Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ha riferito alle Camere sul Meccanismo europeo di stabilità, in seguito alle polemiche dei giorni scorsi fra le forze politiche sul fondo salva-Stati e in vista del prossimo 11 dicembre, quando si sarà chiamati a varare una risoluzione alla riforma. Nel suo intervento, il presidente Conte ha chiamato in causa anche la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, che nei giorni scorsi lo aveva spesso attaccato, accusandolo di tradimento verso il Paese. Meloni ha poi preso la parola, pronunciando un duro intervento contro il governo: "Presidente Conte, se non ci fossero di mezzo i soldi degli italiani, io questa mattina avrei trovato divertente la sua informativa, mentre diceva che si meravigliava di me. Non mi stupisce che lei si meravigli di qualcuno che difende l’interesse nazionale e che rimane coerente. Non mi stupisce nemmeno la disonestà intellettuale di non rivolgersi alla persona seduta alla sua sinistra, Luigi Di Maio, che su questo tema ha detto le stesse cose che sosteniamo noi", ha detto Meloni.

"Ci ha letto 44 minuti di resoconti parlamentari sostanzialmente per smentire il suo governo. Questo è quello che ha fatto stamattina, presidente. Mi sarei aspettata che dicesse anche che in Senato c’è stato un partito che ha votato contro il Mes, e che quel partito era Fratelli d’Italia, unico partito del Parlamento che ha votato contro: visto che mi ha citato, mi sarei aspettata che almeno raccontasse tutta la storia con un po’ di onestà intellettuale, che le gioverebbe", ha aggiunto Meloni, accusando Conte di aver smentito sè stesso nel suo discorso. "Alla fine ha smentito sé stesso, il suo governo e il suo ministro dell’Economia. Sostanzialmente Conte è venuto qui e ha detto che l’unica volta in cui il Parlamento ha votato e ha prodotto un atto ufficiale sul tema del Meccanismo europeo di stabilità, di fatto non avrebbe dovuto sottoscriverlo o non sarebbe dovuto andare avanti sulle trattative e sugli accordi fino a quando non ci fosse stato un pronunciamento ufficiale o un dibattito dedicato. Perfetto: il presidente Conte però viene in Aula e ci dice di essere stato fedele a quel compito. Ma allora perché il suo ministro dell’Economia la settimana scorsa ci ha detto che il trattato non è emendabile? Perché o il trattato è emendabile e siamo ancora di fronte a un trattato in itinere per cui vedremo se nei prossimi giorni riusciremo a modificarlo, oppure ha ragione il ministro Gualtieri e il trattato non è modificabile, il che significa che lo avete sottoscritto e avete varato un accordo che non eravate autorizzati a varare su questo trattato. Delle due opzioni una deve essere, perché queste non stanno insieme".

In sintesi, per Meloni, o Conte ha effettivamente dato il via libera a una riforma del Mes senza consultare prima il Parlamento, o il ministro dell'Economia Gualtieri ha mentito quando ha detto che il Trattato non è più emendabile. E attacca nuovamente il presidente del Consiglio: "La cosa veramente intollerabile è che lei viene in quest’Aula e ci fa sempre queste lezioni sulla serietà e il rispetto delle istituzioni, sulla coerenza e sulla difesa degli interessi nazionali, ma poi lei è un presidente del Consiglio che ci riempie di menzogne insieme a tutto il suo governo. E le persone che mentono sono distanti dai precetti della nostra Costituzione, che ci richiama allo svolgimento della nostra funzione pubblica con onore. L’onore è decisamente qualcosa di cui difettate".

Per la leader di Fratelli d'Italia, inoltre, non ci sarebbe solo una colpa per quanto riguarda la gestone di un'ipotetica modifica del Mes, ma ci sarebbero delle gravi problematiche riguardo alle modifiche stesse: "Tra le tante menzogne che avete detto su questa vicenda non c’è solamente il problema del metodo, c’è anche del merito, perché in tutto questo voi ci avete detto che sono solo delle modifiche minime. Come fossimo tutti cretini. In un trattato che richiede l’ok di tutti i Paesi membri richiede delle modifiche minime. Noi siamo tutti imbecilli allora. Le modifiche non sono minime: Conte oggi ha confermato tutto quello che abbiamo sostenuto noi in questi giorni. Conferma che con questa riforma il fondo salva-Stati diventerà sempre di più un fondo salva-banche. Tutti sanno che oggi le banche europee più esposte e più in difficoltà sono le banche tedesche: noi abbiamo salvato le nostre banche e lo abbiamo fatto con i soldi degli italiani e con regole europee molto rigide nei nostri confronti, ma oggi ci dicono che ci sono le banche tedesche che hanno un problema e la Germania, che non è stata molto disponibile con le nostre banche quando eravamo noi in difficoltà, allora ci dice che le servono i nostri soldi per consentire al fondo salva-Stati di coprire al 100% il fondo salva-banche dell’Europa".

Meloni riprende quindi le accuse già avanzate nei giorni scorsi di voler trasformare il fondo salva-Stati in un fondo salva-banche, specialemente quelle tedesche: "E noi siamo tutti scemi a non aver capito che mentre gli italiani le loro banche le dovevano salvare con i soldi proprio, i tedeschi le loro banche le vogliono salvare con i nostri soldi. Nessuno mi risponde su questa vicenda. È vero, ce lo conferma il presidente del Consiglio che con la modifica di questo trattato si apre alla possibilità che gli Stati che dovessero accedere al fondo potrebbero essere costretti a vedere ristrutturato il proprio debito. Ma l’Italia non andrà in default, ci dicono: l’Italia non dovrà accedere al fondo. Per carità, speriamo di no: oddio, con questi non la vediamo bene, ma diciamo di sperare di no. Ma è evidente che se noi oggi diciamo a chi deve comprare titoli di Stato italiani che domani potremo essere costretti a ristrutturare il nostro debito, sono io l’unica imbecille che pensa che ciò potrebbe avere delle conseguenze per la nostra economia? E se l’Italia un giorno dovesse avere bisogno del fondo salva-Stati e vi dovesse accedere, è ragionevole ritenere che le banche italiane, che detengono il 70% del nostro debito, potrebbero andare in default? E non lo sappiamo che se le banche vanno in default pagano tutti i correntisti? E allora non è legittimo dire che i risparmi degli italiani sono a rischio? Ce lo dobbiamo tenere per noi per fare contenti questi signori? Io pretendo la verità, e questi signori non la stanno ammettendo. La verità non la possono dire, perché è questa: l’Italia non ha alcuna ragione per sottoscrivere questo trattato così come ci viene proposto. Temo che il presidente Conte abbia dato l’ok a una riforma in cui l’Italia ha tutto da perdere in cambio della benedizione delle consorterie europee", aggiunge la leader di Fratelli d'Italia.

E conclude: "Se mi sto sbagliando e non avete svenduto gli interessi degli italiani per la poltrona, lo vedremo quando il dibattito arriverà in Aula il prossimo 11 dicembre. E vedremo cosa farà Luigi Di Maio e il Movimento Cinque Stelle. Basta con i proclami sui giornali mentre vi nascondete tra i palazzi. Se pensate che questa riforma non vada approvata dimostratelo anche in Aula e chiedete al governo di non sottoscrivere il trattato. Una volta tanto alzate la testa e riscattatevi, dimostrate che la vostra poltrona vale meno dei risparmi degli italiani. Noi l’Italia non la svendiamo e proveremo a fermare questo scempio. Il 9 saremo a Bruxelles per dire che l’Italia non è il bancomat d’Europa e l’11 saremo in Aula per chiedere al governo di non sottoscrivere il trattato. Presidente Conte, lei si è presentato come avvocato del popolo: non le consentiremo di diventare il curatore fallimentare degli italiani. La manderemo a casa prima".