Le ricette del governo contro il caro benzina “sono solo propaganda”: l’economista Sapelli le smonta

Da quando è scoppiata la guerra in Iran, per gli italiani una delle conseguenze più visibili e immediate è stato l'aumento dei prezzi di benzina e gasolio al distributore. Su questo piano, governo Meloni per ora sembra intenzionato a intervenire con due mosse.
La prima è il meccanismo delle accise mobili, che di fatto porterebbe a un taglio delle accise di alcuni centesimi. Avrebbe dovuto arrivare già al Consiglio dei ministri di ieri, ma è saltato. La seconda è il contrasto (per ora non meglio precisato) a presunti casi di speculazione. In particolare, ci sarebbero due compagnie petrolifere non ancora identificate pubblicamente che avrebbero alzato i prezzi più della media e senza motivi chiari. Fanpage.it ha intervistato Giulio Sapelli, economista con un passato in vari consigli di amministrazione di grandi aziende pubbliche e private (tra cui Eni).
Professore, cosa pensa dell'ipotesi di attivare il meccanismo delle cosiddette accise mobili chiesta dall'opposizione e ventilata nei giorni scorsi dal governo?
Le accise mobili sono una risposta immediata agli aumenti, è vero, ma c'è una cosa che non si ricorda mai.
Cosa?
Che quello che si distribuisce alla pompa non è petrolio, è benzina. I governi dovrebbero chiarirlo, alle persone.
Dal punto di vista economico cosa cambia?
Che al prezzo del petrolio bisogna aggiungere quello della raffinazione. Una lavorazione che, per noi europei, è sempre più costoso.
Quindi cosa servirebbe?
Più raffinerie in Italia e in Europa. Molte di più. Invece le abbiamo distrutte con la legislazione green e adesso andiamo a raffinare in Africa o in alcuni Paesi orientali.

Insomma, pensa che l'intervento sulle accise non risolva il problema senza misure più strutturali?
Di fronte all'entità dei rischi che affrontiamo – la chiusura dello Stretto di Hormuz, ma non dimentichiamo un altro passaggio strategico come il Canale di Suez – l'intervento sulle accise mobili è una beffa, un gioco di specchi. Con tutto il rispetto per il governo, il problema vero è la raffinazione.
Pensa sia un bene allora che il provvedimento sulle accise mobili non sia arrivato al tavolo del Consiglio dei ministri di ieri, come era previsto?
Speriamo che sia stata una decisione di saggezza e finisca la demagogia.
Il governo, oltre che sulle accise, si è concentrato sul problema della speculazione…
La fermo subito. È un linguaggio del tutto sbagliato. Vogliono il libero mercato e poi parlano così? Se le imprese guadagnano fanno speculazione? Se le compagnie estraggono il petrolio, lo vendono a chi lo raffina e fanno soldi – tutto alla luce del sole – dov'è la speculazione?
Il governo ha deciso di convocare ogni settimana la Commissione di allerta rapida, una sorta di ‘task force' che vigilerà sui prezzi dei carburanti. Pochi giorni fa questa commissione ha detto che "due delle principali compagnie petrolifere" hanno alzato i prezzi più della media. Matteo Salvini ieri ha aggiunto che "c'è una speculazione in corso" e che "il problema è a monte, con alcune compagnie che sono molto veloci ad alzare i prezzi".
Questo non è assolutamente vero. Le compagnie petrolifere hanno tutto l'interesse a calmierare i prezzi, perché vogliono che la gente continui a consumare e non vogliono creare una disaffezione.
Ci si dimentica che il prezzo alla pompa non lo fa la compagnia petrolifera. Tra le compagnie e i distributori ci sono i concessionari. È il cosiddetto "ultimo miglio". Un tempo, quando c'era il monopolio su questo tipo di operazioni, i prezzi erano molto più bassi. Adesso c'è una miriade di operatori privati e questo ha fatto aumentare i prezzi. Se c'è da parlare di speculazione, bisogna che si rivolgano non alle compagnie petrolifere ma ai piccoli operatori.
Pensa che quindi un rischio di speculazione, effettivamente, ci sia?
Sto dicendo che è un discorso molto complicato, e che nessuno di questi signori sembra sapere davvero di cosa parla.
Si riferisce al governo?
Sì. Non fanno politica, ma propaganda. Convocare la commissione sui prezzi ogni settimana è una forma di propaganda. Benissimo, è legittimo che l'esecutivo lo faccia, come ogni governo. Basta sapere che non è così che si affronta il problema dei prezzi. Altrimenti, se si trattano compagnie petrolifere, raffinerie e concessionari come se fossero tutti la stessa cosa, non se ne capisce nulla.
Al di là delle risposte del governo italiano, in questo momento stiamo vedendo un rincaro del petrolio e del gas, e sappiamo che nel lungo periodo questo può portare a un ritorno dell'inflazione (con annesso aumento dei tassi di interesse). Quanto può peggiorare la situazione, secondo lei?
Molto, se guardiamo a un orizzonte temporale di mesi. Abbiamo parlato di energia, e un intervento utile sarebbe scollegare il prezzo dell'energia da quello del gas sul mercato olandese Ttf. Un legame assurdo.
Una cosa che molti sottovalutano, però, è che non si ferma solo il petrolio, ma anche il solfato. Che è importantissimo per antimicrobici, diserbanti, pesticidi, insomma materiali fondamentali per l'agricoltura mondiale, specialmente in Paesi asiatici e africani che hanno una regolamentazione meno rigida di quella europea. Perciò, a lungo andare la guerra ricadrà inevitabilmente sui prezzi alimentari. Tra qualche mese, quando arriveranno in Europa i raccolti importati da fuori.
In ogni caso, non saremo davvero fuori dal rischio rincari fino a quando la guerra non sarà terminata. E, personalmente, penso che terminerà quando si metterà fine al fondamentalismo iraniano. Abbiamo davanti a noi un futuro molto incerto.