Dopo la mezza apertura di Beppe Grillo all'ipotesi di soluzioni alternative al voto subito, arriva a sorpresa anche quella di Matteo Renzi, che sceglie le pagine del Corriere della Sera per lanciare la sua proposta per risolvere la crisi di governo. L'ex Presidente del Consiglio si smarca dalla linea del segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti e, in una intervista al Corriere della Sera, spiega come a suo dire il voto subito sia una "follia" che non tutela gli interessi del Paese. L'apertura, spiega il senatore PD, non è solo al M5s, ma a "tutti, dalla Lega ai 5 Stelle, da Forza Italia alla sinistra radicale, dalle Autonomie ai sovranisti fino ai gruppi parlamentari del Pd" e servirebbe a tamponare una crisi di governo che giudica incomprensibile.

Renzi propone che si vada al voto con un "governo di garanzia elettorale", che si concentri su tre obiettivi: la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia per impedire l'aumento dell'IVA, la gestione del percorso elettorale affidata a personaggi autorevoli e non direttamente coinvolti nella tornata, l'approvazione della riforma costituzionale del Movimento 5 Stelle per il taglio dei parlamentari.

Sull'IVA la valutazione del senatore democratico è netta: "Se votiamo subito l’Iva va dal 22 al 25%? Prima togliamo le clausole e poi si vota. Ieri abbiamo bruciato 15 miliardi, lo spread è alto, i risparmiatori soffrono. E con Salvini che chiede “pieni poteri”, i mercati temono l’uscita dall’euro. Si andrà a votare, certo. Ma prima vengono i risparmi degli italiani, poi le ambizioni di Capitan Fracassa".

Fondamentale, poi, è che Salvini lasci il ministero dell'Interno e Conte Palazzo Chigi: "I due saranno i leader di Lega e Cinque Stelle alle elezioni? Auguri. Ma, sfiduciati, non possono essere loro i garanti elettorali. Facciano la campagna, ma lascino gli uffici pubblici: si trovino un altro modo per pagare i loro mastodontici staff […] Salvini non può fare il giocatore, l’arbitro e l’ultrà. Anche perché gli riesce fare solo l’ultrà".

E infine il taglio dei parlamentari:

Oggi la cosa è semplice: i 5 Stelle hanno scommesso molto su questa riforma. A me non piace. Ma devo ammettere che hanno ragione loro quando dicono che sarebbe un assurdo fermarsi adesso, a un passo dal traguardo. Si voti in Aula in quarta lettura e si vada al referendum: siano gli italiani a decidere