Si sono concluse le consultazioni di Mario Draghi, che nei prossimi giorni dovrà riferire al Colle. Il passo successivo sarà quello di comunicare il perimetro della nuova maggioranza e formare il nuovo governo. Nel quale potrebbero confluire forze politiche nettamente diverse tra loro. Che, negli ultimi giorni, hanno portato al tavolo con il presidente del Consiglio incaricato programmi e temi in alcuni punti anche contrastanti. Non è chiaro come si riuscirà a trovare una sintesi o se i partiti che finiranno nell'area di governo possano convivere a lungo dallo stesso lato. In alcuni casi, però, i toni si sono già ammorbiditi e alcune questioni che erano fondamentali prima non sembrano più esserlo allo stesso modo. Per Italia Viva, ad esempio, che un mese fa descriveva il Mes come il punto di rottura definitivo con la maggioranza giallorossa del Conte bis, ora questo non sarebbe più "imprescindibile" per il nuovo governo.

A dirlo è la capogruppo di Italia Viva alla Camera, Maria Elena Boschi: "Abbiamo sempre detto che non era per noi imprescindibile, che o si prendevano i soldi del Mes o non c’era l’appoggio di Italia viva. Abbiamo sempre detto che servivano più soldi alla Sanità e il Mes era un modo per ottenerli", ha detto a Tgcom24. La deputata renziana, però, lo scorso 12 gennaio aveva detto, sottolineando che Italia Viva non stesse aprendo la crisi di governo per avere più poltrone per sé: "Italia Viva ha chiesto al governo di prendere il Mes, non di prendere Meb. Come al solito i 5stelle non leggono fino in fondo. O non capiscono. Servono soldi per la sanità, non poltrone per noi".

E se questo non bastasse, qualche giorno dopo, lo stesso Matteo Renzi, spiegando i perché della crisi di governo: "Qual è il punto decisivo per la rottura? Tanti. Ma su tutti, il Mes. Noi chiedevamo più soldi per la sanità, attivando il Mes". Per Italia Viva ora se si possono ottenere gli stessi soldi del Mes a un tasso più favorevole (ma non si capisce come questo sia possibile) "è chiaro che non siamo innamorati dei soldi del Mes".

Questo non è l'unico tema che all'improvviso non sembra più essere fondamentale per Italia Viva. C'è, ad esempio, anche la questione del commissario straordinario per l'emergenza coronavirus, Domenico Arcuri. Nelle ultime settimane Italia Viva ha attaccato più volte, con parole dure, il commissario Arcuri, ma ora i toni sono cambiati. Renzi afferma: "Non ce l'ho con lui, ma non è che può gestire tutto lui, neanche Mandrake fa tutte quelle cose insieme". E l'ex ministra Teresa Bellanova, parlando di una possibile squadra di governo, ha detto che Iv darà "sostegno a Draghi in ogni caso", sottolineando che bisogna "partire dalle soluzioni, non dalle persone".

Ma è anche sui temi che Renzi e i suoi sembrano andare in appoggio a Draghi un po' a scatola chiusa. Più volte negli ultimi giorni hanno parlato di sostegno a Draghi incondizionato. Dando per scontata, quindi, l'accettazione di alcuni temi su cui prima c'erano delle distanze che sembravano invalicabili con le altre forze di governo della vecchia maggioranza, e che infatti hanno portato all'apertura della crisi. Come il reddito di cittadinanza, che Vito Crimi ha assicurato che continuerà ad esserci: "Sul reddito di cittadinanza abbiamo avuto la rassicurazione che oggi più che mai è necessario", ha detto il capo politico del M5s al termine del colloquio con Draghi. E se prima Iv lo aveva criticato in tutti i modi, ora di colpo, non ne fa (almeno a parole) più un problema.