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L’Ue approva la tassa da tre euro sui piccoli pacchi di Shein e Temu: quando scatta e chi deve pagarla

Il Consiglio europeo approva definitivamente la tassa sui piccoli pacchi: il dazio da tre euro per ogni articolo peserà su tutte le spedizioni che arrivano da fuori dell’Unione europea, se hanno un valore al di sotto dei 150 euro. Dal 1° luglio 2026 via ai sovrapprezzi, anche per i giganti dello shopping online come Shein e Temu.
A cura di Luca Pons
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Via libera definitivo alla tassa europea sui piccoli pacchi: tre euro da versare per ogni spedizione con un valore al di sotto dei 150 euro che arriva da un Paese extra-europeo. I soldi andranno pagati per ogni articolo spedito (quindi i dazi si sommeranno se ci sono più articoli in un solo pacco). Il Consiglio dell'Unione europea ha dato l'approvazione ufficiale all'imposta, già anticipata negli scorsi mesi. Entrerà in vigore il 1° luglio 2026. Coinvolte tutte le spedizioni, quindi sono inclusi anche gli acquisti effettuati da piattaforme online non europee con Shein, Temu o Alibaba.

La norma è stata discussa negli ultimi anni per cercare di compensare la "concorrenza sleale" dei giganti del commercio cinesi e non solo. Piattaforme che offrono prezzi bassissimi ai propri clienti – anche perché, è il ragionamento europeo, devono rispettare standard meno rigidi dal punto di vista normativo – e ad oggi non pagano nessun dazio per inviare i loro prodotti nell'Unione europea. Nel 2024, secondo la Commissione europea, sono arrivati in Ue 4,6 miliardi di pacchi, di cui il 91% dalla Cina.

Quando parte la tassa di tre euro per i piccoli pacchi

L'approvazione arrivata oggi dal Consiglio era l'ultimo passaggio necessario. L'imposta da tre euro scatterà dal 1° luglio 2026. Costerà tre euro per ogni pacco. Sarà in vigore per due anni, fino al 1° luglio 2028, e potrà essere prorogata. L'idea è che quando sarà attivo il nuovo centro doganale digitale dell'Ue (la norma per crearlo è ancora in discussione) i tre euro saranno sostituiti dalle tariffe doganali ordinarie.

Si può prevedere che, prima dell'entrata in vigore o subito dopo, le piattaforme cercheranno un modo di aggirarne gli effetti. È stato così con il flop della tassa sui piccoli pacchi italiana, decisa dal governo Meloni e in teoria entrata in vigore a gennaio, ma poi rinviata più volte perché non funzionava: infatti, con un dazio imposto solamente dall'Italia, alle aziende bastava inviare i pacchi in un Paese vicino (ad esempio la Francia) e poi farli recapitare in Italia per evitare di pagare il sovrapprezzo. Alla fine, la maggioranza ha deciso di rinviare la norma direttamente a luglio per uniformarla a quella europea. Sarà più complicato aggirare la tassa quando questa sarà valida in tutta l'Ue.

Chi deve pagare e quanto costa davvero a chi fa acquisti

La norma riguarda solo i piccoli pacchi, ovvero quelli che hanno un valore dichiarato al di sotto dei 150 euro. I pacchi sotto questa soglia affrontano procedure decisamente più rapide alla dogana europea, cosa che rappresenta un ulteriore vantaggio.

Attenzione: si parla di tre euro per articolo, non a pacco. Quindi, se un solo pacco contiene due prodotti, i dazi da pagare varranno sei euro. Questo non permette di ‘limitare' il costo mettendo insieme più prodotti in un unico pacco.

Dovranno pagarla tutti i venditori di Paesi terzi "che sono registrati nello sportello unico per le importazioni (IOSS) dell'Ue ai fini dell'imposta sul valore aggiunto", aveva fatto sapere il Consiglio a dicembre. Ovvero quasi tutti, dato che da questi venditori arriva il 93% di tutti gli acquisti online che vengono spediti nell'Unione europea.

La tassa, quindi, è rivolta a chi vende. Ma ciò non toglie che i sovrapprezzi potrebbero ricadere sui clienti. I tre euro in più, infatti, potrebbero essere ‘scaricati' sul prezzo dei prodotti. Insomma,  A queste condizioni – che, come detto, dal punto di vista dell'Europa servono per bilanciare la concorrenza – gli europei sceglieranno ancora di fare acquisti sulle grandi piattaforme cinesi? Resta da vedere.

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