Meloni a Porta a Porta: “Ok a Putin nel Board of Peace. Per l’Italia una grande opportunità esserci”

Nello speciale per i trent'anni di Porta a Porta, in onda su Rai 1, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta su alcuni dei principali dossier internazionali del momento: dai rapporti del Paese con gli Stati Uniti all'invasione militare israeliana a Gaza, fino al ruolo della Russia negli organismi multilaterali. Lo ha fatto in un contesto insolito, quello del trentesimo compleanno del programma televisivo di Bruno Vespa, che ha visto anche Enrico Mentana al suo fianco nella conduzione e una platea di leader politici e volti noti dello spettacolo.

Meloni: "La Groenlandia è territorio di responsabilità della Nato"
La premier è tornata in primo luogo sulle dichiarazioni di Donald Trump, pronunciate a Davos, nei confronti della Groenlandia, ridimensionando lo scenario militare e spiegando di non essere "sorpresa" dalle parole del presidente americano: "Non sono rimasta stupida da quello che ha detto oggi trump", ha affermato, chiarendo: "Lo dico da più di un anno che secondo me non è realistico che gli Stati Uniti invadano militarmente la Groenlandia". Meloni ha poi sottolineato l'importanza strategica del territorio: "La Groenlandia è da considerarsi un territorio di responsabilità della Nato. Le due nazioni che stanno discutendo sono due alleati dell’Alleanza atlantica, e la questione che gli americani pongono riguarda la sicurezza su un territorio strategico", ha spiegato, ricordando anche i rischi legati alle risorse naturali e ai cambiamenti climatici che rendono l'Artico un'area di particolare rilevanza: "È un tema reale che ci riguarda e che gli americani sollevano legittimamente". Una scelta militare degli Usa, secondo la premier, avrebbe "conseguenze evidenti e difficilmente sostenibili". Da qui l'invito a spostare la discussione su un piano costruttivo: "Bisogna cercare delle soluzioni".
I rapporti con gli Stati Uniti e la questione dazi
Sul fronte dei rapporti transatlantici, Meloni ha spiegato che parte delle tensioni tra Europa e Stati Uniti derivano da una "scarsa comunicazione": secondo la premier infatti alcuni interventi di Paesi europei, come l'invio di contingenti in Groenlandia per operazioni di training, erano stati fraintesi dagli stessi Stati Uniti: "Quando è successo, l'Amministrazione americana ha interpretato male la nostra azione, come se fosse un attacco", ha sottolineato Meloni, precisando che il gesto aveva invece lo scopo di rispondere a esigenze comuni. Per questo motivo, ha poi aggiunto, ha contattato personalmente Trump per chiarire la situazione, sottolineando che il ripristino della comunicazione è fondamentale per "evitare malintesi".
Quanto ai dazi, la premier ha respinto le accuse di accondiscendenza: "Vengo criticata per cercare di abbassare la tensione e trovare accordi, ma il mio obiettivo è sempre l'interesse nazionale". Meloni ha poi ricordati il suo ruolo nel negoziare con l'amministrazione americana: "Nessuno in Europa si è battuto con Trump come me per evitare escalation sui dazi, ma sempre lavorando per un accordo, perché questo conviene all'Italia". Per Meloni, insomma, abbassare i toni non significa remissività, ma responsabilità e strategia: "In politica estera le scelte hanno conseguenze e io faccio ciò che è giusto per la nostra nazione, dicendo le cose come stanno".
Il Board of Peace per Gaza e il problema costituzionale
Più articolato invece il passaggio sul possibile coinvolgimento dell'Italia nel Board of Peace per Gaza, il nuovo organismo internazionale a firma Usa, pensato per accompagnare il processo di stabilizzazione e ricostruzione dell'area. Meloni ha ribadito un atteggiamento di apertura, mettendo però nero su bianco un limite preciso e cioè la Costituzione: "La posizione dell'Italia è di apertura: noi siamo aperti, disponibili e interessati. Per almeno due ragioni. La prima è che l'Italia può giocare un ruolo unico nella realizzazione del piano di pace per il Medio Oriente e nella costruzione della prospettiva dei due Stati e poi in generale non considererei una scelta intelligente da parte dell'Italia e dell'Europa quella di autoescludersi in un organismo che comunque è interessante", ha spiegato, ricordando che Roma potrebbe avere un ruolo importante dunque sia nel percorso verso la pace sia nella prospettiva dei due Stati. Tuttavia, ha aggiunto: "C'è per noi un problema costituzionale di compatibilità". Il riferimento è all'articolo 11 della Costituzione, che consente la cessione di sovranità solo "in condizioni di parità tra gli Stati". E proprio questo principio, ha sottolineato Meloni, "può essere incompatibile con alcuni articoli dello statuto del Baord". La conseguenza sarebbe chiara: l'Italia non è pronta a firmare subito: "Questo non ci consente di firmare sicuramente domani, però ci serve più tempo", ha chiarito Meloni a Rai 1, precisando che il lavoro tecnico e giuridico sarebbe però ancora in corso.
Meloni su Putin: "Nei tavoli multilaterali ci si siede anche con chi è distante"
Inevitabile poi anche la domanda sulla possibile presenza di Vladimir Putin nello stesso organismo. Qui Meloni ha voluto separare il piano politico da quello istituzionale, premettendo: "La presenza di Putin nel Board of Peace per Gaza è una questione politica", per poi aggiungere: "In qualsiasi organismo multilaterale, multipolare, ci sono e ci si siede al tavolo con persone chesono distanti da oi". Un concetto che la premier ha voluto rafforzare con alcuni esempi: "La Russia siede nelle Nazioni Unite, nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e al G20. In qualsiasi organismo nel quale ci si siede, ci si siede con qualcuno che è distante". Per Meloni, insomma non si tratterebbe di una novità ma di una caratteristica strutturale dei meccanismi internazionali: "Il sistema multilaterale nasce per questo".
Sui centri in Albania, Meloni accusa i giudici: "Ritardi per sentenze ideologiche"
Meloni è poi tornata a parlare del progetto dei centri per migranti in Albania, definendolo "uno degli strumenti più innovativi messi in campo dal governo sul fronte dell'immigrazione". Secondo la premier, si tratterebbe di un modello osservato con grande attenzione anche a livello europeo: "Tutta l'Europa guarda con interesse il progetto in Albania, e sta aspettando di vedere che funzioni perché lo vogliono replicare in molti. Non è affatto facile perché quando si lavora per fermare l'immigrazione in Italia ci sono in parecchi, diciamo così, che si mobilitano". Meloni ha poi spiegato che l'"esperimento" non sarebbe ancora potuto entrare pienamente a regime a causa di "ostacoli giudiziari": "Noi non l'abbiamo finora potuto far funzionare perché c'erano delle sentenze ideologiche dei giudici. I giudici hanno detto che era incompatibili con la legislazione dell'Unione Europea. Bene, abbiamo corretto la legislazione dell'Unione Europea e quindi arriveremo allo stesso risultato, ma con due anni di ritardo che si poteva utilizzare per contrastare l'immigrazione illegale", ha dunque concluso la premier, rivendicando l'obiettivo di rendere operativo il progetto.
Sicurezza, Meloni: "Prossimi provvedimenti su gang giovanili, zone rosse e immigrazione"
La premier è poi tornata anche sul tema sicurezza, esprimendo l'auspicio che si possa aprire una fase di "maggiore collaborazione parlamentare" sopratutto dopo il "cambio di tono" nelle opposizioni: "Ora che l'opposizione ha scoperto che c'è il tema della sicurezza in Italia, non ci ritroveremo con l'ostruzionismo fatto con il primo Decreto sicurezza, ma ci daranno una mano", ha detto infatti la premier. "L'opposizione diceva pure che la sicurezza in Italia non era un problema, ma che eravamo noi della destra che sventolavamo per prendere i voti sulla paura della gente, sono contenta che hanno cambiato idea perché vedo che ora parlano di sicurezza anche loro. Mi aspetto che ci aiutino perché effettivamente stiamo approvando dei nuovi provvedimenti". Tra i provvedimenti ci sarebbe quello sull'istituzione di aree a controllo rafforzato nei pressi delle stazioni ferroviarie: "È uno dei provvedimenti che io ho in testa", ha detto, parlando delle cosiddette "zone rosse". L'attenzione sarà rivolta anche al contrasto delle "gang giovanili" e poi "a una gestione più incisiva dell'immigrazione irregolare, con strumenti più efficaci per i rimpatri di chi non ha diritto a restare nel Paese".