
14 dicembre 2024: tenete a mente questa data.
È il giorno in cui, secondo la perizia delle procure di Roma e Napoli sul mio telefono, il mio telefono è stato attaccato con il software spia Graphite, prodotto dall’azienda israeliana Paragon Solutions e venduto solamente a trentatré governi democratici al mondo, tra cui quello italiano.
Lo ripetiamo: non c'è più alcun dubbio che io sia stato spiato con Paragon, dice la procura.
Dice, la perizia delle procure che stanno indagando sul caso, che io e i due attivisti di Mediterranea, Luca Casarini e Beppe Caccia, siamo stati attaccati la stessa notte, nell’ambito della stessa azione. Attenzione, però. Dice anche che dello spionaggio nei loro confronti c’è traccia nei server dell’AISI, i servizi segreti interni. Mentre, in quegli stessi server, non c’è traccia dello spionaggio nei miei confronti.
Tenete a mente pure questo: stesso spyware, stesso giorno, stessa azione. Ma per loro c’è un mandante, l'AISI, mentre per me no.
La procura dice che le indagini, su questo continueranno, e non possiamo che affidarci a loro.
Però al governo e al Parlamento vogliamo dire un po’ di cose.
Perché è da un anno, da quel 31 gennaio del 2025 in cui ho ricevuto da Whatsapp un messaggio che mi diceva che ero stato spiato, che chiedo chiarezza su questa vicenda.
Anzi, che chiediamo chiarezza.
Perché tra gli spiati, oltre a me, c’è Ciro Pellegrino, un altro giornalista di Fanpage. Anche lui destinatario di quel messaggio.
Anche lui con la prova in mano – certificata dai ricercatori canadesi di Citizen Labcertificata dai ricercatori canadesi di Citizen Labcertificata dai ricercatori canadesi di Citizen Lab – di essere stato spiato con Paragon.
Chiediamo chiarezza, dicevamo.
E non l’abbiamo avuta dal governo, che per un anno è stato zitto ogni volta che ha potuto.
E quando non è stato zitto, ha detto bugie.
E quando non ha detto bugie, ci ha irriso sui social.
E quando non è stato in silenzio, non ha detto bugie e non ci ha preso in giro, ha girato la frittata, accusandoci di essere noi gli accusatori e loro le vittime. Come ha fatto Giorgia Meloni nella conferenza stampa del 9 gennaio scorso. Quella in cui si era persa la domanda che avrei dovuto farle.
Quella chiarezza non l’abbiamo avuta nemmeno dal Parlamento e dal Copasir.
Con una relazione che non ha mai fatto chiarezza sul caso di Ciro Pellegrino.
Che ha seminato dubbi sull’attività di spionaggio nei miei confronti.
E che è stata usata dal governo per dire che il caso era chiuso, che nessuno mi aveva spiato.
Credetemi, non è momento facile per credere nello Stato e nella buonafede dei suoi servitori.
Ma noi ci crediamo comunque. E chiediamo, per l’ennesima volta, che sia fatta piena luce su questa vicenda.
Che ci dicano chi ci ha spiato il 14 dicembre del 2024 con Graphite, di Paragon Solutions.
Se sono stati i servizi, e sono stati cancellati gli accessi.
O se è stato qualcun altro, con gli accessi dei servizi.
O se è stato qualcun altro ancora, con gli accessi di chissà chi.
L’abbiamo già detto, lo ripetiamo: noi non smetteremo di chiedere, finché non arriveremo alla verità
Però, per farlo, abbiamo bisogno di voi.
Perché da quando quel messaggio sul telefono mio e di Ciro, a questo giornale è successo di tutto. E quando ti senti sotto attacco, come se fossi tu il problema, e non un cittadino che ha subito un torto, è difficilissimo continuare a fare bene il proprio lavoro.
Oggi, grazie alle procure di Roma e Napoli, abbiamo fatto un passettino in più verso la verità, ma col tuo aiuto e col tuo sostegno possiamo arrivarci davvero.