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Meloni continua a dire che i giudici devono fare quel che dice lei, ma tutti fanno finta di non capire

Anche in occasione degli scontri di Torino, Meloni ha attaccato i giudici augurandosi che incriminino gli aggressori per tentato omicidio, e che decidano di valutare il caso “senza esitazioni”, come vuole lei. Non è la prima volta: il governo vuole o no una magistratura indipendente?
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“Non è una protesta, non sono scontri. Si chiama tentato omicidio”, ha detto Giorgia Meloni, incontrando Alessandro Calista, il poliziotto aggredito dai manifestanti durante gli scontri di Torino di sabato scorso.

“Conto che gli venga contestato quantomeno il tentato omicidio, non lesioni”, le ha fatto eco Matteo Salvini, alla notizia che è stato arrestato uno dei sospetti aggressori – “grazie anche al decreto sicurezza” ha aggiunto, giusto per non strumentalizzare la cosa.

In entrambi i casi: se vi chiedete che motivo hanno la premier e il vicepremier per chiedere con insistenza che sia contestato un reato anziché un altro, sappiate che, ovviamente, non è casuale.

Il giochino lo spiega Giorgia Meloni poche parole dopo: “Mi aspetto che la magistratura valuti questi episodi per quello che sono, senza esitazioni”. Cioè, tradotto, che faccia quel che dice lei.

“Perché non si ripeta che alla denuncia dei responsabili non segua nulla, come purtroppo è accaduto troppe volte”, ha aggiunto. Cioè, tradotto, come tutte le volte che la magistratura ha scarcerato gente che non voleva lei. O, più in generale, non ha fatto quel che dice lei.

Non sono parole figlie dell’emozione, di fronte a un poliziotto aggredito. Sono parole che Meloni ha già ripetuto più volte: “Come si fa a difendere la sicurezza degli italiani se ogni iniziativa che va in questo senso viene sistematicamente annullata da alcuni giudici?”, ha detto all’indomani della scarcerazione dell’Imam di Torino. E ancor, nella conferenza stampa di inizio anno, ha rimarcato che, scarcerando i soggetti perseguito dal governo, i giudici rendono “vano il lavoro del Parlamento”, e “soprattutto vano il lavoro che fanno le forze dell’ordine, rischiando”.

Fermiamoci qua, un attimo. Perché in uno Stato in cui i poteri sono separati, parlamento, governo, forze dell’ordine e magistratura non dovrebbero marciare nella stessa direzione. La magistratura non deve “garantire la sicurezza degli italiani”, e non deve “lavorare nella stessa direzione” del governo e delle forze dell’ordine. Che non vuol dire essere contro il governo. Vuol dire esserne indipendente.

Ecco: quando si parla di indipendenza della magistratura dalla politica si intende proprio il contrario di quel che stanno sistematicamente provando a fare Meloni (e Salvini, e il resto della compagnia governante). Quella stessa Meloni che assicura che con la riforma costituzionale della giustizia non sia un passo verso l’assoggettamento del potere giudiziario sotto quello esecutivo.

In fondo la scelta che gli italiani dovranno fare il 22 e il 23 marzo sta tutta qua. Se credere a Meloni uno, quella che dice che non vuole toccare l’indipendenza della magistratura e che vuole rafforzarne la terzietà. O credere a Meloni due, quella che decide quali reati vadano contestati, che si oppone alle scarcerazioni dei suoi nemici politici e che vuole che la magistratura debba marciare nella stessa direzione del governo.

Domanda: voi a quale credete?

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Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it e membro del board of directors dell'European Journalism Centre. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro.15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019) e"Nel continente nero, la destra alla conquista dell'Europa" (Rizzoli, 2024). Il suo ultimo libro è "Il nemico dentro. Caso Paragon, spie e metodi da regime nell'Italia di Giorgia Meloni" (Rizzoli, 2025)
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