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Migranti, il mare restituisce i cadaveri del ciclone Harry, i familiari degli scomparsi: “Identificateli”

15 cadaveri sono arrivati in Sicilia e Calabria. Potrebbero essere dei circa mille migranti scomparsi durante il ciclone Harry. Uno dei familiari a Fanpage.it: “Identificate quei corpi, le madri stanno morendo di dolore”.
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Un barchino carico di migranti partito dalla Libia. Foto di Lidia Ginestra Giuffrida
Un barchino carico di migranti partito dalla Libia. Foto di Lidia Ginestra Giuffrida
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"Lo vedi che ci sono le gambe? Quella è la testa! No non c’è la testa ma ci sono le gambe, si ci sono le gambe, ci sono anche i piedi. È un uomo morto, è morto" urlano gli studenti del liceo scientifico di Tropea affacciati alla finestra della scuola da dove hanno avvistato per primi uno dei cadaveri arrivati negli scorsi giorni sulle nostre coste.

Corpi fatti a brandelli, gonfi, a pezzi, arti mozzati, volti sfregiati è questo che sta restituendo il mare: ammassi di carne senza nome. La settimana scorsa sono arrivati sulle coste siciliane 12 cadaveri, a Custonaci, Marsala, Trapani e Pantelleria. L’ultimo il cadavere di un giovane di origini nordafricane che è stato trovato sulla spiaggia di Punta delle Formiche a Pachino, nel Siracusano. Alcuni passanti avrebbero segnalato la presenza del corpo. Altri quattro cadaveri sono emersi in Calabria, sulle coste tirreniche a Tropea, Paola, Scalea e Amantea.

Almeno 5 corpi di migranti, tra cui due donne, sono stati rinvenuti ieri sulla spiaggia di Qasr al-Akhyar, a est di Tripoli. Si tratta di corpi tutti in stato avanzato di putrefazione, riconducibili a naufragi avvenuti settimane fa, probabilmente quelli dei giorni del ciclone Harry.

Mentre la cronaca registra i ritrovamenti dei corpi, a Sfax, in Tunisia, Ibrahim Semeka vive l'agonia di chi a quei resti deve dare un volto. Ibrahim ha 27 anni e da oltre un mese non ha più notizie di suo fratello minore Alpha Samura, 19 anni, e di Samuella Johnson, 24. Sono partiti il 18 gennaio 2026 da Sfax, nel pieno del Ciclone, svanendo nel nulla insieme ad altre 45 persone.

Samuella Johnson, 24 anni, dispersa dal 18 gennaio 2026
Samuella Johnson, 24 anni, dispersa dal 18 gennaio 2026

"Mio fratello Alpha era brillante", racconta a Fanpage.it Ibrahim, "studiava Scienze della Comunicazione all'università. Siamo scappati dalla Sierra Leone insieme nel 2023 perché a casa non avevamo futuro. Lui è partito da Sfax il 18 gennaio, io non sono riuscito a raccogliere i soldi per il viaggio. Da quel giorno non so più niente di lui, non una chiamata, nessun segno di vita, niente".

Alpha Samura, 19 anni, scomparso dal 18 gennaio 2026
Alpha Samura, 19 anni, scomparso dal 18 gennaio 2026

Il dramma di Ibrahim è il dramma di centinaia di famiglie: "In quei giorni sono partite centinaia di persone, qui adesso ci sono decine di familiari che cercano i propri parenti scomparsi. La madre di Samuela, che ho accudito come una sorella minore, chiama ogni giorno disperata", continua l’uomo.

I corpi scomparsi vengono avvistati per caso, nelle nostre coste, trascinati a riva dalla furia del mare quasi per un estremo "dovere morale" della natura, laddove la politica tace. Non ci sono state ricerche, non ci sono stati soccorsi. Mentre il governo italiano si concentra su come bloccare chi è ancora in vita, il mare continua a sputare i morti del ciclone Harry. Secondo le stime di Refugees in Libya e Mediterranea Saving Humans, sarebbero almeno mille le persone annegate nei giorni in cui le onde nel Mediterraneo centrale hanno raggiunto l'altezza mostruosa di 19 metri.

L'appello di Ibrahim, dunque, diventa una richiesta di dignità che scavalca i confini e la politica: "Non sto esigendo nulla, sto chiedendo un favore come essere umano: identificate questi corpi. Le madri stanno morendo di dolore a casa. Abbiamo bisogno di sapere, perché i nostri cuori possano finalmente trovare pace".

Mentre gli studenti calabresi osservano i resti di un uomo sbattuti dalle onde sotto la loro scuola; dalla sponda opposta del mare un fratello prega affinché quel corpo abbia un nome.

Ma anche di questo devono occuparsene, ancora una volta, le Ong: MEM.MED, ASGI, Mediterranea e Alarm Phone hanno inviato lettere alle autorità nazionali e locali competenti per sollecitare l’attivazione immediata di tutte le procedure necessarie per l’identificazione dei corpi riaffiorati lungo le coste siciliane e calabresi, chiedendo il pieno rispetto dei protocolli per il prelievo del DNA e la tracciabilità certa delle sepolture per dare risposte alle numerose famiglie che oggi cercano i propri cari.

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