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Conflitto Israele-Palestina e in Medio Oriente

L’Italia partecipa al Board of Peace di Trump, l’annuncio di Meloni: “Saremo solo osservatori”

L’Italia parteciperà al primo incontro del Board of Peace, l’organo internazionale fondato da Donald Trump con l’obiettivo di gestire la Striscia di Gaza (e non solo). L’annuncio è arrivato da Giorgia Meloni. All’incontro di Washington saremo presenti non come membri, ma come Paese osservatore, perché l’Italia per Costituzione non può entrare in un organismo come il Board trumpiano.
A cura di Luca Pons
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Alla fine Giorgia Meloni ha trovato un compromesso per aderire (quasi) al Board of Peace, accontentando Donald Trump senza violare la Costituzione italiana. Al primo incontro dell'organismo fondato dal presidente degli Stati Uniti, in programma giovedì 19 febbraio a Washington, l'Italia ci sarà. Ma solo come Paese osservatore, e non come membro effettivo.

La presidente del Consiglio lo ha annunciato ad alcune testate italiane parlando ad Addis Abeba, Etiopia, dove si trovava come ospite per il vertice dell'Unione africana. "Siamo stati invitati come Paese osservatore, secondo noi è una buona soluzione rispetto al problema che abbiamo della compatibilità costituzionale con l'adesione".

Perché l'Italia non può entrare nel Board of Peace di Trump

Da ancor prima che Board of Peace nascesse ufficialmente, è stato piuttosto evidente che il governo Meloni aveva un interesse ad aderire. Il progetto varato da Donald Trump prevede un organismo internazionale guidato dallo stesso Trump, formalmente incaricato della gestione politica della Striscia di Gaza durante la ricostruzione, dopo i disastri causati dai bombardamenti israeliani. In realtà, più di un osservatore ha chiarito che gli obiettivi del Board sembrano essere molto più ampi, quasi come un sostituto delle Nazioni Unite.

A fine gennaio, il presidente degli Stati Uniti ha firmato la carta fondatrice del Board of Peace, chiarendo le sue ambizioni. Tra i Paesi fondatori c'erano Argentina, Bielorussia, Egitto, Israele, Turchia e Ungheria. Pochi i Paesi europei (nessuno tra i più grandi) e molti i rifiuti, dalla Francia al Regno Unito, dal Canada alla Germania, anche se Berlino aveva lasciato uno spiraglio.

Il governo Meloni, di fatto, è stato obbligato a dire di no. L'articolo 11 della Costituzione italiana, infatti, afferma che il Paese può aderire a delle organizzazioni internazionali solo "in condizioni di parità con gli altri Stati", e solo per assicurare "la pace e la giustizia fra le nazioni". Lo Statuto del Board, invece, chiarisce senza dubbi che gli Stati Uniti, e in particolare il presidente Trump, hanno un potere maggiore degli altri membri. Peraltro, Trump è in carica senza un chiaro limite di mandati.

Il compromesso di Meloni

Così, dopo settimane di contatti, è arrivato il compromesso. L'Italia c'è, ma solo come Paese osservatore. "L’Italia è al lavoro per stabilizzare il Medio Oriente, la situazione è molto complessa e molto fragile. Credo che una presenza italiana e anche europea sia necessaria, quindi penso che noi risponderemo positivamente a questo invito a partecipare come Paese osservatore", ha detto Meloni.

Non si sa ancora se giovedì, a Washington, saranno convocati i leader oppure, per esempio, i ministri degli Esteri. Proprio il ministro degli Esteri Tajani, negli stessi minuti in cui venivano pubblicate le parole di Meloni, confermava: Siamo orientati a partecipare" all'incontro, "importante partecipare, per la ricostruzione di Gaza. Anche la Commissione europea parteciperà". Resta da vedere, dunque, chi ci sarà davvero alla prima riunione ufficiale del nuovo Board trumpiano e quali sviluppi arriveranno dall'incontro.

Pd : "Per Meloni fedeltà a Trump conta più della Costituzione"

"Oggi Giorgia Meloni compie un vero e proprio strappo nella collocazione internazionale dell'Italia. La subalternità a Trump ci sta portando ai margini dell'Europa, al punto da disertare gli incontri che possono turbare l'inquilino della Casa Bianca", ha commentato Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Partito democratico. "È evidente che per il governo Meloni la fedeltà a Trump conta di più della fedeltà a un principio costituzionale".

Nicola Fratoianni, deputato di Avs e segretario di Sinistra Italiana, ha attaccato: "Vorrei ricordare alla presidente del consiglio Meloni e al ministro degli esteri Tajani che non possono portare il nostro Paese in quella specie di comitato d’affari di Trump chiamato Board of Peace For Gaza, nemmeno da osservatori. Capisco non siano abituati ma devono passare dal Parlamento. Perché devono assumersi la responsabilità di fronte al Paese di aderire al disegno di distruzione del diritto internazionale, da parte di Trump e del suo club". Angelo Bonelli ha rincarato la dose: "È una cabina di regia privata che intreccia interessi geopolitici ed economici fuori dalle sedi legittime come l'Onu e l'Unione europea, ed è inaccettabile che Meloni supporti questa operazione contro il popolo palestinese".

Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha condannato la mossa di Meloni: "Finalmente mostra le carte e scende in campo in difesa del movimento trumpiano Maga scontrandosi subito con il suo neo alleato Merz. Una dichiarazione d’amore verso l’universo trumpiano, dichiaratamente anti europeo, che lascia l’Italia sempre più in mezzo al guado, isolata in Europa, ai margini a livello internazionale e poco considerata dagli Usa di Trump".

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