negli scorsi giorni ha spiegato a Fanpage.it perché ha deciso di utilizzare questo strumento e perché avanzare questa richiesta. “La mozione di sfiducia – come ha precisato dopo il lancio della raccolta firme – necessita semplicemente di un presidente di un gruppo parlamentare che decida di sostenere la cosa”. E per questo ad adoperarsi potrebbe essere proprio il gruppo di Liberi e Uguali, di cui fa parte anche Laura Boldrini, oltre che Possibile che con LeU alle ultime elezioni ha eletto in Parlamento Luca Pastorino.

La petizione è nata in seguito alla vicenda dei 67 migranti a bordo della Vos Thalassa e poi imbarcati sulla nave Diciotti, con la richiesta di arresto da parte di Salvini per due di loro. Alla fine i migranti sono sbarcati in Italia dopo giorni di attesa e i due sono stati denunciati a piede libero, ma non arrestati. Nella petizione si sottolineano in particolare alcuni aspetti: il conflitto istituzionale nato dalla posizione di Salvini, la “violazione del principio del non respingimento”, l’ordine di chiusura dei porti alle navi delle Ong e anche le “affermazioni dello stesso ministro sui cittadini italiani di etnia rom”.