Matteo Salvini si presenterà davanti al giudice il prossimo 10 dicembre. Il leader della Lega è indagato dalla procura di Torino per vilipendio dell'ordine giudiziario a causa di alcune frasi offensive nei confronti della magistratura, pronunciate lo scorso 14 febbraio 2016 a Collegno durante un comizio del Carroccio. "Difenderò qualunque leghista indagato da quella schifezza che si chiama magistratura italiana che è un cancro da estirpare", aveva detto Salvini riferendosi all'inchiesta Spese Pazze che aveva coinvolto alcuni esponenti della Lega in Liguria e Piemonte, capitolando nella condanna di Edoardo Rixi a 3 anni e 5 mesi.

Nelle frasi incriminate, Salvini si stava riferendo proprio a Rixi, all'epoca vicesegretario del Carroccio e rinviato a giudizio nello scandalo dei rimborsi. Le sue parole avevano subito attirato l'attenzione dell'allora procuratore di Torino, Armando Spataro, che aveva immediatamente messo sotto accusa il leader politico, prima di andare in pensione e lasciare il lavoro in eredità al procuratore aggiunto Emilio Gatti. Ma solo dopo circa 30 mesi di attesa e 4 sollecitazioni al ministero, il ministro Alfonso Bonafede ha autorizzato i pm torinesi a procedere con l'inchiesta.

Stamattina la legale dell'ex ministro dell'Interno, Claudia Eccher, ha chiesto di definire nuovamente la vicenda, classificandola come diffamazione invece che vilipendio, ma il giudice ha rifiutato la richiesta. "Bisogna distinguere tra corpo della magistratura e ordine giudiziario", ha affermato l'avvocato. "Così come tra il vilipendio, che è un attacco al potere giudiziario e alla sua funzione, e la diffamazione". Eccher ha poi concluso: "Le parole di Matteo Salvini sono state una legittima espressione di critica verso quei giudici che, nell’esercizio delle loro funzioni, fanno attività politica e avvelenano l’operato degli altri magistrati".

A differenza di quanto successo con il caso Diciotti, non è stata necessaria alcuna autorizzazione parlamentare a procedere nei confronti di Salvini, in quanto si tratta di una citazione diretta a giudizio riguardante fatti precedenti la sua nomina a ministro dell'Interno. "Processo più, processo meno, faccio il ministro e lo faccio con orgoglio", aveva commentato il leader del Carroccio alla notizia di essere rinviato a giudizio: "Sono assolutamente tranquillo e orgoglioso dei risultati che stiamo raggiungendo quindi non ho paura di niente e di nessuno".