Dopo la sonora sconfitta in Umbria, il leader del Movimento Cinque Stelle, dovrebbe dimettersi, sia dal suo incarico del governo, sia come capo politico dei pentastellati: ad affermarlo è il senatore M5S, Mario Giarrusso, ad Agorà su Rai3. "La responsabilità politica è di chi ha preso la decisione da solo contro la volontà del Movimento nonostante che in agosto avessimo chiesto di condividere le scelte. Questa condivisione non c'è stata e bisogna assumersi la responsabilità", ha dichiarato il senatore.

E ancora: "Stiamo facendo tutti passi avanti verso il precipizio, prima di finire in fondo se riusciamo a riguadagnare il bordo è meglio". Motivo per cui Di Maio dovrebbe fare un passo indietro. "Da noi c'era una regola, tra le tante abbandonate, quella di non assumere più di un incarico. È stata calpestata quando ne ha assunti quattro: penso debba fare parecchi passi indietro". E visto lo stato attuale delle cose, che Giarrusso definisce "un tracollo", Di Maio dovrebbe fare un passo indietro rispetto ad ognuno degli incarichi che ha assunto. In altri termini, dimissioni totali.

Un Movimento che non è più lo stesso

In un'intervista a TPI, Giarrusso parla del problema di identità del Movimento Cinque Stelle, che ormai non è più lo stesso: "C’è un problema di perdita di identità: si scelgono persone che non hanno nessuna storia nel Movimento e che rappresentano il trasformismo, la partitocrazia, i collegamenti con gente condannata per corruzione addirittura nella veste di ministri". E continua: "Quando si scelgono persone senza arte né parte per costruire una squadra di governo è evidente che crolla l’immagine del Movimento, non è il Movimento per il quale ci siamo battuti, non è quello che volevano i cittadini.  È un’altra cosa e chi vuole fare un’altra cosa è bene che vada a farla da un’altra parte e non a spese dei cittadini che ci hanno votato. Questo deve essere chiaro a tutti e sarà più chiaro nei prossimi giorni".

Giarrusso rinnova poi l'affondo verso Di Maio: "C’è un crollo della leadership: Di Maio ormai è asserragliato con i suo fedelissimi, con cui controlla posizioni di rilievo, ed è evidente da come viene trattato da Conte che non lo consulta nemmeno per nominare il commissario europeo Gentiloni. Un fatto gravissimo, che noi abbiamo saputo dopo avere dato la fiducia. Se lo avessimo saputo prima, non l’avremmo votata".