"Diversi studi internazionali sembrano mostrare che soggetti che hanno avuto il Covid da meno di sei mesi con una sola dose di vaccino ottengono gli stessi livelli anticorpali, se non maggiori, di chi riceve due dosi di vaccino. Quindi in questi soggetti potrebbe bastare una sola dose". Lo ha detto oggi Fortunato D'Ancona dell'Iss in audizione presso la Commissione Igiene e Sanità del Senato.

"È chiaramente qualcosa su cui a livello scientifico si sta focalizzando l'attenzione per, sempre in sicurezza, ottimizzare l'uso delle dosi", ha sottolineato. I vaccini, comunque, ha puntualizzato, "possono essere usati anche su chi ha già avuto il Covid-19".

L'esperto ha ricordato poi che per proteggere i bambini più fragili dal Covid "non ci sono vaccini", perché l'unico disponibile per i minori parte dai 16 anni. Quello che bisogna fare dunque è somministrare il siero ai caregivers. "È un tema ricorrente in tutti tavoli tecnici", ha assicurato.

"Sembrerebbe che alcuni vaccini potrebbero avere minore efficacia neutralizzante sulla variante brasiliana e su quella sudafricana. Che impatto abbia lo sapremo nelle prossime settimane, ma nel frattempo – ha sottolineato – anche la Commissione Europea sta spingendo affinché le stesse ditte continuino a studiare modifiche al vaccino in maniera da poter essere pronti a immettere sul mercato in tempi molto rapidi vaccini che riescano ad adattarsi meglio a queste o a successive varianti".

"Potrebbero esserci più fallimenti vaccinali in relazione alle varianti, per questo l'Istituto Superiore di Sanità sta monitorando nel suo database tutti gli eventuali fallimenti per avere un quadro completo".

Per il momento quello che si sa è che i vaccini disponibili "sono efficaci sulla malattia, sulle infezioni sintomatiche, e non sappiamo quanto effettivamente proteggano dall'infezione senza sintomi". E questo quindi potrebbe creare problemi per la diffusione del virus, perché anche in assenza di sintomi, come è noto, è possibile contagiare il Covid-19.

"Per ora si stanno portando avanti degli studi al riguardo. Non sappiamo se i soggetti vaccinati possono portare la malattia, per questo bisogna sempre mantenere le precauzioni", ha aggiunto.

I test salivari possono sostituire i tamponi

Per quanto riguarda i test salivari, questi "potrebbero essere ottimi sostituti dei tamponi, i dati sembrano essere incoraggianti – ha spiegato D'Ancona – Mi auguro che presto queste metodologie diventino standardizzate e si possa procedere con i test salivari. Si potrebbe progressivamente passare a questo genere di test".