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L’ombra dei fondi privati sul Piano Casa del governo, Scuderi (Avs): “Così c’è solo speculazione”

Il Piano Casa del governo Meloni sarà coordinato, secondo le indiscrezioni, da Mario Abbadessa, ex manager della multinazionale immobiliare Hines. È un modo per arrivare più facilmente ai fondi privati internazionali, e ai loro soldi. Ma il modello di collaborazione con i grandi fondi di investimento è “fallimentare”, ha detto l’eurodeputata Benedetta Scuderi a Fanpage.it.
A cura di Luca Pons
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Il Piano Casa del governo Meloni non è ancora partito e già spuntano le prime polemiche. A scatenarle è la figura di un ex manager di una multinazionale del settore immobiliare, Mario Abbadessa, che dovrebbe prendere la guida del progetto. Il suo ruolo ha sollevato domande e critiche sul coinvolgimento nel Piano di fondi di investimento privati. Il loro è "un modello che si fonda sulla speculazione", ha detto Benedetta Scuderi, eurodeputata dei Verdi, a Fanpage.it. "I grandi fondi privati in questo momento sono il cancro del diritto all'abitare. Utilizzano una casa come un asset, quello che cercano è l'aumento dei prezzi".

Da mesi il governo annuncia e poi rinvia un prossimo intervento contro la crisi abitativa. Giorgia Meloni a inizio anno ha fissato un obiettivo concreto: 100mila abitazioni a prezzi calmierati da costruire nei prossimi dieci anni. Il problema è che mancano i soldi. Finora c'è poco meno di un miliardo di euro, diviso su cinque anni da qui al 2030. Quasi nulla. L'economista Carlo Cottarelli ha addirittura ipotizzato, sul Foglio, che servirebbero 25 miliardi di euro per i progetti previsti.

Se c'è bisogno di soldi, ma lo Stato non è disposto a metterli, può chiederli ai privati. Sembra andare in questa direzione l'ultima ‘mossa' del governo. Mario Abbadessa, da un decennio a capo del settore italiano della multinazionale immobiliare Hines, ha lasciato l'azienda a inizio 2026. Secondo retroscena ancora non confermati ufficialmente, sarà incaricato di coordinare i progetti del Piano Casa, anche per attirare più finanziamenti privati.

Scuderi: "Lo Stato dà soldi ai privati, loro fanno profitti e le case restano inaccessibili"

Abbadessa ha già gestito con Hines progetti come la rigenerazione dell'ex Trotto a Milano, o i futuri studentati nell'area degli ex Mercati generali a Roma. Ha contatti di alto livello nel mondo dei fondi di investimento privati italiani e stranieri. Proprio quelli da cui si potrebbe bussare per chiedere di compensare la mancanza di fondi sul Piano Casa. Ma quali sono i rischi?

"La partnership pubblico-privata, per come sta andando finora soprattutto in Italia, è fallimentare", ha sottolineato Scuderi. "Il caso più eclatante è quello degli studentati. Si danno finanziamenti e agevolazioni fiscali ai grandi fondi, e poi gli stessi grandi fondi fanno profitti, non mettendo gli alloggi a prezzi effettivamente calmierati".

Il problema è che i prezzi dovrebbero essere più bassi della media, ma "di quale media stiamo parlando? Se io costruisco un appartamento di lusso, come spesso avviene, poi posso anche mettere un prezzo più basso di quello medio, ma sarà comunque inaccessibile a chi ne avrebbe bisogno." Insomma, "lo Stato dà soldi a chi quegli appartamenti li costruirebbe comunque, e poi ci va a vivere chi un appartamento di lusso potrebbe permetterselo", ha attaccato l'eurodeputata.

L'attivista: "Cosa fa chi non si può permettere una doppia a 700 euro al mese?"

"Ciò che bisogna chiedersi è: chi ci guadagna di più da questa scelta sul Piano Casa? I privati, che costruiranno a due soldi migliaia di alloggi e ne guadagneranno miliardi, o le persone che una casa non riescono a permettersela?", ha dichiarato a Fanpage.it Mattia Santarelli, presidente dell'associazione Ma quale casa, attiva nel settore dell'abitare e dell'edilizia sostenibile.

Santarelli ha fatto esempi citando proprio Abbadessa: "Con Hines ha costruito in Italia migliaia e migliaia di alloggi etichettati come edilizia ‘sociale,' ‘convenzionata' o ‘riqualificazione'. E lo ha fatto, in molti casi, gestendo rapporti con capitali anche internazionali, dal Kuwait per esempio". Ma ne sono venuti fuori "alberghi di lusso in cui una stanza singola ‘convenzionata' costa 600 euro (in Via Giovenale a Milano), una doppia 700 euro e un monolocale 1300 euro (nei futuri spazi agli ex Mercati Generali a Roma)".

È un modello che "piace a qualcuno, ai pochi che se lo potrebbero permettere sicuramente, o ai qatarioti che guadagneranno con esso. È lecito. Ma a noi, a chi non riesce a pagare 700 euro per un posto in doppia, tutto questo non piace e anzi fa arrabbiare".

Le alternative: regole più stringenti e più fondi pubblici

Non è certo un approccio inventato dal governo Meloni, quello dei progetti edilizi in cui coinvolgere grandi fondi di investimento privati in cerca di profitti. È una tendenza in atto da anni. Per Santarelli, servirebbe il "coraggio" di "investire più in politiche abitative pubbliche che in armi", e di "dire ai privati che se vogliono partecipare a finanziare case pubbliche sono i benvenuti, ma che da quelle opere pubbliche devono accettare di non guadagnare i miliardi che sognano".

Servono "case pubbliche, che rimangano pubbliche e che siano gestite dal pubblico, con prezzi bassi, accessibili per chi non ce la fa. Imponiamo ai finanziatori privati di minimizzare il proprio margine di profitto. Grideranno al sacrilegio, ma non sarebbe altro che una sacrosanta forma di redistribuzione", ha concluso Santarelli.

Scuderi ha insistito: "Dobbiamo mettere norme stringenti su cosa vuol dire affitto ‘calmierato', cosa vuol dire ‘prezzo di mercato', e quali tipi di alloggi stiamo andando a costruire. Non ci può essere, come avviene con gli studentati, una parte che resta a prezzo calmierato per dieci o dodici anni e poi finisce del tutto in mano ai privati".

Cosa può e deve fare l'Europa

Qui torna la questione dei soldi. Finché servono quelli dei grandi fondi, è difficile uscire dal sistema che Scuderi e Santarelli denunciano. Si è già detto che ci saranno anche dei fondi europei, che secondo l'europarlamentare andrebbero usati soprattutto per la "ristrutturazione e il recupero dell'edilizia abbandonata, molta di cui è pubblica". C'è spazio per la collaborazione pubblico-privato, ma "a precise condizioni: con una parte che resta totalmente pubblica, e un affitto che non superi il 25% del reddito di una famiglia di ceto medio-basso".

Certo, se in Italia bisogna fare passi avanti, anche l'Europa non può tirarsi indietro. Il piano del governo Meloni è "il nulla. Centomila posti in dieci anni? Sono forse quelli che servirebbero solo a Roma, e nei prossimi tre anni, non dieci".  Ma anche a Bruxelles e Strasburgo serve più attenzione sul tema della casa.

"Il piano casa proposto dal commissario europeo Jørgensen non si occupa abbastanza della lotta alla speculazione, e di cosa vuol dire davvero rendere una casa accessibile. Abbiamo fatto più proposte sul tema. Ad esempio, che il costo della casa – bollette, affitto e tutte le spese – non superi il 30% del reddito. Ma sono state respinte".

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