Meloni dice che il Referendum non è un voto politico, poi attacca la sinistra: “Controllano i magistrati”

Il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026 è un voto "sulla giustizia, non sulla politica". Parola di Giorgia Meloni, che dopo giorni di interviste televisiva è ufficialmente ‘scesa in campo' nella campagna referendaria con un lungo video pubblicato sui suoi profili social. La premier, nello stesso video in cui ha invitato gli elettori a non seguire le polemiche politiche del centrosinistra, ha però attaccato direttamente gli avversari, accusandoli di "usare la giustizia". Peraltro, Meloni ha criticato "polemiche, semplificazioni, slogan" usate dal No, quando lei stessa ha attaccato a più riprese pm e giudici in passato con uscite del tutto strumentali.
"Liberiamo i magistrati dal controllo della sinistra", ma per Meloni non è un voto "sulla politica"
L'impostazione del video riflette il modo in cui Meloni vuole porsi da qui al referendum: una figura moderata che vuole "fare chiarezza e rispondere alle banalizzazioni e alle troppe bufale messe in circolazione", come recita il testo allegato al video. Gli esperti interpellati da Fanpage.it, d'altra parte, avevano previsto che la presidente del Consiglio avrebbe cercato una tattica diversa da quella degli ultimi mesi, per convincere l'elettorato più moderato che al momento non è interessato ad andare a votare, o è indeciso.
Tuttavia, nel video Meloni non è riuscita a trattenersi. "Il vero problema che ha la sinistra con questa riforma", ha detto, "è che noi liberiamo i magistrati da quel controllo e da quel condizionamento. Perché la sinistra ha sempre usato la giustizia quando non riusciva a vincere le elezioni e questa riforma rompe quel meccanismo".
Parole dure, a cui gli elettori sono ormai abituati. E che stonano particolarmente quando, poco dopo, la presidente del Consiglio assume tutto un altro tono: "Vi stanno dicendo che in fin dei conti non conta quello che dice la riforma, andate a votare per mandare a casa il governo. Consiglio di non cadere nella trappola". E ancora: "Gli italiani che vogliono mandarci a casa possono parlo tranquillamente fra un anno, ma oggi si vota sulla giustizia, non sulla politica". Insomma, se così deve essere non si capisce perché si debba mettere in mezzo una generica accusa alla sinistra di "usare" e "controllare" i magistrati.
Le critiche alla magistratura non "efficace" e poco "autorevole"
Di critiche alle toghe, peraltro, ce ne sono in abbondanza anche nel resto del video. Secondo Meloni oggi la magistratura "ha perso molta della sua autorevolezza, ma anche della sua efficacia". E se non è "efficiente, efficace, meritocratica", il prezzo lo pagano "tutti i cittadini", perché "i giudici decidono su moltissimi aspetti della nostra vita, sulla sicurezza, sull'immigrazione, sul lavoro, sulla salute, sulla libertà personale".
Per di più, sempre per la leader di FdI, oggi quando un magistrato sbaglia "nella maggior parte dei casi non accade assolutamente nulla" perché "a questo potere quasi mai corrisponde un'adeguata responsabilità". Si sentono echi del "continuano a ostacolarci" con cui più volte Meloni ha attaccato i giudici. Ma in questo caso, come detto, la premier sceglie un tono leggermente più moderato. Non cita esplicitamente i centri migranti in Albania, per esempio. L'accusa più presente è quella che riguarda i casi in cui un magistrato "si dimentica in carcere un imputato per quasi un anno oltre la scadenza del termine". Questa, sì, viene ripetuta. Evidentemente è ritenuta più efficace per convincere gli indecisi.
Il Csm "in mano alle correnti e ai partiti"
Solo dopo alcuni minuti il video di Meloni inizia a fare ciò che ha promesso, cioè a riassumere le misure contenute nella riforma della giustizia. Si parte con la separazione delle carriere: "Se chi ti accusa e chi ti giudica sono due colleghi di lavoro con percorsi di vita e lavorativi che si incrociano di continuo, è possibile che chi ti giudica abbia, diciamo così, un occhio di riguardo per quello che dice chi ti accusa? ". È utile ricordare che le carriere di giudici e pm oggi non si "incrociano di continuo": è consentito un solo cambio, nei primi anni di attività, e sceglie di farlo una percentuale bassissima di magistrati.
Il nuovo sistema per eleggere il Csm (che viene ‘sdoppiato', uno per i giudici e uno per i pm) è spiegata dicendo che oggi c'è un modello "in mano alle correnti ideologizzate e ai partiti politici". Sarà contento Sergio Mattarella, che dopo l'ennesimo attacco del governo aveva preso posizione apertamente a difesa del Consiglio superiore della magistratura. Meloni risponde a chi critica il sorteggio come metodo per l'elezione: "Viene fatto su una platea qualificata che è formata da persone che normalmente decidono della libertà dei cittadini".
Infine, la nuova Alta corte disciplinare, per "giudicare i magistrati che sbagliano". Qui si sente la soddisfazione della presidente del Consiglio: "Finalmente, dopo 80 anni, anche i magistrati verranno giudicati da un organismo terzo". E "forse non vedremo più quei casi di giudici che sono stati palesemente negligenti senza che questo avesse alcuna conseguenza".
Secondo Meloni il referendum rende anche la giustizia più veloce
Dopo aver elencato le misure, però, Meloni si allarga. Vuole rivendicare che la riforma della giustizia avrà effetti ben più ambiziosi. E quindi: "Si dice che la riforma non risolva i i veri problemi della giustizia. Invece io penso che lo faccia, partendo dalla radice del problema". I ‘veri problemi' in questione sono, tra gli altri, la carenza di personale e la lentezza dei processi. Per la prima naturalmente la riforma non cambia nulla, mentre per la seconda Meloni apparentemente vuole smentire il suo stesso ministro della Giustizia: Carlo Nordio ha riconosciuto più volte che la riforma non ha a che fare con la velocità delle procedure, salvo cambiare linea nelle ultime settimane, forse per evitare problemi con la maggioranza.
In ogni caso, per Meloni la riforma può questo e altro. Perché "con il nuovo sistema, il magistrato che non si dedicherà al lavoro (…) dovrà vedersela con un giudice disciplinare finalmente terzo e con un Csm che valuterà il merito e non l'appartenenza per decidere della sua carriera". Quindi "molto più più difficilmente il magistrato che vuole avanzare di carriera potrà continuare a fare male il proprio dovere, lasciando in carcere per mesi e mesi persone che invece andavano rimesse in libertà o al contrario rimettendo in libertà persone pericolose per scelta ideologica" (ecco un accenno indiretto ai centri migranti in Albania), o "ritardando nell'adottare i provvedimenti con tempi che si allungano e conseguenze ingiuste per la vita di molti cittadini".
Insomma, secondo la presidente del Consiglio la giustizia sarà più rapida perché i magistrati avranno finalmente paura delle conseguenze disciplinari e di carriera se fanno male il loro lavoro, quindi saranno più veloci. Come se il problema oggi venisse dal fatto che giudici e pm perdono tempo invece di depositare gli atti che servono.