"C'è molto da fare, dobbiamo ripartire". Lo stringato commento con cui il ministro dell'Interno Matteo Salvini congeda i giornalisti a margine della sua partecipazione alla parata militare del 2 giugno è una ulteriore conferma della volontà del leader leghista di non alimentare i retroscena sulla stabilità del governo. Non ci sono dubbi sulla volontà di andare avanti così, ripetono i leghisti, a meno che Conte e Tria non diano garanzie chiare su crescita economica e flat tax. Del resto, il clima è già tesissimo, dopo l'assurda vicenda della diffusione ai media della bozza della lettera di Tria all'Unione Europea, che aveva scatenato la durissima replica di Luigi Di Maio e che poi era stata quasi completamente sconfessata dalla versione "ufficiale" recapitata a Bruxelles.

La prossima settimana, comunque, si annuncia decisiva. Perché se è vero che non ci sarà il Consiglio dei ministri per il varo del decreto sicurezza bis né è previsto un vertice a Palazzo Chigi, causa l'intensiva campagna elettorale per i ballottaggi che il leader della Lega intende condurre in giro per l'Italia, allo stesso tempo il Carroccio si aspetta risposte chiare su alcuni temi dirimenti, tra cui appunto il decreto sicurezza bis, la flat tax e la riapertura della discussione sul TAV.

Resta poi aperta la grana Ue: Salvini ha fatto sapere che non intende fare barricate sulla poltrona di commissario europeo, ma che allo stesso tempo attende risposte chiare su flessibilità di bilancio e gestione delle risorse. Di Maio è più cauto e teme che alla fine i tagli al reddito di cittadinanza e a quota 100 arriveranno comunque, per impedire l'aumento dell'IVA. In mezzo al guado il ministro dell'Economia Giovanni Tria, che si sente sempre più commissariato dalla Lega e ha nuovamente messo sul tavolo le proprie dimissioni.